Brotti, siamo tutti un po’ rotti: Manuela Zero ci racconta la bellezza di chi non è perfetto

-

di Jo D’Ambrosio —

L'impresa potenziata - evento Datamoney 25 novembre 2026, iscriviti, ingresso gratuito + 2 biglietti concerto in regalo

Dietro ogni imperfezione c’è una storia. E dietro ogni storia, una persona che chiede soltanto di essere vista, ascoltata e rispettata. Con “Brotti”, Manuela Zero trasforma le fragilità in arte. E con “Diritti per Brotti” porta questo messaggio ancora più lontano.

Che cosa significa essere brutti? E soprattutto, chi decide che cosa è bello e che cosa non lo è? 

Forse basta uno sguardo, una parola sbagliata, un giudizio pronunciato con troppa leggerezza per sentirsi fuori posto. Perché non sempre le ferite si vedono sul viso: alcune si nascondono dietro un sorriso, altre dentro silenzi che nessuno prova ad ascoltare.

È da qui che bisogna partire per comprendere Brotti, un universo artistico che nasce dall’incontro tra due parole: brutti e rotti. Due definizioni che, nella vita di tutti i giorni, possono diventare etichette, pregiudizi, perfino condanne. Ma che, attraverso la sensibilità artistica di Manuela Zero e Davide Santi, cambiano significato e si trasformano in qualcosa di profondamente umano.

Non perdere le notizie che contano

Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.

Offerte imperdibili dai partner di lamiafinanza

Perché essere “brotti” non significa necessariamente avere un difetto da mostrare. Significa, piuttosto, portarsi addosso una fragilità, una ferita, una diversità che il mondo, troppo spesso, non sa accogliere. Significa sentirsi giudicati prima ancora di essere conosciuti.

Eppure, è proprio lì, in quelle crepe che cerchiamo di nascondere, che può nascondersi la parte più autentica di noi.

Manuela Zero e il coraggio di raccontare chi resta ai margini

Con Brotti, ideato da Manuela Zero e Davide Santi e prodotto da Daniele Lizambri, la musica, il teatro e la narrazione diventano strumenti per raccontare personaggi lontani da qualsiasi ideale di perfezione. Persone imperfette, ferite, fuori dagli schemi, ma capaci di restituirci uno specchio nel quale, prima o poi, finiamo per riconoscerci.

Il progetto ha conquistato un pubblico significativo anche attraverso i social network, da Instagram a TikTok e Facebook, con video che hanno superato il milione di visualizzazioni e altri che hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone.

Numeri importanti, certo. Ma la vera misura del successo di Brotti non si trova soltanto nelle visualizzazioni. Si trova nelle reazioni di chi guarda, nei commenti di chi si riconosce in quei personaggi, nelle storie personali che emergono e nella sensazione, forse rara, di non essere gli unici a sentirsi sbagliati.

Perché a volte abbiamo bisogno di qualcuno che ci racconti una storia per trovare il coraggio di raccontare la nostra.

Ed è qui che il lavoro di Manuela Zero acquista un significato particolare: dare voce a chi spesso non ne ha, mettere al centro chi viene lasciato ai margini, ricordarci che dietro ogni diversità non c’è un problema da correggere, ma una persona da comprendere.

Il teatro, in questo percorso, non è soltanto un palcoscenico sul quale interpretare un personaggio. È uno spazio in cui le fragilità possono mostrarsi senza chiedere scusa, dove la diversità smette di essere una colpa e diventa parte della nostra comune esperienza umana.

Da “Brotti” a “Diritti per Brotti”: quando l’arte diventa impegno civile

Ma il progetto non si ferma allo spettacolo e alla narrazione artistica. Da questo universo prende forma anche “Diritti per Brotti”, un’iniziativa culturale, artistica ed educativa che mette in dialogo l’arte di Manuela Zero e Davide Santi con le competenze giuridiche degli avvocati Daniela Vita e Francesco Miraglia.

L’obiettivo è ambizioso quanto necessario: portare la cultura dei diritti fuori dal linguaggio tecnico, trasformandola in storie comprensibili, vicine alla vita quotidiana e capaci di parlare alle coscienze.

Perché conoscere i propri diritti non dovrebbe essere un privilegio di pochi, né una questione riservata agli addetti ai lavori. Dovrebbe essere una consapevolezza condivisa, soprattutto quando si parla di persone fragili, minori, disabilità, discriminazioni e tutela della dignità umana.

L’idea è semplice, ma potente: usare l’arte per arrivare dove, a volte, le parole della legge da sole non riescono ad arrivare.

