Il puzzle dell’economia cinese

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C’è un ampio consenso tra gli economisti sul fatto che la riapertura dell’economia cinese sarà uno dei principali motori della crescita globale nei prossimi trimestri. Va detto, però, che gli ultimi dati cinesi mostrano che l’economia si sta riprendendo ma non tutti i settori ripartono alla stessa velocità. Inoltre, lo stimolo dei governi locali è il più delle volte alla base del processo di ripresa. I consumi interni e le importazioni sono ancora sottodimensionati. Questa è la parte mancante della ripresa cinese che è assolutamente necessaria affinché la crescita si diffonda in tutto il mondo.

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Recentemente, la Cina ha pubblicato statistiche commerciali impressionanti. A marzo, la crescita delle esportazioni è aumentata del 14,8% su base annua rispetto al meno 7% previsto. Il surplus commerciale mensile è stato di ben 88,2 miliardi di dollari: il quinto più alto mai registrato dal Paese, tanto più sorprendente dato che i surplus solitamente osservati a marzo sono generalmente più ridotti a causa degli effetti stagionali. 

Questo record è ancora più singolare se confrontiamo la performance della Cina con quella dei paesi vicini. Le esportazioni della Corea del Sud sono diminuite a due cifre nel primo trimestre e non è stata l’unica economia asiatica ad affrontare un inizio anno difficile, vedi le difficoltà riscontrate anche da Singapore.

Nel dettaglio, la crescita delle esportazioni cinesi è stata trainata principalmente da una forte domanda di veicoli elettrici (+122%), batterie agli ioni di Litio (+94%) e batterie solari (+23%). Sulla base di questi dati e della forte crescita del PIL del 4,5% nel primo trimestre, potremmo facilmente trarre la conclusione che l’economia cinese si sta riprendendo rapidamente, il che sarà vantaggioso per l’economia globale. L’esperienza ci dice poi che ci vogliono dai sei ai nove mesi perché la risalita della Cina si diffonda in tutto il mondo.

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Non è tutto così lineare, però. L’impennata delle esportazioni non è la conseguenza di un migliore contesto macroeconomico globale, ma frutto anche dei forti stimoli garantiti dal governo di Pechino. È noto, infatti, che la Cina dall’inizio dell’anno è preoccupata per la debolezza delle esportazioni ed il governo centrale ha chiesto ai governi locali di aiutare le imprese a stabilizzare le loro esportazioni. Questo è ciò che sta accadendo: la performance di marzo riflettono appunto queste sovvenzioni. 

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A breve termine, i governi locali possono continuare a sostenere la competitività degli esportatori ma di fatto prima o poi raggiungeranno il limite, in quanto sono comunque finanziariamente schiacciati. In definitiva, la crescita delle esportazioni, per essere considerata solida e vero traino per l’economia globale, deve provenire dal settore delle famiglie. Questo è, invece, attualmente il punto più debole dell’economia cinese. La maggior parte degli analisti, a seguito delle riaperture in Cina, si aspetta proprio un’impennata della domanda interna per guidare la crescita complessiva del PIL in modo sano. Ma finora è stato molto difficile trovare prove di forza relative all’aumento dei consumi. Il dato sull’inflazione di marzo (0,7% anno su anno) e il basso livello di utilizzo della capacità nel settore manifatturiero (74,3% nel primo trimestre, come mostrato dal grafico sottostante) non aiutano. 

È un problema per la Cina, ma anche per l’economia globale. La narrativa del mercato mainstream è che i prossimi mesi potrebbero essere accidentati, con gli Stati Uniti che potrebbero sperimentare una recessione in stile 1990, ma le prospettive miglioreranno dalla fine dell’anno grazie alla ripresa della Cina. 

Nei giorni scorsi molti analisti hanno mostrato fiducia in questa direzione, sottolineando la forte performance di crescita del PIL di Pechino nel primo trimestre. Non soffermiamoci troppo sull’effetto base legato alla riapertura dell’economia che distorce i dati. 

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Non è, infatti, l’aumento del PIL che guida la crescita nel resto del mondo che semmai è sostenuta dai dati sulle importazioni in aumento. 

Sfortunatamente, il quadro è meno positivo delle esportazioni con dato negativo a marzo a – 1,4% anno su anno. 

Un quadro, quindi è tutto da verificare. Prevediamo ancora una ripresa dei consumi cinesi quest’anno e siamo comunque convinti che le importazioni cresceranno. 

Ma ci vorrà sicuramente più tempo e sarà probabilmente molto più complesso di quanto il mercato si aspetti. 

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