Cannes Yachting Festival 2026. Boat Sharing, nouvelle vague e nuove risposte a una nautica in mutazione
—di Laura Damiola —
All’ombra dei riflettori del più grande salone nautico al mondo dedicato alla nautica contemporanea, il CYF, si sta sviluppando una nuova economia, basata maggiormente sull’utilizzo e su forme di condivisione che stanno plasmando il futuro del settore. Ecco una panoramica.

Più grande, più bello e più confortevole che mai
Con 710 imbarcazioni in acqua, tra le quali 150 anteprime mondiali fra yacht a vela e a motore, il Cannes Yachting Festival ha inaugurato la stagione 2026 dei saloni nautici internazionali con uno spettacolo abbagliante. Un lusso che non nasconde il continuo rinnovamento del mercato verso una nuova forma di economia: l’economia d’uso.
Questa fase di cambiamento, preannunciata dall’ascesa del charter negli ultimi decenni, è stata recentemente accelerata dalla crescita di piattaforme digitali come Click&Boat.
«Con una barca, i due momenti più felici sono il giorno in cui la compri e il giorno in cui la vendi». Questa battuta ironica, un rito che si ripete sui moli dei tradizionali yacht club, nasce dagli elevati costi legati all’acquisto e al possesso di un’imbarcazione: posto barca, ormeggio, manutenzione e altre spese.
Questi costi rappresentano una parte significativa del valore dell’imbarcazione, valore che peraltro diminuisce con il passare delle stagioni, mentre le spese aumentano seguendo l’inflazione. In breve, si tratta di un pesante fardello mentale e finanziario, a fronte di una media di circa venti uscite all’anno.
Il problema finanziario non è l’unico, considerata anche la scarsità di posti barca nelle zone più ambite, ma certamente non è il meno rilevante. Di conseguenza, l’età media del capitano-armatore o del proprietario di un’imbarcazione è ormai ben superiore ai 60 anni. Le statistiche più allarmanti prevedono un calo dell’attività portuale e dei porti turistici entro la fine del prossimo decennio, nel 2035. Ma queste previsioni non tengono conto di un fenomeno di segno opposto.
Il sapore salmastro della libertà e l’inebriante profumo del mare, più persistenti e accattivanti di molte strategie di marketing, continuano infatti a esercitare il loro fascino. Ciò si riflette nel numero delle nuove patenti nautiche rilasciate ogni anno. Sia in Francia sia in Italia, il loro aumento è proporzionale — e nel primo caso persino superiore — al calo delle immatricolazioni di nuove imbarcazioni.
Una nuova generazione di appassionati
Insomma, sta emergendo una nuova generazione di appassionati, mediamente più giovane di almeno dieci anni rispetto ai baby boomer e ai tradizionali proprietari di barche. Si tratta di «persone più alla ricerca di esperienze che di proprietà, desiderose di cimentarsi in diverse attività ricreative, capaci di cambiare vita più volte e maggiormente restie ad assumere impegni di lungo periodo», secondo la definizione sociologica proposta da uno dei leader del settore nautico francese.
Questo cambiamento di rotta, determinato dal ricambio generazionale, è stato percepito già quindici anni fa negli Stati Uniti. Il risultato è una nuova offerta: un abbonamento annuale che consente di avere a disposizione una barca.
Questo servizio di navigazione in abbonamento punta ora a conquistare anche il mercato delle imbarcazioni di fascia alta. Il leader mondiale del settore, l’americano Freedom Boat Club, una sorta di club virtuale, si sta avvicinando ai 100.000 membri. Spinto da una crescita annua compresa fra il 10 e il 15%, ha inaugurato il suo 450° club, di fronte a Manhattan. Sette club sono attualmente presenti in Europa.
Seguendo le sue orme, il gruppo francese Beneteau ha sviluppato Wiziboat in una trentina di basi. Il concetto è semplice: dopo avere pagato una quota mensile compresa fra 200 e 400 euro, oltre a una quota d’ingresso che varia da 400 a oltre 5.000 euro, a seconda del club e del pacchetto scelto, si può accedere alle imbarcazioni disponibili.
Manutenzione, assicurazione, rimessaggio invernale e gestione sono interamente a carico del club. Come è facile immaginare, il prezzo dipende dal numero di uscite, dalla possibilità di accedere a uno o più porti e dalle condizioni di prenotazione, per esempio nei fine settimana o durante l’alta stagione. Le prenotazioni si effettuano online, tramite un’applicazione, evitando così perdite di tempo nei mesi più affollati.
Il “boat sharing”
Un’altra alternativa, in linea con le tendenze del momento, è il “boat sharing”. A differenza dei boat club appena descritti, Liberty Pass non offre l’accesso a un’intera flotta, bensì l’utilizzo temporaneo di una specifica imbarcazione, condivisa fra un massimo di sei abbonati.
A partire da 199 euro al mese, l’offerta comprende l’utilizzo dell’imbarcazione, il posto barca, la manutenzione, l’assicurazione e il supporto di un istruttore professionista. Il servizio è disponibile in 90 porti fra Francia e Italia, Sardegna compresa, principalmente per le imbarcazioni a motore, ma non esclusivamente.