Musiche e testi saranno scritti da Manuela Zero e Davide Santi, con Manuela interprete e Davide alla regia. Il contributo giuridico e sociale di Daniela Vita e Francesco Miraglia accompagnerà lo sviluppo dei contenuti, affinché ogni storia possa unire emozione, informazione e consapevolezza.

Il progetto si svilupperà anche attraverso un format teatrale, iniziative editoriali e percorsi educativi nelle scuole, con il coinvolgimento degli studenti in un concorso poetico dedicato ai diritti. Il giovane autore del componimento vincitore potrà partecipare alla realizzazione di un contenuto del progetto, diventando protagonista di un percorso che unisce creatività e responsabilità sociale.

Non si tratta, dunque, soltanto di raccontare chi è diverso. Si tratta di imparare a guardarlo senza pregiudizi, riconoscendo che nessuna condizione personale può cancellare la dignità di un essere umano.

Perché prima di ogni etichetta viene la persona. Prima della fragilità, la persona. Prima del giudizio, ancora una volta, la persona.

Paolo Borzacchiello, Usa il cervello, mercoledì 11 novembre 2026 ore 20.30 a Lugano: acquista il biglietto su biglietteria.ch

I Brotti siamo proprio noi

E allora torniamo alla domanda iniziale: chi sono davvero i Brotti?

Forse sono quelli che abbiamo imparato a giudicare senza conoscere. Quelli che non corrispondono ai modelli imposti dalla società. Quelli che hanno una ferita che non sanno raccontare, una paura che non riescono a confessare, una diversità che li costringe ogni giorno a difendersi dagli sguardi degli altri.

Ma forse, se smettessimo per un momento di puntare il dito, scopriremmo che i Brotti siamo un po’ tutti.

Siamo noi quando fingiamo di stare bene. Quando nascondiamo le nostre insicurezze per paura di sembrare deboli. Quando cerchiamo di essere perfetti per sentirci accettati. E siamo Brotti, soprattutto, quando giudichiamo gli altri per non dover fare i conti con le nostre stesse imperfezioni.

Viviamo in un tempo in cui l’immagine sembra valere più della sostanza, in cui mostriamo sui social una versione impeccabile di noi stessi mentre, lontano dagli schermi, facciamo i conti con fragilità e solitudini. Un tempo in cui è facilissimo esprimere un giudizio e molto più difficile provare a comprendere.

Ecco perché Brotti non è soltanto uno spettacolo, né semplicemente un progetto artistico. È un invito a guardarci dentro, a riconoscere le nostre crepe e a smettere di considerare la perfezione come l’unica forma possibile di bellezza.

Forse non possiamo impedire al mondo di giudicare. Possiamo, però, scegliere da che parte stare: da quella di chi alimenta il pregiudizio o da quella di chi prova a comprendere.

Perché non è la fragilità a renderci meno umani. È la mancanza di empatia che rischia di farci dimenticare quanto lo siamo.

E se davvero siamo tutti un po’ Brotti, allora forse la domanda giusta non è come smettere di esserlo. La domanda è: siamo ancora capaci di riconoscere la bellezza in qualcuno che non ci somiglia?

Cinque domande a Manuela Zero

01. Manuela, partiamo dal nome: “Brotti”, brutti e rotti. Quando nasce l’esigenza di raccontare personaggi così fragili e lontani dall’idea di perfezione che la società ci impone? C’è qualcosa di te in loro?

Brotti, “Brutti e Rotti”, nasce da uno sguardo maturato nel tempo insieme a Davide Santi. Ci siamo guardati intorno e ci siamo chiesti che cosa volessimo raccontare, quali fossero le storie davvero importanti da portare all’attenzione delle persone.

Ti racconto un aneddoto che per me è molto significativo. Una volta, in metropolitana, ho incontrato una persona con una gamba di legno. Era entrata nel vagone e faceva fatica a trovare il modo di sedersi. A un certo punto i nostri sguardi si sono incrociati: lui provava a sistemarsi, finché è riuscito a sedersi, un po’ storto. Ci siamo guardati e ci siamo sorrisi. Da quell’incontro è nata, in qualche modo, l’idea di raccontare questo posto nel mondo che si può ritrovare anche attraverso la propria stortura, nonostante il dolore e le parti rotte che ognuno di noi porta dentro.

I Brotti partono proprio da questo: ritrovare un posto nel mondo senza fingere di non essere rotti. Senza vergognarsi del proprio dolore, senza nasconderlo e senza sentirsi in difetto. È proprio attraverso questa consapevolezza che possiamo ritrovare una casa, un posto a cui appartenere.

