Il petrolio scende sotto gli 80 dollari sulle speranze di dialogo tra USA e Iran
Brusca correzione per il prezzo del petrolio sui mercati internazionali. Nella mattina del 3 agosto il WTI, riferimento del mercato statunitense, è sceso a 79,75 dollari al barile, in calo del 5,88%. Il Brent, benchmark internazionale, ha ceduto il 5,03% a 83,51 dollari. Si tratta della flessione più marcata delle ultime settimane.

Il movimento è legato principalmente all’annuncio del presidente statunitense Donald Trump sulla possibile ripresa dei negoziati con l’Iran, dopo giorni di minacce di una nuova offensiva contro Teheran. A questo si è aggiunta la decisione dell’Opec+ di aumentare ulteriormente la produzione, di 188 mila barili al giorno a partire da settembre, sesto incremento mensile consecutivo.
Il calo riporta i prezzi sui livelli di circa un mese fa, dopo che le tensioni in Medio Oriente avevano spinto il Brent fino a quota 98 dollari a fine luglio, il rialzo mensile più ampio da marzo. Nonostante la discesa odierna, i valori restano ancora circa il 20% sopra i livelli precedenti al conflitto, lontani comunque dal massimo dell’anno di 126,41 dollari toccato il 30 aprile.
L’impatto sui prezzi in Italia
Per l’economia italiana un petrolio meno caro può contribuire nel tempo a ridurre i costi di trasporto e produzione, oltre a moderare le pressioni sull’inflazione. Gli effetti sui prezzi pagati da famiglie e imprese, tuttavia, non sono immediati. Il 3 agosto la benzina self-service costava in media 1,999 euro al litro sulla rete stradale, il gasolio 2,097 euro, valori tra i più alti del 2026 e ancora sostanzialmente invariati rispetto ai giorni precedenti.
Il meccanismo di trasmissione dal greggio alla pompa è infatti asimmetrico: nell’arco di una settimana il barile ha perso quasi 9 dollari senza che i listini dei distributori ne abbiano ancora beneficiato in modo apprezzabile. Pesa inoltre la scadenza, il 3 luglio, dello sconto sulle accise introdotto a giugno e non rinnovato dal governo, che ha riportato la componente fiscale ai livelli ordinari indipendentemente dall’andamento del petrolio.
Secondo le stime più recenti, con i prezzi attuali gli automobilisti italiani spenderebbero in agosto circa un miliardo di euro in più rispetto allo stesso mese del 2025 per i rifornimenti di benzina e diesel. La situazione resta comunque sensibile alle evoluzioni diplomatiche tra Washington e Teheran e agli sviluppi nello Stretto di Hormuz.





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