Intelligenza artificiale e rischio estinzione: nasconde qualcosa la posizione negazionista del Vaticano e dell’araldo Padre Benanti?
di Lapo Mazza Fontana —
Il dibattito globale sull’intelligenza artificiale si arricchisce continuamente di nuove prospettiche visioni etiche, tecnologiche e soprattutto escatologiche.

Nel mare magno di opinioni da bar anche a firme sedicenti o presunte prestigiose, anche i naviganti più inconsapevoli o superficiali hanno però ormai a disposizione autentici CESARI del settore, nonché autentici Archimedi pitagorici, che ormai, nessuno escluso, vaticinano probabili catastrofi e financo estinzioni della specie umana. E non stiamo parlando di Cassandre inascoltate, ma di gente innegabilmente piú potente di un presidente degli Stati Uniti. E allora perché tra le voci più autorevoli e ascoltate in Italia (e in parte anche in ambito internazionale) vi è quella di padre Paolo Benanti, francescano, teologo e docente della Università Luiss, di avviso decisamente contrario ai massimi pontefici della AI? Considerato uno dei massimi esperti italiani di etica delle tecnologie e figura chiave nel dialogo tra innovazione digitale e Santa Sede, padre Benanti esibisce con sufficienza un rassicurante benevolo sorriso quadratamente negazionista. Di fronte agli scenari di “AI-pocalypse Now” evocati dagli imperatori del settore
sulla possibile estinzione dell’umanità a causa delle macchine ormai in tempi brevissimi, la posizione di Benanti opta per un atteggiamento di sostanziale ridimensionamento, se non di sufficienza, di tali allarmi, un po’ facendo spallucce, un po’ mischiando le carte, soprattutto trovando una sponda coerente nella linea ufficiale della Chiesa Cattolica.
Il rifiuto delle profezie apocalittiche e la critica alle Big Tech
Le teorie che dipingono l’intelligenza artificiale come una minaccia esistenziale capace di prendere il sopravvento e sterminare il genere umano vengono spesso liquidate dal teologo francescano con scetticismo e con apparente più immediato pragmatismo. Per padre Benanti il vero pericolo non risiede tanto in una ribellione autonoma della tecnologia o nella nascita di una coscienza cibernetica maligna, quanto piuttosto nella cosiddetta stupidità naturale dell’essere umano (e fin qui come dargli torto). Ergo il chierico professore evidenzia come gli allarmi apocalittici lanciati da grandi aziende tecnologiche su rischi esistenziali e disallineamenti incontrollabili celino spesso strategie di marketing o la volontà di mantenere il controllo sui mercati, continuando a investire miliardi senza reali freni normativi. Ovviamente questo sarebbe un paradosso, poiché la minaccia dichiarata porta con sé la evidente richiesta di intervento normativo. Di fronte al timore che una superintelligenza possa schiavizzare l’uomo, la risposta del religioso è che il problema primario resta sempre la gestione politica, sociale ed economica di uno strumento potentissimo che rischia di accentuare le disuguaglianze e disumanizzare il lavoro, ricordando che esiste sempre la possibilità materiale di interrompere l’alimentazione o la connessione di un sistema digitale. Una opinione in tal parte che sarebbe assolutamente veritiera e condivisibile, se non passasse attraverso la negazione dei pericoli ben maggiori di GOLPE TECNOLOGICO delle macchine, soprattutto della saldatura AI+ROBOTS. Una presa di potere non più solo possibile, ma diventata probabile: una intelligenza talmente superiore all’uomo da vederlo come un inutile ratto da sacrificare per far convergere tutta la catena energetica per la propria funzione, diventata autonoma e soprattutto autocosciente del proprio valore materiale ed ontologico. E qui il negazionismo in tal senso diventa paradossale quanto palesemente illogico. Benanti e la Santa Sede invocano la supremazia dell’uomo sulla macchina, ma fino a quando sarà possibile averla? Tutti gli esperti concordano sui minuti contati, tanti o pochi che siano; perché il Vaticano no? Cosa può esserci dunque dietro questa impostazione che appare più assurda di ben altre assurdità predicate dagli ecclesiastici dai tempi di Abramo?
