Usa: il PCE core rallenta e sembra suggerire nuovi tagli Fed

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Il nostro scenario di base prevede una crescita del Pil Usa intorno al 2%, un tasso di disoccupazione intorno al 4% e un’inflazione in calo al 2% entro il terzo trimestre del 2025. I consumatori statunitensi godono ancora di ottima salute, grazie ai livelli di disoccupazione contenuti e all’aumento del reddito disponibile, fattori che dovrebbero supportare i consumi. I tagli decisi dal Department of Government Efficiency e quelli al bilancio federale non dovrebbero essere sufficienti a frenare la corsa dell’economia, nonostante i dazi, con il conseguente aumento dei costi dei fattori produttivi per le imprese statunitensi, rappresentino un rischio al ribasso per la crescita e l’incertezza politica possa ostacolare gli investimenti aziendali. Per il 2025 prevediamo un rallentamento della crescita dei nuovi posti di lavoro a +130mila unità al mese, rispetto alle +170mila dello scorso anno, con una conseguente modesta pressione al rialzo sul tasso di disoccupazione.

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I licenziamenti governativi, almeno finora, hanno esercitato solo una pressione marginale sul tasso di disoccupazione (~0,005 punti percentuali). Nell’ambito dell’inflazione core – che esclude dal paniere i prezzi delle componenti più volatili come generi alimentari ed energia – occorre distinguere tra beni di consumo, servizi abitativi e servizi non abitativi. I prezzi dei primi hanno finora esercitato una pressione al ribasso sull’inflazione core, anche se l’introduzione delle nuove tariffe commerciali rischia di invertire la tendenza, mentre i prezzi delle abitazioni dovrebbero continuare a raffreddarsi sull’onda del calo dei canoni di locazione e i servizi non abitativi (tra cui l’assistenza sanitaria, ad esempio) dovrebbero rallentare a causa dell’indebolimento del mercato del lavoro. Date queste premesse, ci aspettiamo un tasso d’inflazione annuale intorno al 2% entro la fine dell’anno. L’ultima lettura dell’indice dei prezzi PCE (Personal Consumers Expenditures), pubblicata questa mattina, avvalora la nostra tesi e mostra un rallentamento allo 0,28% rispetto al dato di gennaio. Se i prezzi delle abitazioni dovessero continuare a rallentare, come ci attendiamo, l’inflazione core dovrebbe continuare a moderarsi nel corso dell’anno.

In conclusione, una crescita discreta, un tasso di disoccupazione leggermente più elevato e un’inflazione in calo sembrerebbero suggerire nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, forse intorno alla metà dell’anno, probabilmente più di quanti il mercato stia attualmente prezzando per i prossimi 12 mesi.

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