Salute, sempre più americani si affidano agli influencer invece che ai medici
Per milioni di americani il primo consulto sulla salute non avviene più nello studio del medico, ma sui social network. Secondo una recente indagine del Pew Research Center, circa la metà degli adulti statunitensi con meno di 50 anni segue consigli su benessere e salute attraverso piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube, spesso imbattendosi nei contenuti in modo casuale piuttosto che cercandoli intenzionalmente.

Lo studio evidenzia che la maggior parte degli influencer della salute non possiede una formazione medica. Si tratta soprattutto di mamme, coach, imprenditori e persone che raccontano la propria esperienza personale con dimagrimento, malattie croniche o attività di caregiving, trasformandola in consigli rivolti a milioni di utenti. Le donne rappresentano circa i due terzi di questi creator e fanno leva soprattutto sulla propria esperienza familiare e genitoriale per costruire credibilità.

Il fenomeno è particolarmente diffuso tra afroamericani, ispanici, asiatici e cittadini privi di assicurazione sanitaria, categorie che storicamente incontrano maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari tradizionali.
Per gli esperti questa trasformazione rappresenta un’opportunità ma anche un rischio. «Dobbiamo raggiungere i pazienti dove si trovano e costruire fiducia anche negli spazi digitali», ha commentato su Fortune il dottor Alok Patel dello Stanford Children’s Hospital. Parallelamente cresce però la preoccupazione per la diffusione della disinformazione sanitaria: secondo precedenti analisi della testata americana, sette persone su dieci nel mondo credono ancora a falsi miti sulla salute e quasi la metà della Generazione Z preferisce seguire consigli di amici o social media piuttosto che quelli del proprio medico.
Il cambiamento riflette una più ampia crisi di fiducia verso la professione medica. I dati Gallup mostrano infatti che dal 2021 la fiducia degli americani nell’etica dei medici è diminuita di 14 punti percentuali, raggiungendo il livello più basso dalla metà degli anni Novanta. Nello stesso periodo è diminuita anche la quota di cittadini negli USA che giudica buona o eccellente la qualità complessiva dell’assistenza sanitaria ricevuta.





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