Salute sistemica e One Health, verso una proposta condivisa fra prevenzione e ambiente
Il decimo incontro dell’Intergruppo parlamentare sulla Promozione della Salute Sistemica, svoltosi il 15 settembre 2026 a Palazzo Cenci, a Roma, ha segnato un ulteriore avanzamento nel confronto con l’Intergruppo parlamentare One Health. L’obiettivo è arrivare a un testo condiviso capace di collegare prevenzione, stili di vita, ambiente, salute animale e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

La convergenza fra i due intergruppi non è soltanto formale. La Promozione della Salute Sistemica parte dalla persona e considera la salute il risultato dell’interazione fra alimentazione, movimento, sonno, condizioni psicologiche, relazioni sociali, cultura e ambiente. L’approccio One Health amplia ulteriormente la prospettiva, riconoscendo l’interdipendenza fra salute umana, animale, vegetale ed equilibrio degli ecosistemi. L’Organizzazione mondiale della sanità ha posto questo principio alla base del piano d’azione sviluppato con FAO, UNEP e Organizzazione mondiale per la salute animale.
Dal principio generale a una possibile legge
Il lavoro parlamentare punta a trasformare questa impostazione in strumenti operativi. Nei precedenti incontri erano stati discussi la creazione del Promotore della Salute Sistemica, la definizione dei relativi percorsi formativi e la preparazione di documenti tecnici su antibiotico-resistenza, prevenzione cardiovascolare, cultura e benessere.
La figura del promotore dovrebbe operare prevalentemente nell’ambito educativo e sociale, aiutando cittadini e comunità ad adottare comportamenti favorevoli alla salute. Non dovrebbe formulare diagnosi, prescrivere terapie o sostituirsi a medici, psicologi, dietisti e altre professioni sanitarie regolamentate. Proprio la delimitazione delle competenze rappresenta uno dei passaggi più delicati: l’eventuale normativa dovrà indicare requisiti formativi, responsabilità, sistemi di accreditamento e confini professionali, evitando sovrapposizioni e attività prive di solide evidenze scientifiche.
Il percorso era già stato impostato nell’ottavo incontro, durante il quale la presidente dell’Intergruppo, senatrice Elena Murelli, aveva annunciato la necessità di armonizzare la proposta sulla salute sistemica con le iniziative dell’Intergruppo One Health prima del deposito parlamentare. In quell’occasione erano stati indicati come strumenti possibili profili professionali, percorsi formativi, dossier legislativi e policy paper.
Prevenire prima della malattia
Il punto politico centrale è il riequilibrio fra spesa destinata alla cura e investimenti nella prevenzione. Malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e numerose patologie respiratorie e oncologiche sono influenzate, in misura diversa, da fattori ambientali e comportamentali. Promuovere attività fisica, corretta alimentazione, qualità del sonno, riduzione di tabacco e alcol e gestione dello stress può diminuire il rischio, ma richiede politiche pubbliche coordinate: scuola, urbanistica, lavoro, trasporti, ambiente e cultura concorrono tutte alla salute.
Non si tratta di un’impostazione estranea alla programmazione italiana. Il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 ha già definito la salute come risultato dello sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente, adottando esplicitamente la prospettiva One Health. 2
Il nuovo testo potrebbe quindi offrire una cornice stabile per integrare interventi oggi distribuiti fra amministrazioni e livelli territoriali differenti. Per produrre effetti concreti dovrebbe però indicare risorse, responsabilità istituzionali, obiettivi misurabili e modalità di coordinamento fra Stato, Regioni, aziende sanitarie, scuole ed enti locali.
Ambiente, infezioni e antibiotico-resistenza
La collaborazione con l’Intergruppo One Health assume particolare rilevanza nel contrasto alle zoonosi e all’antimicrobico-resistenza. L’uso improprio degli antibiotici nella medicina umana e veterinaria, insieme alla loro dispersione nell’ambiente, favorisce la selezione di microrganismi resistenti. Nessuno di questi aspetti può essere affrontato efficacemente da un singolo settore.
Analogo ragionamento vale per arbovirosi, inquinamento, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare e perdita di biodiversità. L’Istituto superiore di sanità considera infatti One Health uno strumento essenziale per coordinare salute pubblica, sanità veterinaria e protezione ambientale, soprattutto di fronte a patogeni con potenziale epidemico.
La sfida dell’evidenza scientifica
L’ambizione dell’iniziativa è rilevante, ma il passaggio dalla visione alla norma richiede cautela. Espressioni come “salute sistemica”, “benessere globale” e “medicine tradizionali” devono essere tradotte in interventi verificabili, distinguendo le pratiche sostenute da prove scientifiche da quelle prive di efficacia dimostrata.
Il testo condiviso dovrà quindi prevedere valutazioni indipendenti, indicatori di risultato e monitoraggio degli effetti. Senza questi elementi, la salute sistemica rischierebbe di rimanere un principio suggestivo; con regole chiare, potrebbe invece diventare una politica di prevenzione capace di collegare sanità, ambiente e condizioni sociali. Il risultato del decimo incontro non è ancora una legge, ma un passaggio preparatorio verso una proposta bipartisan che dovrà successivamente affrontare deposito, assegnazione alle commissioni, emendamenti e voto parlamentare.
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