Bare cinesi a basso costo, i produttori europei chiedono un’indagine Ue

La notizia in sintesi
- I produttori europei preparano una denuncia antidumping sulle bare importate dalla Cina.
- Il valore delle importazioni è salito da 16 milioni nel 2022 a 28 milioni nel 2025.
- Le segnalazioni riguardano prezzi, presunti sussidi, vernici e classificazione doganale dei prodotti smontati.
- Le accuse richiedono verifiche: non risulta annunciata l’apertura di un’indagine europea.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Bare cinesi, i produttori europei chiedono un’indagine antidumping
I produttori europei di bare stanno preparando una denuncia antidumping sulle importazioni dalla Cina, accusate di comprimere i prezzi e danneggiare le imprese del continente. Secondo le ricostruzioni pubblicate il 31 ottobre 2026 da Alessandro Ferro sul Giornale e Cecilia Dardana su Open, entrambe basate sul racconto di Politico, una delegazione ha incontrato a Bruxelles funzionari della Commissione europea per chiedere verifiche su possibili pratiche sleali. Il valore delle importazioni europee di cofani in legno dalla Cina è passato da 16 milioni di euro nel 2022 a 28 milioni nel 2025: l’obiettivo dei fabbricanti è accertare se dietro i prezzi ridotti vi siano distorsioni commerciali.
Costi, materiali e dogane: le contestazioni da verificare
Nell’interrogazione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia, produrre una bara costerebbe circa 260 euro in Italia e 80 euro in Cina, consentendo ai fornitori cinesi prezzi di vendita europei tra 100 e 110 euro. Il dossier attribuisce il divario a manodopera e legname meno costosi, ma anche a presunti aiuti pubblici e incentivi alle esportazioni, che richiedono accertamenti. I parlamentari denunciano inoltre l’impiego di vernici vietate nell’Unione, che durante la cremazione potrebbero liberare microparticelle cancerogene: si tratta di segnalazioni, non di violazioni accertate nelle fonti disponibili.
Un’altra contestazione riguarda cofani spediti smontati, dichiarati con codici doganali generici del legno o dell’arredamento e assemblati in Italia, rendendo potenzialmente più difficile ricostruire i flussi effettivi delle importazioni di prodotti finiti. Il consulente Folco Ciulli, coordinatore della denuncia, riferisce a Politico che i fabbricanti europei sarebbero scesi da circa 120 a 90 in cinque anni, ma La Stampa segnala l’assenza di conferme ufficiali. La richiesta di tutela commerciale poggia quindi su elementi economici e accuse specifiche che devono ancora essere documentati e valutati dalle autorità competenti.
La risposta europea dipende dalla documentazione del danno
Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič, rispondendo all’interrogazione del 2025, aveva invitato l’industria a rivolgersi all’Ufficio reclami dei servizi di difesa commerciale, precisando che la Commissione interviene quando sussistono le condizioni necessarie. Ai produttori spetta documentare il danno e il legame con le presunte pratiche distorsive, senza confondere prezzi inferiori e dumping accertato. Separato resta il controllo sulla conformità dei prodotti: l’applicazione nazionale delle norme europee compete agli Stati membri, come ricordato dallo stesso commissario.
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