Nvidia al test dei 92 miliardi: i conti diranno se la corsa all’AI si sta davvero allargando

Nvidia pubblicherà oggi, dopo la chiusura di Wall Street, i risultati del secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2027. L’appuntamento è atteso intorno alle 22.20 italiane, seguito alle 23 dalla conference call con analisti e investitori. Più che una normale trimestrale, sarà un esame sullo stato di salute dell’intero ciclo mondiale degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
La società aveva indicato ricavi per 91 miliardi di dollari, con una possibile oscillazione del 2%. Il mercato ha però alzato ulteriormente l’asticella: il consenso si colloca fra 92,18 e 92,3 miliardi, con un utile rettificato atteso di circa 2,09 dollari per azione. Il fatturato sarebbe quasi doppio rispetto ai 46,7 miliardi dello stesso trimestre dello scorso anno.
Il confronto con il trimestre precedente dà la misura dell’accelerazione. Tra febbraio e aprile Nvidia aveva registrato ricavi per 81,6 miliardi, in aumento dell’85% su base annua. Il solo comparto dei data center aveva generato 75,2 miliardi, pari a oltre il 92% del fatturato complessivo. I risultati odierni dovranno chiarire se questa dipendenza dai grandi centri di calcolo si stia riducendo grazie alla diffusione dell’AI nelle imprese, nell’industria, nei servizi pubblici e nei dispositivi periferici.
Una trimestrale in cui battere le stime potrebbe non bastare
La stampa finanziaria americana insiste soprattutto sull’altezza delle aspettative. Barron’s ricorda che, negli ultimi tre anni, i ricavi trimestrali di Nvidia sono cresciuti di circa dieci volte, l’utile netto è aumentato di oltre ventisette volte e il titolo ha guadagnato più del 360%. Numeri eccezionali che hanno però trasformato risultati straordinari nella normalità attesa dal mercato.
Per questo un semplice superamento del consenso potrebbe non essere sufficiente. Gli investitori guarderanno soprattutto alle previsioni per il trimestre in corso, per il quale gli analisti stimano ricavi intorno a 104,2 miliardi di dollari, in aumento dell’82,8% rispetto all’anno precedente. Sarà importante anche la tenuta del margine lordo, previsto vicino al 75%: una sua contrazione potrebbe segnalare costi più elevati, maggiore concorrenza o pressioni legate al passaggio fra diverse generazioni di processori.
MarketWatch ha sempre sottolineato come i recenti rialzi del titolo siano stati favoriti dalla conferma che la spesa degli hyperscaler rimane robusta e poggia sull’apprezzamento espresso da Elon Musk per la nuova architettura Vera Rubin, sulla quale SpaceX intende costruire i propri sistemi di calcolo. Il giornale osserva quindi che, almeno per ora, la domanda dei grandi clienti tecnologici non mostra segnali evidenti di cedimento.
Il Wall Street Journal, commentando precedenti risultati, aveva scritto che i record di Nvidia avevano contribuito ad attenuare i timori di una bolla dell’intelligenza artificiale. L’interrogativo torna però oggi in una forma più impegnativa: non basta più dimostrare che Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e pochi altri grandi gruppi continuano ad acquistare acceleratori. Occorre verificare se tali infrastrutture stiano producendo ricavi e applicazioni sufficienti a giustificare investimenti così elevati.
Il passaggio da Blackwell a Vera Rubin
Uno dei punti centrali sarà la transizione dalla piattaforma Blackwell alla nuova generazione Vera Rubin, le cui consegne dovrebbero iniziare in autunno. Secondo Morgan Stanley, citata da Reuters, Rubin potrebbe già contribuire per quasi 9 miliardi di dollari ai ricavi del terzo trimestre. La velocità della migrazione mostrerà se Nvidia riesca a mantenere il proprio vantaggio mentre AMD, Intel e gli stessi grandi operatori cloud sviluppano processori personalizzati, soprattutto per l’inferenza, cioè l’utilizzo operativo dei modelli già addestrati.
Resta inoltre il nodo della Cina. La previsione ufficiale di 91 miliardi non comprende ricavi da processori destinati ai data center cinesi, a causa delle restrizioni statunitensi alle esportazioni. Eventuali aperture normative rappresenterebbero quindi un potenziale vantaggio futuro; un ulteriore irrigidimento aumenterebbe invece la dipendenza dai clienti occidentali e dai progetti di “AI sovrana” finanziati da altri governi.
Il dubbio sui finanziamenti circolari
Il boom dell’AI sta assumendo dimensioni sempre più finanziarie. Reuters stima che nel 2026 la spesa dei grandi gruppi tecnologici per i data center possa superare 730 miliardi di dollari. Nvidia, inoltre, non si limita più a vendere processori: contribuisce a finanziare clienti, infrastrutture e disponibilità energetica.
Questa strategia sostiene la domanda, ma alimenta il dubbio che una parte della crescita possa dipendere da rapporti finanziari circolari. Secondo Reuters, Nvidia ha contribuito a organizzare 500 miliardi di finanziamenti per infrastrutture AI e ha garantito fino a 105 miliardi per sostenere un grande contratto di locazione di OpenAI relativo a un data center in Ohio. Jensen Huang sostiene che non si tratti di domanda artificiale, bensì dell’impiego della liquidità aziendale per accelerare la costruzione delle infrastrutture necessarie.
La nuova struttura di rendicontazione di Nvidia aiuterà a leggere meglio il fenomeno. La società distinguerà il business dei data center fra Hyperscale e ACIE, categoria che comprende cloud specializzati, industria e imprese, affiancandovi l’Edge Computing. Se la crescita apparirà distribuita fra queste componenti, si potrà parlare di un’effettiva espansione della domanda di intelligenza artificiale. Se invece resterà concentrata in pochi hyperscaler e in operatori sostenuti finanziariamente dalla stessa Nvidia, i dubbi sulla sostenibilità del ciclo saranno destinati ad aumentare.
La trimestrale, dunque, non dovrà soltanto confermare ricavi vicini ai 92 miliardi. Dovrà mostrare che l’intelligenza artificiale sta passando dalla costruzione delle infrastrutture alla produzione diffusa di valore economico. È su questo passaggio, più che sul semplice superamento delle stime, che Wall Street misurerà la solidità della nuova fase del boom.
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