Regime forfettario, stimate 41mila adesioni con il limite a 100mila

La notizia in sintesi
- La manovra 2027 prevede l’aumento da 85mila a 100mila euro del limite per il regime forfettario.
- Tra 85mila e 100mila euro resta l’applicazione dell’Iva.
- La relazione tecnica stima circa 41mila adesioni e minori entrate Irpef superiori a 300 milioni dal 2028.
- Il nuovo limite potrebbe consentire la permanenza nel regime anche considerando gli incassi del 2026.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Regime forfettario, la manovra alza il limite a 100mila euro dal 2027
Il regime forfettario per i lavoratori autonomi in Italia si prepara a un ampliamento: il disegno di legge di bilancio 2027 prevede di portare il limite da 85mila a 100mila euro. Secondo quanto riportato da ANSA il 31 ottobre 2026, la modifica scatterebbe dal 2027, mantenendo però l’applicazione dell’Iva nella fascia tra 85mila e 100mila euro. La relazione tecnica stima che circa 41mila contribuenti sceglierebbero il forfait per la convenienza derivante dalle minori imposte dovute.
La riduzione delle entrate Irpef sarebbe pari a 247,2 milioni nel 2027, 310 milioni nel 2028 e 302,6 milioni annui dal 2029: un ampliamento della platea con effetti strutturali sui conti pubblici.
Soglie di uscita e Iva: che cosa cambia per gli autonomi
Il nuovo assetto distingue il limite ordinario di accesso e permanenza dalle soglie che fanno cessare immediatamente l’agevolazione. Nel testo descritto da ANSA, il regime smette di applicarsi nello stesso anno oltre 115mila euro di ricavi o compensi per le imposte sui redditi e le relative addizionali; ai fini Iva, la soglia indicata è invece 100mila euro. L’aumento del tetto non equivale quindi a un’estensione uniforme di tutte le agevolazioni fiscali.
Per comprendere gli effetti sugli incassi del 2026 occorre distinguere le nuove previsioni dalle regole vigenti. Come ricostruisce Giuliano Mandolesi su ItaliaOggi, chi supera 85mila euro senza oltrepassare 100mila mantiene attualmente il forfait nell’anno dello sforamento, ma ne esce in quello successivo. Se il nuovo limite sarà confermato e disciplinato in questi termini, un contribuente con 90mila euro incassati nel 2026 potrebbe conservarlo anche nel 2027.
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Diverso il caso di chi supera 100mila euro nel 2026: la disciplina vigente determina già l’uscita immediata, con Iva dall’operazione che causa lo sforamento. Il successivo aumento del limite ordinario non recupererebbe gli effetti fiscali già prodotti: la distinzione riguarda dunque sia i tempi di uscita sia il trattamento dell’Iva.
Il precedente del 2023 e gli effetti sui ricavi del 2026
Il riferimento interpretativo è l’aumento da 65mila a 85mila euro introdotto dalla legge di bilancio 2023. La modifica entrò in vigore il 1° gennaio 2023, considerando però ricavi e compensi del 2022, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 32/E del 5 dicembre 2023. Per il nuovo tetto, il possibile effetto sugli incassi del 2026 riguarda quindi la permanenza nel regime nel 2027, non una cancellazione delle decadenze già scattate: servirà la conferma della disposizione nel testo definitivo.
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