Credo che il progetto funzioni così tanto perché il suo messaggio è universale: tutti vorrebbero poter vivere senza vergognarsi delle proprie fragilità. Il dolore, in fondo, attraversa l’umanità e ci rende tutti uguali. A chi non è capitato di soffrire o di attraversare momenti difficili?

Naturalmente, dentro di me ci sono tante cose “brotte”. Tutto parte dalla mia famiglia, dalle mie origini e dalle mie radici. Vengo da un posto di mare, come sai, e negli occhi di mia madre e di mio padre ho sempre visto questa grande voglia di vivere, questo desiderio di cercare, nonostante il dolore, un posto nel mondo che possa essere comunque bello.

02. I tuoi personaggi fanno sorridere, emozionano e, a volte, fanno male proprio perché ci costringono a riconoscerci in loro. Qual è la storia o la fragilità che più ti ha messo in difficoltà nell’interpretarli?

La cosa che mi mette maggiormente in difficoltà è quando i Brotti incontrano storie di vita particolarmente intense e dolorose. Il progetto si basa sul realismo magico, che costruiamo attraverso le storie delle persone, la fantasia che aggiungiamo, la musica e il nostro modo di raccontare.

Ci sono situazioni, però, che ti mettono inevitabilmente a confronto con una realtà molto più complessa. Penso, per esempio, ai bambini affetti da malattie rare o alle associazioni di genitori che vivono esperienze estremamente difficili. Quando i Brotti incontrano da vicino queste persone e le loro storie, per me diventa molto più complicato. Confrontarmi direttamente con il dolore degli altri è qualcosa che mi mette profondamente in difficoltà.

Quando invece creo i personaggi insieme a Davide, partendo anche da storie vere ma trasformandole attraverso una dimensione più magica e surreale, il lavoro è sicuramente più divertente. Quando la realtà entra in maniera così diretta nel progetto, tutto diventa più doloroso e delicato da affrontare.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Devo dire che, da quando lavoro a Brotti, anche il mio sguardo sul mondo è cambiato parecchio. Sono cambiata tantissimo attraverso questo progetto.

03. Da “Brotti” nasce “Diritti per Brotti”, un progetto che unisce arte, teatro e tutela dei diritti. Quanto può arrivare al cuore delle persone una storia, anche quando affronta temi delicati come la discriminazione, la disabilità o la fragilità, più di una semplice lezione teorica?

Quando Daniela ci ha parlato di “Diritti per Brotti”, abbiamo capito subito che poteva nascere qualcosa di importante. Ci è sembrata l’occasione per affrontare un tema fondamentale come quello dei diritti, rendendolo accessibile a tantissime persone attraverso un linguaggio più semplice, diretto ed emotivo.

Per me, Davide e il nostro produttore Daniele Lizambri, rappresentava anche la possibilità di raccontare contenuti specifici, avvalendoci delle competenze di due avvocati che potessero aiutarci a costruire informazioni concrete e utili per le persone.

Una delle cose che ci ha colpito maggiormente è che, sul nostro profilo, tantissimi utenti commentano i contenuti, raccontano le proprie esperienze e spesso chiedono aiuto o pongono domande. Quando ci occupiamo delle storie dei Brotti, parliamo soprattutto al cuore e all’emotività. Ma poi, riconoscendosi in quei personaggi, le persone hanno bisogno anche di capire come affrontare concretamente un problema e quali possibilità abbiano per risolverlo.

“Diritti per Brotti” vuole essere proprio una risposta a queste esigenze: raccontare alle persone quali sono i loro diritti. Che si parli di violenza di genere, disabilità o fragilità, ogni contenuto permetterà di riconoscersi nella dimensione emotiva del personaggio che racconta la propria storia, ma anche di trovare informazioni e risposte concrete.

L’idea è quindi quella di unire due aspetti: da una parte l’emozione, dall’altra la conoscenza dei propri diritti e degli strumenti per tutelarli. Per noi è una grandissima opportunità e un’evoluzione molto importante del progetto.

04. I vostri video hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone, in alcuni casi superando il milione di visualizzazioni. Qual è stata la reazione del pubblico che ti ha colpita di più? C’è un messaggio ricevuto da qualcuno che ti ha fatto capire quanto “Brotti” fosse necessario?

C’è stato un momento preciso in cui ho capito che stava succedendo qualcosa di davvero importante. Una madre mi ha raccontato che sua figlia, dopo aver visto un video di Brotti, aveva deciso di entrare in comunità. In quel momento ho capito che il progetto poteva arrivare al cuore delle persone e, soprattutto, produrre qualcosa di concreto nella loro vita.

