Energia nucleare in Italia pronta a tornare, nel 2040 solo quota limitata della produzione elettrica

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La notizia in sintesi

  • La Camera approva la delega sul nucleare: obiettivo 3,5% dei consumi elettrici entro il 2040.
  • Strategia centrata su reattori modulari Smr, tecnologia ancora senza diffusione commerciale di massa.
  • Investimenti stimati oltre 10 miliardi di euro, con possibili rialzi fino a 18 miliardi.
  • Italia resterà dipendente dall’estero per l’uranio, ma con scorte strategiche più gestibili.

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Nucleare in Italia, cosa prevede la delega approvata alla Camera

Il 4 giugno 2026 la Camera dei Deputati ha approvato la legge delega sul ritorno al nucleare proposta dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento, sostenuto dai partiti di maggioranza e da Azione, è stato bocciato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, mentre Italia Viva ha scelto l’astensione. L’obiettivo del Governo è arrivare a produrre in Italia, entro il 2040, circa il 3,5% dell’elettricità nazionale mediante impianti nucleari, in una fase storica in cui la sicurezza energetica e la riduzione delle emissioni sono tornate centrali nel dibattito europeo. La scelta risponde alla volontà di diversificare il mix elettrico, oggi dominato da gas e rinnovabili, facendo leva soprattutto su nuovi Small Modular Reactor (Smr), individuati come tecnologia chiave per un rientro graduale ma strutturale dell’atomo nel sistema energetico nazionale.

Obiettivo 3,5%: numeri, tempi e nodi industriali della strategia

Secondo i dati Terna, i consumi elettrici italiani superano attualmente i 300 TWh l’anno. Il 3,5% equivale a circa 10 TWh annui, producibili con una potenza installata di 1,5-2 GW: in termini pratici, uno-due reattori tradizionali di media taglia oppure circa 5 Smr. Dal punto di vista energetico, il traguardo è modesto, ma il vero discrimine riguarda la capacità di realizzare gli impianti nei tempi indicati.

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La tabella ipotizzata dal Governo prevede un primo reattore modulare in funzione intorno al 2035, seguito da ulteriori unità tra il 2036 e il 2040, con tempi di costruzione stimati in tre anni e mezzo per ogni Smr. Proprio la fase industriale rappresenta la variabile più critica: i reattori modulari sono progettati per ridurre complessità e ritardi, ma non esiste ancora una filiera globale consolidata in grado di garantire, con certezza, costi e scadenze così ambiziosi per un Paese che da decenni non gestisce centrali nucleari operative.

Smr, costi, dipendenza dall’uranio e rischi di slittamento al 2040

Gli Small Modular Reactor sono il fulcro della strategia italiana: dimensioni più contenute, progettazione standardizzata, possibilità di moduli incrementali. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra giudicano però il piano “troppo ottimistico”, perché fondato su una tecnologia che non ha ancora una diffusione commerciale di massa. L’esperienza internazionale conferma le criticità: in Francia, Finlandia e Stati Uniti, diversi progetti hanno registrato ritardi pluriennali e aumenti di budget rispetto alle stime iniziali, anche con tecnologie già mature.

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Le analisi internazionali collocano i costi dei nuovi impianti nucleari tra 5.000 e 9.000 dollari per kW installato. Applicando queste forchette ai 1,5-2 GW necessari, l’investimento per raggiungere il 3,5% potrebbe superare i 10 miliardi di euro e, negli scenari più complessi, avvicinarsi ai 15-18 miliardi. A ciò si aggiunge la costruzione ex novo di una filiera nazionale, oggi inesistente, per progettazione, cantieristica e gestione.

L’Italia non possiede miniere di uranio e dovrà importare il combustibile da Paesi produttori come Kazakistan, Canada, Australia, Namibia e Uzbekistan. Il nucleare ridurrebbe il volume di combustibile necessario rispetto al gas naturale, consentendo scorte di lungo periodo, ma non eliminerebbe la dipendenza energetica dall’estero, spostandola semplicemente su altre aree geopolitiche.

Scenari futuri: tra rinnovabili dominanti e rischio di costi fuori controllo

Nel 2040, anche in caso di pieno raggiungimento dell’obiettivo, il nucleare coprirebbe una quota limitata del mix elettrico nazionale, che resterebbe dominato da rinnovabili e infrastrutture già operative. L’incognita principale è industriale e politico-sociale: occorre creare una filiera in un Paese che ha abbandonato l’atomo dopo due referendum popolari, con inevitabili ostacoli autorizzativi e territoriale. Se investimenti, permessi e sviluppo tecnologico procederanno senza intoppi, il traguardo del 2040 sarà tecnicamente raggiungibile; in caso contrario è verosimile uno slittamento delle scadenze accompagnato da un aumento vertiginoso dei costi, in linea con quanto osservato nei maggiori progetti nucleari internazionali dell’ultimo ventennio.

FAQ

Quando potrebbe entrare in funzione il primo reattore nucleare Smr?

Secondo le ipotesi governative, il primo reattore modulare potrebbe entrare in funzione intorno al 2035, se autorizzazioni, investimenti e filiera industriale procederanno senza ritardi rilevanti.

Quanta elettricità produrrebbe il nucleare in Italia entro il 2040?

Entro il 2040 il nucleare potrebbe coprire circa il 3,5% dei consumi elettrici italiani, equivalenti a circa 10 TWh l’anno complessivi.

Quanto costerà realizzare gli impianti nucleari previsti dalla delega?

Le stime indicano investimenti complessivi superiori a 10 miliardi di euro, con scenari più onerosi che collocano i costi fino a 15-18 miliardi.

Il ritorno al nucleare ridurrà la dipendenza energetica dall’estero?

Solo in parte: l’Italia resterà dipendente dall’estero per l’uranio, pur potendo creare scorte strategiche più stabili e meno voluminose.

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La Redazione ha rielaborato con verifica e supervisione umana informazioni confrontate tra fonti ufficiali e stampa qualificata.

 

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Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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