Nel mondo della vela di altissimo livello, incarnato da X-Yachts, il concetto di condivisione inteso come comproprietà conserva la propria rilevanza con il programma Odyssée Premium. In questo caso, però, non si parla di noleggio, che è espressamente vietato.
Un contratto particolarmente strutturato mira a evitare problemi e complicazioni per i quattro armatori, selezionati in base alla compatibilità dei rispettivi programmi di utilizzo. L’accordo include tre anni di manutenzione a carico del cantiere navale concessionario, anche in vista di una possibile rivendita al miglior prezzo. In alternativa, se l’esperienza si rivela positiva, ciascun partecipante può acquistare una quota aggiuntiva.
Travelopia
Dodici settimane all’anno di utilizzo di un’imbarcazione di lusso — un catamarano a vela o a motore oppure un monoscafo — e vacanze nel Mediterraneo, nei Caraibi o in altre destinazioni, grazie a un investimento parzialmente recuperato attraverso i proventi del noleggio. È questa l’opzione offerta da due giganti mondiali del charter, Sunsail e The Moorings, che vantano oltre mezzo secolo di esperienza e fanno parte di Travelopia, gruppo sostenuto da uno dei maggiori fondi d’investimento statunitensi.
In questo modello, l’armatore acquista un’imbarcazione inserita in una flotta destinata al charter, mentre l’operatore ne cura la gestione, la manutenzione e la commercializzazione. Per ottimizzare l’efficienza, la flotta è concentrata principalmente su due costruttori: Leopard per i catamarani e Dufour per i monoscafi. Questa standardizzazione, tuttavia, non impedisce una configurazione personalizzata.
L’impegno dell’operatore non si limita al periodo di noleggio, generalmente compreso fra cinque e sei anni. Al termine, attraverso una procedura di uscita dalla flotta, l’armatore-investitore può scegliere di conservare l’imbarcazione, venderla tramite la rete dell’usato dell’operatore oppure aderire a un nuovo programma di gestione del noleggio.
Il valore aggiunto proposto da Sunsail e The Moorings risiede nella promessa di un rendimento dell’investimento dell’8%, che potrebbe anche contribuire a finanziare un futuro refitting. In breve, una sorta di rendita integrativa.
Perché non concedersi un anno sabbatico?
Le opzioni di noleggio a lungo termine si stanno moltiplicando. Longcharter Solutions, Dream Yacht Charter Sabbatical e L’Alternative offrono diversi livelli di impegno e di spesa, dalle crociere stagionali ai grandi viaggi della durata di dodici mesi. In alcuni casi, secondo il promotore di Longcharter Solutions, il budget richiesto può essere pari alla metà del costo necessario per possedere un’imbarcazione.
Una proposta diversa si rivolge a un pubblico più ampio, desideroso di scoprire la navigazione senza assumere impegni gravosi. Click&Boat e Uber hanno recentemente lanciato Uber Boat. Attualmente il servizio permette agli utenti di prenotare quasi 4.000 imbarcazioni con skipper tra le 55.000 proposte disponibili su Click&Boat.
L’obiettivo è offrire uno strumento introduttivo, pensato per ampliare la base dei clienti di un settore nautico potenzialmente senza confini. In questo contesto vale la pena menzionare anche Coco-Boat, che aspira a diventare per la navigazione condivisa ciò che piattaforme come BlaBlaCar rappresentano per il car pooling.
In attesa di una ripresa della clientela nautica tradizionale, la solidità del mercato delle imbarcazioni usate lungo le coste europee dimostra una tenuta che deve essere coltivata a beneficio dell’intero settore.
Un sistema condiviso di annunci
Restando sul tema della condivisione, EasyMLS si è posta l’obiettivo di trasferire alla nautica un modello già diffuso fra le agenzie immobiliari statunitensi: un sistema condiviso di annunci. Gli operatori inseriscono le imbarcazioni in vendita affinché tutti gli aderenti possano consultare anche le offerte degli altri professionisti.
Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, un agente può quindi proporre al proprio cliente la barca affidata a un altro intermediario e collaborare con quest’ultimo alla vendita, dividendo la commissione.
«È meglio dividere tre commissioni che accontentarsi di una sola: questa è la filosofia che applico al settore nautico», spiega Lionel Nicolaï, agente immobiliare e figlio di un commerciante di imbarcazioni del Porto Vecchio di Marsiglia. Oggi residente a Miami, il giovane è convinto che «se sai vendere una barca, puoi vendere tutto».
L’accesso all’MLS e la pubblicazione degli annunci delle imbarcazioni sono gratuiti. I professionisti pagano invece in base all’utilizzo degli strumenti, in particolare del CRM e dei servizi di distribuzione. Gli abbonamenti partono da 29 euro al mese per gli operatori che gestiscono un massimo di cinque imbarcazioni.
Oggi sulla piattaforma MLS sono presenti quasi 5.800 imbarcazioni, fra barche e yacht. Gli annunci sono accessibili agli altri professionisti con l’obiettivo di favorire la collaborazione fra i broker e rendere il mercato più efficiente. La piattaforma, aperta anche ai privati, è utilizzata in circa 80 Paesi, principalmente in Europa e negli Stati Uniti.
Il mare e l’oceano sono un patrimonio comune. Dopotutto, un po’ di condivisione non può che fare bene, giusto?
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