Ricevo centinaia e centinaia di lettere da persone che mi raccontano come Brotti sia riuscito a smuovere qualcosa dentro di loro. Si va dalle piccole cose, come trovare la forza di alzarsi la mattina e affrontare la giornata con maggiore serenità, a quelle più grandi: aiutare i ragazzi a comprendere come affrontare il dolore e a riconoscere la bellezza della vita, nonostante tutto.

Brotti può diventare un’ispirazione per tante persone, ma non è un progetto legato al talento o alla performance. È un progetto che parla di umanità. La sua ispirazione è un’ispirazione di vita, un modo diverso di guardare e affrontare l’esistenza. Essere Brotti significa potersi permettere di essere rotti, semplicemente esseri umani.

Mi arrivano tantissime storie: ragazze che decidono di allontanarsi da relazioni tossiche, madri che mi raccontano le proprie difficoltà, persone che trovano nei nostri personaggi un modo per riconoscersi e sentirsi meno sole.

Poi c’è la grande famiglia che si è creata intorno al progetto. Quando le persone vengono a teatro, si percepisce un legame speciale: sono persone che magari non si conoscono, ma che condividono qualcosa di profondo. Per questo abbiamo deciso, nel tempo, di organizzare anche degli incontri, affinché possano guardarsi negli occhi, riconoscersi e sentirsi parte della stessa comunità. Persone che si comprendono e diventano più disponibili ad abbracciarsi.

È meraviglioso quello che è successo attraverso i social. Era una delle cose che temevo maggiormente, mentre oggi è diventata una delle esperienze che mi restituiscono più amore. Perché Brotti, sui social, non è fuffa, non è una questione di like o visualizzazioni: è partecipazione.

05. Ti faccio una domanda un po’ scomoda: in una società ossessionata dall’apparire, dai modelli di perfezione e dal giudizio degli altri, non siamo forse tutti un po’ Brotti? E se potessi lasciare al pubblico un solo messaggio dopo lo spettacolo, quale vorresti che portasse con sé tornando a casa?

Io e Davide abbiamo deciso di scrivere Brotti proprio perché siamo convinti che siamo tutti un po’ Brotti. E meno male! Non lo dico come una sfortuna, ma come qualcosa di positivo. Essere Brotti ti dà la possibilità di accettare la vita così come viene, di lasciarti andare e, soprattutto, di bastare a te stesso.

Il messaggio arriva attraverso lo spettacolo. Io sono soltanto un mezzo che racconta questi personaggi e questa umanità. Non c’è qualcosa che, come Manuela Zero, vorrei necessariamente insegnare alle persone. Non sono nessuno, non ho risposte: mi faccio mille domande e sono anch’io alla continua ricerca di qualcosa che possa aiutarmi a capire.

In realtà, il messaggio è Brotti stesso. È quel mondo poetico che abbiamo creato insieme a Davide, un invito a vivere la propria vita lasciandosi andare, come nelle mani del vento, e continuando a cercare la bellezza nonostante tutto.

La vita è un tuffo esagerato nelle mani del vento e vale la pena viverla. Ma vale la pena viverla anche con il proprio dolore, senza nascondersi, senza sentirsi obbligati a essere sempre all’altezza, sempre perfetti, sempre in performance.

Vale la pena essere Brotti. E devo dirti che, da quando io e Davide abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto, mi sento proprio meglio.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Le notizie più lette su LaMiaFinanza

#1
LMF PREVIDENZA
Pensioni 2027, la manovra cambia la rivalutazione: quanto aumenteranno gli assegni da gennaio fascia per fascia
di Caterina Chiarelli • 2 nov
#2
FINANZA
Forfettari, la manovra punta ad alzare la soglia della flat tax a 115 mila euro
di Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭 • 1 nov
#3
LMF PREVIDENZA
Tredicesima 2026 dei pensionati, si paga martedì 1° dicembre: quanto arriva e chi prende anche il bonus da 154,94 euro
di Caterina Chiarelli • 28 ott
#4
NEWS
Bonus casa 2027: confermate le agevolazioni ristrutturazioni al 50% e bonus mobili da 5mila euro. A rischio Eco bonus
di Carolina Bergamaschi • 2 nov
#5
LMF PREVIDENZA
Bonus 300 euro agli over 75 con pensione fino a 28mila euro: chi ha diritto e come funziona il buono della manovra 2027
di Caterina Chiarelli • 30 ott
Le altre notizie più lette
Datamoney✨ Classifica generata dalla Agentic AI (REDAZIONE AI) di Datamoney.ch