Israele senza maggioranza: Netanyahu resiste, ma i partiti arabi possono decidere il governo
Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 non consegnano, almeno per ora, un vincitore certo. Confermano però tre dati politici: la sorprendente capacità di resistenza di Benjamin Netanyahu, l’affermazione dell’opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot e il ritorno decisivo dei partiti arabi.

Con il 48,4% delle schede scrutinate, il blocco vicino a Netanyahu sarebbe accreditato di 55 seggi, quello riconducibile a Eisenkot di 50 e le formazioni arabe di 15. L’affluenza ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto da oltre vent’anni. Si tratta ancora di risultati parziali: lo scrutinio dei voti dei militari, dei diplomatici e degli elettori impossibilitati a recarsi nel proprio seggio potrebbe modificare la distribuzione finale.
Il dato politico più significativo è l’assenza, allo stato attuale, di una maggioranza autonoma. Alla Knesset servono almeno 61 seggi per governare: né il blocco nazionalista e religioso di Netanyahu né l’opposizione centrista sembrano in grado di raggiungerli senza ampliare il proprio perimetro.
Netanyahu resta in partita
Il Likud si conferma il primo partito nonostante il fallimento della sicurezza del 7 ottobre 2023, la guerra a Gaza, la questione degli ostaggi, il processo per corruzione e il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra e contro l’umanità.
Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.
Per il premier, il risultato dimostrerebbe che l’elettorato non intende abbandonare la destra durante una fase segnata dalle guerre regionali e dal confronto con l’Iran. Netanyahu ha chiesto la formazione di un «forte governo nazionale di destra», escludendo un esecutivo dipendente dai partiti arabi. Secondo Reuters in assenza di una coalizione alternativa potrebbe restare alla guida del governo come primo ministro uscente durante eventuali lunghe trattative.
Fox News interpreta il voto soprattutto come un referendum sulla responsabilità politica per il 7 ottobre: una parte dell’elettorato considera Netanyahu responsabile del fallimento, mentre un’altra continua a ritenerlo il leader più preparato a gestire la sicurezza nazionale.
La sorpresa dei partiti arabi
Le rilevazioni iniziali attribuivano alle liste arabe fino a 17-18 seggi; lo scrutinio parziale le colloca per ora intorno a 15. In entrambi i casi si tratta di una rappresentanza sufficiente a rendere queste forze determinanti.
Il Washington Post osserva che i partiti arabi potrebbero permettere la nascita di un governo Eisenkot senza necessariamente entrarvi. Le possibilità sono tre: una coalizione formale, considerata poco probabile; un sostegno esterno a un governo di minoranza; oppure l’astensione durante il voto di fiducia.
Axios definisce tuttavia questa soluzione teoricamente possibile ma politicamente difficile. Eisenkot ha costruito la propria candidatura sulla difesa del carattere «ebraico e democratico» dello Stato, sull’estensione del servizio militare e civile e sulla necessità di smantellare Hamas. Un’intesa organica con partiti arabi potrebbe quindi provocare tensioni all’interno della stessa opposizione.
Anche la CNN individua nel voto arabo l’“X factor” delle elezioni. La sua analisi sottolinea che una parte dell’opinione pubblica israeliana, pur desiderando la fine dell’era Netanyahu, potrebbe non accettare facilmente un governo dipendente dall’appoggio delle formazioni arabe.
Eisenkot tratterà?
Eisenkot ha finora evitato di promettere un’alleanza con le formazioni arabe. Ma, se i numeri definitivi confermassero lo stallo, dovrebbe scegliere tra tre strade: dialogare con loro, tentare di sottrarre partiti moderati al campo avversario oppure accettare il rischio di nuove elezioni.
La trattativa più realistica non riguarderebbe necessariamente ministeri o un ingresso nel governo. Potrebbe concentrarsi su un sostegno parlamentare limitato, in cambio di impegni riguardanti sicurezza delle comunità arabe, lotta alla criminalità, edilizia, infrastrutture, bilanci municipali e contrasto alle discriminazioni.
Il paradosso è evidente: le formazioni che Netanyahu presenta come incompatibili con il governo potrebbero diventare indispensabili per porre fine alla sua lunga stagione politica. Ma proprio questa dipendenza rappresenterebbe il punto più vulnerabile di un eventuale esecutivo Eisenkot.
La stampa statunitense converge quindi su una lettura: Netanyahu è indebolito, ma non sconfitto; Eisenkot dispone di una possibile maggioranza politica, ma non ancora di una coalizione; i partiti arabi hanno ottenuto il potere negoziale necessario per decidere chi governerà, senza avere ancora stabilito come utilizzarlo.
Le notizie più lette su LaMiaFinanza













VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green