The Power of Data indaga il valore economico dei dati personali

La notizia in sintesi
- The Power of Data esamina il valore economico dei dati personali e la concentrazione del potere digitale.
- L’esordio alla regia di Marco Milone è stato proiettato il 15 ottobre 2026 all’IEFF di Atene.
- Il documentario è stato realizzato da una sola persona con un budget inferiore a 1.000 euro.
- Dopo i festival, sono previste proiezioni non commerciali gratuite e diffusione online senza paywall né DRM.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
I dati personali come merce, le infrastrutture digitali come strumenti di concentrazione del potere. È il terreno su cui si muove The Power of Data, documentario-saggio di 19 minuti con cui il produttore Marco Milone esordisce alla regia. Il film ha avuto la prima proiezione festivaliera il 15 ottobre 2026, nella serata inaugurale della quarta edizione dell’International Experimental Film Festival di Atene, al BIOS Urban Culture Center. Al centro non c’è soltanto la sicurezza informatica, ma il funzionamento economico dei sistemi che raccolgono e utilizzano informazioni sulle persone.
Il riferimento è anzitutto il capitalismo della sorveglianza descritto da Shoshana Zuboff: i comportamenti diventano dati da estrarre, organizzare e vendere. A questa lettura si affianca quella di Frank Pasquale sull’opacità dei sistemi che regolano finanza, reputazione e ricerca. Il film affronta queste architetture attraverso immagini costruite, dalle reti alle infrastrutture rappresentate nella server farm, senza ricorrere a riprese documentarie.

Nella prospettiva proposta dal regista, la privacy riguarda il controllo sull’impiego delle informazioni, prima ancora della loro riservatezza. L’ecosistema dei data broker viene descritto come una struttura la cui scala rende impossibile una reale uscita individuale dalla raccolta dei dati. La questione, quindi, non si esaurisce nelle precauzioni adottate dal singolo utente.
Una sequenza rende esplicita la dimensione commerciale: sullo schermo compare un elenco di prezzi associati a diverse categorie di dati personali. La narrazione si interrompe e lascia spazio al silenzio. Il film non presenta quel listino come un dettaglio accessorio, ma come un passaggio per osservare le informazioni personali nella loro veste di beni scambiabili.
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Dal lavoro di produttore a un film sotto i mille euro
Milone arriva alla regia dopo un percorso nella produzione cinematografica. Tra i titoli a cui ha lavorato figurano Revengeance, di Bill Plympton e Jim Lujan, e La mafia non è più quella di una volta, di Franco Maresco, premiato con il Premio Speciale della Giuria alla Mostra di Venezia del 2019. Nel 2018 ha fondato a Torino la società di produzione Amateru.

Per questo esordio ha concentrato su di sé soggetto, regia, produzione e montaggio, mantenendo il budget complessivo sotto i 1.000 euro. Immagini, musica e voce hanno come materiali di partenza contenuti generati con strumenti di intelligenza artificiale; composizione, animazione e montaggio sono stati realizzati dal regista in DaVinci Resolve. La scelta mette il processo produttivo dentro la stessa economia tecnologica che il documentario sottopone a critica.
Il racconto attraversa anche le vulnerabilità dei dispositivi connessi. Nel 2016 circa mezzo milione di apparecchi, soprattutto videocamere di sorveglianza con password di fabbrica mai cambiate, furono incorporati in una botnet che rese indisponibili Twitter, Spotify e PayPal. È uno degli episodi storici utilizzati per collegare il funzionamento delle reti alle conseguenze sui servizi digitali.

L’impostazione evita di ricondurre tutto alle intenzioni di un singolo responsabile. L’oggetto dell’analisi è piuttosto l’architettura dei sistemi: come distribuiscono capacità di controllo, quali dipendenze producono e quanto spazio lasciano agli utenti. Diagrammi e animazioni geometriche sostituiscono interviste e protagonisti individuali.
La sezione sulla blockchain segue una traiettoria analoga. Alla promessa iniziale di decentralizzazione il film contrappone una configurazione concentrata in pochi mining pool, con gli stessi fondi di venture capital presenti da entrambe le parti. Il riferimento teorico è anche la critica di Evgeny Morozov all’idea che strumenti digitali possano, da soli, risolvere problemi sociali complessi.
Un altro passaggio riguarda l’onion routing e l’ambivalenza dell’infrastruttura: la protezione dell’identità può servire tanto alla comunicazione dei dissidenti quanto alle attività dei mercati illeciti. Il film accosta questi impieghi senza trattarli come tecnologie separate.

La stessa infrastruttura viene infatti presentata come protezione per Narges Mohammadi nelle comunicazioni da un carcere iraniano e come strumento per mercati che vendono identità complete a meno di mille dollari. Il prezzo delle informazioni torna così dentro un confronto fra libertà, sicurezza e sfruttamento commerciale.
Da qui nasce una distinzione fra chi consulta contenuti e chi prende pubblicamente la parola. Marco Milone, regista e produttore del film, la formula così:
«C’è poi la privacy, che spesso confondiamo con la necessità di nascondere qualcosa. Per me significa soprattutto conservare la possibilità di decidere quali informazioni rivelare, a chi e per quali scopi. E c’è una distinzione che mi interessa particolarmente: quella fra l’anonimato di chi naviga, legge e cerca informazioni e quello di chi le pubblica e le diffonde. Sono situazioni che pongono problemi diversi di libertà, responsabilità e controllo, ma che spesso riconduciamo a un’unica questione di privacy.»

La distribuzione fuori dalla logica del profitto
Anche la circolazione del documentario segue una scelta economica esplicita. Non ci sono distributore né agente di vendita. Il percorso festivaliero proseguirà fino al 2027 e il film rimarrà offline durante questa fase. Ha già ottenuto una Honorable Mention alla settima edizione del Luminous Frames Film Festival.
Milone collega direttamente il budget contenuto alla destinazione dell’opera:
«Il film non è pensato per ricavarne un profitto, ma per condividere una riflessione: anche per questo è stato realizzato con meno di mille euro. Dopo il percorso festivaliero sarà messo gratuitamente a disposizione di università, associazioni e organizzazioni interessate a proiettarlo e discuterne, e poi reso liberamente accessibile online, senza paywall né DRM. Una proiezione davanti a poche decine di persone, seguita da una discussione, può avere un valore culturale maggiore di migliaia di visualizzazioni distratte.»

Le tappe successive saranno dunque le proiezioni comunitarie non commerciali e, dopo il loro avvio, l’accesso libero sul web. Una modalità di distribuzione coerente con il tema del film: discutere il valore economico delle informazioni senza fare dell’accesso a quella discussione una fonte di ricavo.
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