Manovra 2027, quasi 200 milioni del fondo nidi ai territori sopra il 33%

La notizia in sintesi
- Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede risorse per i nidi oltre il 33% di copertura.
- Il trasferimento dal Fondo equità livello dei servizi sfiorerebbe 200 milioni: l’importo non è ancora definitivo.
- Il livello essenziale italiano è fissato al 33%, mentre l’obiettivo europeo al 2030 è il 45%.
- La redistribuzione potrebbe penalizzare il recupero dei territori con meno servizi per l’infanzia.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Asili nido, la Bilancio 2027 sposta risorse verso i servizi oltre soglia
Il disegno di legge di Bilancio 2027 presentato dal governo prevede, all’articolo 121, di trasferire risorse del Fondo equità livello dei servizi ai territori con una copertura degli asili nido superiore al 33%. La misura interessa i comuni italiani e viene motivata dalla diminuzione dei bambini, che ridurrebbe le risorse necessarie a finanziare il livello essenziale delle prestazioni. L’importo del trasferimento sfiorerebbe i 200 milioni di euro, ma la cifra non è ancora definitiva.
Il nodo è distributivo: finanziare i servizi oltre soglia, anziché destinare quelle disponibilità al recupero delle aree meno servite, rischia di consolidare i divari territoriali nell’accesso ai nidi.
Livelli essenziali e fondi: perché la redistribuzione è controversa
Dal 1° gennaio 2022, il livello essenziale per gli asili nido è fissato al 33% della popolazione tra 3 e 36 mesi, da raggiungere gradualmente in tutti i comuni entro il 2027. Per quell’anno, il finanziamento dedicato nel Fondo arriva a 1.100 milioni di euro. La disponibilità di queste risorse è stata utilizzata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per dimezzare la quota perequativa del Fondo 0-6 destinata alle regioni sotto soglia, soprattutto Campania, Calabria e Sicilia, assegnando quanto risparmiato ai territori con maggiore copertura.
Il confronto europeo evidenzia la distanza: il 33% era l’obiettivo per il 2010, mentre quello al 2030 è salito al 45%. La riduzione delle nascite può abbassare il fabbisogno necessario a mantenere invariata la copertura, ma non equivale al raggiungimento del nuovo traguardo europeo. La scelta incide anche sulla logica del federalismo fiscale, rilanciato dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli con un decreto dagli effetti previsti dal 2027: finanziare prestazioni essenziali ovunque è diverso dal sostenere con risorse statali servizi aggiuntivi, che gli enti dovrebbero coprire attraverso le proprie leve fiscali.
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Gestione dei nidi e natalità, le conseguenze oltre il bilancio
Una parte del problema riguarda la gestione delle strutture oltre soglia, realizzate con fondi del Pnrr: il finanziamento degli edifici non esaurisce quello necessario a mantenerli aperti. La distribuzione delle risorse ha inoltre effetti potenziali sull’occupazione femminile e sulle migrazioni interne, perché la scarsità di servizi penalizza le famiglie nei territori meno attrezzati. Secondo Istat e Banca d’Italia, apertura di asili nido e smart working favoriscono la natalità: un elemento da considerare nel valutare le priorità della manovra.
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