La crescita cinese si stabilizzerà nel 2022

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L’economia cinese ha continuato a risentire dei vincoli politici che si è autoimposta all’inizio del quarto trimestre e quindi c’è stato un rallentamento della ripresa. I principali responsabili di questo stato di cose sono:

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  • la politica di tolleranza zero nei confronti del Covid-19
  • i controlli sulle emissioni energetiche nei settori fortemente inquinanti e con emissioni elevate; e
  • l’inasprimento del mercato immobiliare a partire dal quarto trimestre del 2020.

Ciò nonostante, la debolezza generalizzata dell’economia non è sfuggita all’attenzione dei politici. A ottobre, la Commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme (NDRC) è intervenuta in modo significativo per aumentare la produzione di carbone così da far fronte ai problemi di approvvigionamento energetico, e alcuni governi locali hanno iniziato a eliminare i controlli sull’utilizzo dell’energia e ripreso la produzione normale. È probabile che le tensioni si allentino verso la fine dell’anno, con minori pressioni sul settore industriale.

Per quanto riguarda il controllo e la prevenzione della pandemia, sembra che il governo cinese non sia intenzionato a modificare la politica sulla tolleranza zero prima delle Olimpiadi invernali di Pechino (4-20 febbraio). Vista tuttavia l’alta percentuale di vaccinati in Cina, ci aspettiamo alcuni aggiustamenti alla politica sui viaggi interni a partire dalla fine di febbraio. Sono in corso aggiustamenti operativi anche sulle politiche immobiliari. La rimodulazione di queste politiche è stata indubbiamente utile per allentare le pressioni sui problemi di liquidità a breve termine dei colossi immobiliari, ma non è bastata a farci cambiare idea su un rallentamento del settore immobiliare nel medio termine.

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In prospettiva, prevediamo che il motore dell’economia riprenderà lentamente a carburare non appena i vincoli appena illustrati saranno rimossi a uno a uno. Tuttavia, il processo di riduzione della leva finanziaria nel settore immobiliare è probabilmente destinato a continuare, e appare illusorio aspettarsi un altro round di forti stimoli al credito visto che l’obiettivo della People’s Bank of China (PBoC) è quello di mantenere un indice stabile tra debito e PIL. Di conseguenza ci aspettiamo che l’allentamento della politica rimanga mirato e che l’abbandono dei pesanti interventi di riduzione dell’indebitamento e della stretta monetaria siano sufficienti a stabilizzare la crescita. Continuiamo a essere convinti che nel Q4 la crescita economica si riprenderà in modo sequenziale dai minimi del Q3 e che nel 2022 rimarrà leggermente al di sotto della media tendenziale.

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Tuttavia, visti i forti effetti negativi di base, la crescita complessiva su base annua in Cina dovrebbe scendere al di sotto del 3% nel Q4 e attestarsi intorno al 3%-4% nel primo semestre 2022, per poi risalire al di sopra del 5%. Il principale rischio ribassista che incombe sulle nostre previsioni è un rallentamento più marcato del settore abitativo non accompagnato da altri pacchetti di stimoli.

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Gli investitori dovranno quindi essere cauti sul breve termine in questa fase in cui la Cina sta introducendo numerosi cambiamenti regolatori per raggiungere l’obiettivo di una “Prosperità comune”. Pechino è diventata sensibilmente più tollerante nei confronti di un rallentamento della crescita, ma prevediamo che questa transizione economica strutturale sarà accompagnata da una maggiore chiarezza e da un maggiore coordinamento a livello politico. Siamo convinti che sul lungo termine queste misure ridurranno i rischi sistemici, consentendoci di esplorare le opportunità in modo selettivo.

In conclusione, gli attivi cinesi, compreso il renminbi, offrono considerevoli vantaggi in termini di diversificazione dei portafogli globali per gli investitori alla ricerca di un reddito reale più elevato. Tali attivi sono supportati dal ruolo crescente della Cina nel commercio asiatico e dal desiderio del governo di aumentare la rilevanza internazionale della sua valuta.

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