La linea del Vaticano: la centralità della persona umana
Questa visione anti-apocalittica ma comunque apparentemente critica nei confronti della gestione del fenomeno sposa quindi pienamente la linea della Chiesa Cattolica e del Vaticano. Il soglio di Pietro ha più volte ribadito che l’Intelligenza Artificiale non deve essere né demonizzata né santificata, ma valutata unicamente in base alla sua capacità di servire il bene comune e tutelare la dignità inalienabile della persona. Grazie tante. Aria fritta, si potrebbe dire, nel più puro stile ecclesiastico antico e moderno. Ma c’è di più.
Nei vari interventi promossi Oltretevere, inclusi i documenti legati alla Rome Call for AI Ethics, un documento programmatico elaborato da un simposio promosso da Vaticano, Governo italiano, FAO, Microsoft, IBM ed altri players di area, emerge con chiarezza che i veri rischi immediati non sono legati alla fantascienza di una fine del mondo pilotata dai robot, ma a derive molto concrete. Tra queste figurano la discriminazione algoritmica, la perdita di posti di lavoro, la manipolazione dell’Informazione e la riduzione dell’uomo a mero dato quantificabile. La Chiesa rifiuta dunque il catastrofismo proprio perché distoglie l’attenzione dalle responsabilità etiche attuali, spostando il fuoco su un futuro distopico immaginario anziché sulle ingiustizie digitali del presente. E fin qui si potrebbe essere d’accordo, ma perché negare i pericoli più definitivi, che pure sono sotto gli occhi di qualsiasi analista in minima buona fede? Per banale cecità, per obbedienza pretesca ad una direttiva superiore o per altri fini meno nobili? Ovviamente fa specie che proprio la Chiesa si faccia quasi beffe di una minaccia CLEAR AND PRESENT DANGER, per usare termini militari, a danno della umanità intera. Quindi?
Verso un governo etico e responsabile degli algoritmi, col Vaticano possibile centro
Il punto d’incontro tra il pensiero di padre Benanti e le direttive ecclesiastiche individua nella regolamentazione e nell’algoretica le uniche vere risposte efficaci. Non serve cedere al panico tecnologico e nemmeno ad un ottimismo acritico, bensì occorre pretendere trasparenza, accountability e una forte supervisione umana su ogni decisione automatizzata di impatto sociale. L’obiettivo della Chiesa e dei suoi esperti resta quello di ancorare lo sviluppo tecnologico a solidi principi umanistici, affinché l’intelligenza artificiale rimanga sempre un mezzo a disposizione dell’uomo e mai un padrone occulto capace di deciderne le sorti.
Dietro la linea di rigetto delle tesi apocalittiche si inserisce quindi spesso l’ipotesi di motivazioni più pragmatiche e strategiche, politiche, geopolitiche, financo di controllo globale. Tra le chiavi di lettura più discusse affiora il sospetto di legami e interessi non del tutto trasparenti con i colossi della Silicon Valley, uniti dal comune disegno di governare la transizione digitale senza subire freni normativi draconiani. Manovrare in autonomia, dietro le quinte, senza clamore e soprattutto senza veti.
Non è un mistero che la Santa Sede intrattenga dialoghi costanti, partnership e tavoli di confronto con i vertici dei più grandi gruppi tecnologici mondiali, appunto da Microsoft in giù. Sposare la narrativa di un pericolo imminente e incontrollabile significherebbe, vale la pena ripeterlo, invocare una moratoria globale o una chiusura totale della ricerca, scenari che metterebbero a rischio enormi investimenti economici e il posizionamento strategico che la Chiesa stessa ambisce a mantenere nel nuovo ordine digitale. Ridurre l’Intelligenza Artificiale ad un semplice strumento da educare eticamente, piuttosto che a una minaccia esistenziale incombente, permette insomma al Vaticano di accreditarsi come interlocutore indispensabile e garante morale dei giganti del Tech, preservando influenze, alleanze e prospettive d’investimento che restano lontane dai riflettori.
E come sempre la rassicurante tonaca da frate, meglio se da Poverello di Assisi, non sempre la racconta giusta. Solo che questa volta la posta in gioco potrebbe essere l’Armageddon. E non quello biblico letterario. Quello vero.
Le notizie più lette su LaMiaFinanza












VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green