Tutto oro quel che luccica?

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Come già argomentato la scorsa settimana, i dati economici pubblicati di recente hanno rasserenato i mercati. I PMI manifatturieri ancora deficitari ma in fase di stabilizzazione, il miglioramento dei PMI dei servizi, il mercato del lavoro USA, sembrano per il momento smentire le ipotesi di avvitamento e favorire per converso quelle di un punto di flesso nella congiuntura globale.

La conseguenza, in termini di preferenze d’investimento, è stata un generale riposizionamento, sia in ambito obbligazionario (irripidimento delle curve, risalita delle parti medio-lunghe), sia in ambito azionario. Relativamente a quest’ultimo, la Fund Manager Survey di BofA Merrill Lynch ha confermato la nuova intonazione pro risk, testimoniata da tutti i parametri osservati: la liquidità dei gestori è sotto la media storica, l’esposizione all’azionario ai massimi da più di un anno, mentre l’interesse per il value supera di gran lunga quality e growth, classici sovrappesi di portafoglio.

Le modifiche al posizionamento hanno inevitabilmente coinvolto anche l’oro, “investimento simbolo” della fase precedente, caratterizzata da deterioramento dei dati, rischi geopolitici, politiche monetarie più lasche e rendimenti reali in picchiata. All’estremo opposto, l’attuale stabilizzazione dei dati, il possibile accordo fra USA e Cina, la pausa indicata dalla Fed e la risalita delle curve obbligazionarie ne fanno la vittima perfetta.

Questa nuova ‘linea di pensiero’ emerge anche dai flussi (fonte Bloomberg): da inizio anno la raccolta sui prodotti globali legati ai metalli preziosi è ancora positiva per 20 miliardi, ma solo nell’ultima settimana sono usciti dall’asset class circa 2 miliardi, in favore come prevedibile di azioni e credito. In assenza di novità dirompenti sui vari fronti aperti, analisi tecnica e flussi indicano una probabile continuazione del ritracciamento, favorito dal cosiddetto fenomeno del FOMO (Fear of missing out, paura di perdere il trend) che interessa l’azionario.

D’altro canto continuiamo a ritenere che l’investimento sui metalli preziosi abbia in portafoglio una propria valenza intrinseca, soprattutto in un frangente in cui i mercati rivedono al ribasso i rischi di mercato. Come sempre in questi casi, quando il posizionamento degli operatori diventa ‘ottimista’ aumentano anche le possibilità di delusione, e quindi di movimenti correttivi. Per i motivi sopra descritti, accanto ad un’esposizione orientata ad azioni e credito, veri beneficiari dello scenario attuale, l’oro rappresenta l’investimento d’elezione nel caso i rischi geopolitici, o quelli relativi ad un ciclo economico non ancora saldo, tornino improvvisamente alla ribalta.

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