La produzione industriale italiana torna a scendere in febbraio

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Il quadro

Il quadro manifatturiero resta incerto, ma potrebbe essere temporaneamente aiutato dal possibile impatto della sospensione di 90 giorni dei dazi americani annunciata ieri da Trump, qualora questa fosse confermata

Partenza debole per la produzione industriale nel 2025

I dati diffusi oggi dall’Istat segnalano che in febbraio la produzione industriale italiana destagionalizzata è calata dello 0,9% su gennaio, quando un forte rimbalzo della produzione aveva compensato la contrazione di dicembre. Come spesso accade nei mesi a cavallo dell’anno, la volatilità dei dati è amplificata dalla distribuzione delle festività. Utile quindi guardare alla media trimestrale, che smussa questo effetto. Ebbene, questa indica che nel trimestre dicembre-febbraio la produzione industriale è calata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Il livello della produzione a febbraio è ancora del 7 per cento inferiore rispetto i livelli pre-covid.

La scomposizione per grandi raggruppamenti di industrie evidenzia che a determinare il calo mensile della produzione sono beni di investimento, beni intermedi e beni di consumo; solo li comparto dell’energia registra una variazione mensile positiva.

Nessuna grande sorpresa dal dettaglio settoriale

Il dettaglio settoriale non segnala cambiamenti significativi. Variazione significativamente positiva per la produzione di energia elettrica (+19.4% su base annua) e, sul fronte opposto, conferme della debolezza nella fabbricazione dei mezzi di trasporto (-14.1%), nel tessile e abbigliamento (-12.9%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-9.7%). In termini congiunturali, da segnalare un miglioramento dalla filiera del settore delle costruzioni, gravato dal venir meno dell’effetto superbonus ma sorretto dagli investimenti infrastrutturali legati al PNRR.

La tregua di 90 giorni sui dazi potrebbe temporaneamente aiutare la produzione

Le prospettive per i prossimi mesi sono ovviamente condizionate da ciò che accadrà sul fronte dei dazi. Da questo punto di vista, la sospensione di 90 giorni dei dazi reciproci nei confronti dell’Europa annunciata ieri dal presidente Trump rappresenta certamente un elemento positivo, che dovrebbe (se confermato) contribuire a ridurre il livello di incertezza. Il quadro congiunturale resta tuttavia complicato, caratterizzato da una sostanziale stagnazione dell’economia. La recessione manifatturiera non è ancora non superata e le prospettive di breve termine restano altamente incerte. A marzo gli indicatori di fiducia delle imprese manifatturiere hanno dato segnali contrastanti, con l’indice di fiducia Istat in calo ed il PMI in lieve miglioramento, anche se ancora in territorio di contrazione. A pesare sul primo ancora una dinamica degli ordini insoddisfacente e un processo di riduzione delle scorte che stenta a materializzarsi. Difficile pensare che la recente volatilità di mercato non lasci qualche traccia nei comportamenti degli operatori. Tuttavia, la prospettiva di una tregua tariffaria di 90 giorni potrebbe portare con sé una temporanea ripresa delle esportazioni verso gli Stati Uniti, con possibili riflessi positivi sulla produzione, aiutata dal temporaneo calo dei costi dell’energia.

 

 

resta incerto, ma potrebbe essere temporaneamente aiutato dal possibile impatto della sospensione di 90 giorni dei dazi americani annunciata ieri da Trump, qualora questa fosse confermata

Partenza debole per la produzione industriale nel 2025

I dati diffusi oggi dall’Istat segnalano che in febbraio la produzione industriale italiana destagionalizzata è calata dello 0,9% su gennaio, quando un forte rimbalzo della produzione aveva compensato la contrazione di dicembre. Come spesso accade nei mesi a cavallo dell’anno, la volatilità dei dati è amplificata dalla distribuzione delle festività. Utile quindi guardare alla media trimestrale, che smussa questo effetto. Ebbene, questa indica che nel trimestre dicembre-febbraio la produzione industriale è calata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Il livello della produzione a febbraio è ancora del 7 per cento inferiore rispetto i livelli pre-covid.

La scomposizione per grandi raggruppamenti di industrie evidenzia che a determinare il calo mensile della produzione sono beni di investimento, beni intermedi e beni di consumo; solo li comparto dell’energia registra una variazione mensile positiva.

Nessuna grande sorpresa dal dettaglio settoriale

Il dettaglio settoriale non segnala cambiamenti significativi. Variazione significativamente positiva per la produzione di energia elettrica (+19.4% su base annua) e, sul fronte opposto, conferme della debolezza nella fabbricazione dei mezzi di trasporto (-14.1%), nel tessile e abbigliamento (-12.9%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-9.7%). In termini congiunturali, da segnalare un miglioramento dalla filiera del settore delle costruzioni, gravato dal venir meno dell’effetto superbonus ma sorretto dagli investimenti infrastrutturali legati al PNRR.

La tregua di 90 giorni sui dazi potrebbe temporaneamente aiutare la produzione

Le prospettive per i prossimi mesi sono ovviamente condizionate da ciò che accadrà sul fronte dei dazi. Da questo punto di vista, la sospensione di 90 giorni dei dazi reciproci nei confronti dell’Europa annunciata ieri dal presidente Trump rappresenta certamente un elemento positivo, che dovrebbe (se confermato) contribuire a ridurre il livello di incertezza. Il quadro congiunturale resta tuttavia complicato, caratterizzato da una sostanziale stagnazione dell’economia. La recessione manifatturiera non è ancora non superata e le prospettive di breve termine restano altamente incerte. A marzo gli indicatori di fiducia delle imprese manifatturiere hanno dato segnali contrastanti, con l’indice di fiducia Istat in calo ed il PMI in lieve miglioramento, anche se ancora in territorio di contrazione. A pesare sul primo ancora una dinamica degli ordini insoddisfacente e un processo di riduzione delle scorte che stenta a materializzarsi. Difficile pensare che la recente volatilità di mercato non lasci qualche traccia nei comportamenti degli operatori. Tuttavia, la prospettiva di una tregua tariffaria di 90 giorni potrebbe portare con sé una temporanea ripresa delle esportazioni verso gli Stati Uniti, con possibili riflessi positivi sulla produzione, aiutata dal temporaneo calo dei costi dell’energia.

 

 

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