Risparmio e incertezza. L’immobilismo si conferma anche in materia di pensione

Roberto Carli -

Risparmio e incertezza — 

di Roberto Carli

Gli italiani guardano al futuro con incertezza e insicurezza, tanto al Nord quanto al Sud. E il sentimento è più acceso nelle donne che negli uomini. Risparmiano poco e quel poco non lo investono (fino al 71% al Sud) con una marcata considerazione del risparmio come forma di tutela contro le spese impreviste, nel Sud e nelle Isole (55%) più che altrove (47% al Nord e 45% al Centro). E c’è chi, soprattutto donne (59%) e abitanti del Centro Italia (58%), al futuro associa anche preoccupazione e paura. Gli over 55 sono i più preoccupati per le tensioni internazionali tra Stati e i conflitti in corso (81%), la microcriminalità e la sicurezza (77%).

Sono i sentimenti degli italiani secondo le analisi di genere, età e area geografica della prima delle tre wave di ricerca previste dall’Osservatorio Look to the future di Athora Italia, realizzate in collaborazione con Nomisma, con le quali per tutto il 2025 la compagnia del ramo Vita continuerà a interpellare gli italiani in tema di previdenza, soluzioni assicurative, risparmio e investimenti.

L’importanza del risparmio per le famiglie italiane risulta pressoché invariata rispetto al passato.

Tuttavia nel Mezzogiorno aumenta la quota di chi riconosce al risparmio un’importanza maggiore di quella attribuita dai propri genitori (39% contro 34% del dato complessivo italiano). Rispetto alla generazione precedente, oggi risparmiare è più difficile soprattutto per gli abitanti del Centro Italia, con il 76% che la pensa così, contro il 64% del Nord e del Mezzogiorno.

E i più giovani? Sono ancora i più ottimisti: il 17% degli under 45 ritiene che la capacità di risparmio famigliare migliorerà nei prossimi 2-3 anni, quota che scende intorno al 10% per chi ha più di 45 anni. Inoltre, tra i più giovani il risparmio è visto come strumento di programmazione di spese importanti o economicamente consistenti in maniera più netta che negli altri gruppi: ad affermarlo è il 23% di chi ha meno di 44 anni, percentuale che supera di 8 punti i 45-54enni (15%) e di ben 13 punti i 55-70enni (10%).

Se gli uomini italiani vedono l’incertezza come emozione dominante (64%, vicino alla media nazionale del 66%), le donne si mostrano più preoccupate degli uomini (59% contro 46%). Uomini che invece trovano sia nel futuro della società che in quello personale più motivi di tranquillità. Tuttavia, in merito alla preoccupazione, le maggiori differenze tra i due gruppi si concentrano su stabilità del Governo (53% donne, 37% uomini), cambiamento climatico (78% donne, 66% uomini), aumento dei prezzi (88% donne e 77% uomini) e microcriminalità e sicurezza (75% donne e 66% uomini). Sul futuro personale le più intimorite sono ancora una volta le donne, chi ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni e gli abitanti di Sud e Isole.

A preoccupare le donne più che gli uomini sono l’incapacità della pensione pubblica di sostenere le spese familiari (lo dichiara il 74% delle donne, contro il 62% degli uomini) e lo stato di salute personale e dei familiari (preoccupazione comune al 64% delle rispondenti di genere femminile, contro il 52% degli uomini).

Dove gli italiani ripongono più fiducia? Gli uomini mostrano una maggiore fiducia rispetto alla capacità della pensione pubblica di rispondere – da sola – ai bisogni propri e della propria famiglia (24% vs 13% delle donne). Particolarmente sfiduciati nei confronti del sistema di previdenza pubblica i 45-54enni: solo il 13% crede che la previdenza pubblica possa rispondere pienamente alle esigenze future La pensione integrativa viene adottata per lo più nel Nord Italia (29% contro il 24% del Centro e il 13% di Sud e Isole). I più possibilisti sul fatto di accedere in futuro ad una simile soluzione sono il 27% degli under 55, contro il 13% di chi ha più di 55 anni.

L’immobilismo si conferma in materia di pensione. Le strategie di integrazione sono poco popolari nel Sud e nelle Isole: il 65% dei rispondenti meridionali dichiara di non essere interessato a sottoscrivere una pensione integrativa (contro il 54% del Nord e il 49% del Centro) e il 78% afferma di non voler fare investimenti finanziari per rendite future (contro il 67% del Nord e il 70% del Centro). Solo al Nord le pensioni integrative sono popolari, con il 29% dei rispondenti che dichiara di averne sottoscritta una. Se è vero che al Nord l’87% dichiara una situazione economica familiare almeno sufficiente, nel Mezzogiorno è marcata la quota di insoddisfatti per l’economia familiare: il 27% reputa la propria condizione insufficiente o pessima. Il vero divario tra le diverse zone d’Italia si presenta in relazione alla capacità di sostenere spese impreviste: il 59% e il 42% dei residenti nel Nord Italia dichiara di riuscire ad affrontare senza difficoltà spese impreviste rispettivamente di 800 euro e 1.500 euro: tali percentuali si riducono al 46% e al 22% al Centro e al 36% e al 20% al Sud e Isole (dove è addirittura il 42% ad affermare di non essere in grado di sostenere una spesa imprevista di 1.500 euro). In un contesto di incertezza e di educazione finanziaria già frammentata, un italiano su quattro affronterà la prossima scelta di investimento in modo autonomo, dato che sale al 31% riferito a Sud e Isole. Il 44% invece prenderebbe la decisione di come investire il proprio denaro a seguito di un confronto con il consulente bancario. Percentuale che sale al 51% tra i risparmiatori nel Nord Italia.

Dai dati dell’indagine emerge chiaramente il valore cruciale della consulenza finanziaria come strumento per orientarsi in decisioni di risparmio e investimento. Sebbene una parte significativa degli italiani si affidi al confronto con il consulente per gestire i propri investimenti, la tendenza a prendere decisioni in autonomia sottolinea una diffusa carenza di cultura finanziaria che permea trasversalmente le diverse fasce d’età della popolazione, il genere o la provenienza. Questa mancanza di alfabetizzazione finanziaria evidenzia la necessità di interventi educativi mirati a colmare questo divario conoscitivo e a promuovere una maggiore consapevolezza nella gestione dei risparmi delle famiglie italiane, al fine di affrontare con più strumenti e sicurezza le sfide del futuro

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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