Germania – downgrade dopo il bazooka fiscale

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Il piano è chiaramente molto audace, ma il diavolo si nasconde nei dettagli e al momento è difficile ipotizzare cambiamenti decisivi nelle nostre previsioni sul PIL e sull’inflazione.

Per quanto riguarda la crescita, sia la spesa per le infrastrutture che quella per la difesa (con un moltiplicatore relativamente basso all’inizio) dovrebbero sostenere la crescita nel medio termine. Riteniamo che – nell’ipotesi di un’attuazione relativamente lenta (ci vuole un po’ di tempo per apportare modifiche strutturali, spendere fondi, superare la burocrazia, ecc.) – un programma di tale portata potrebbe aggiungere circa lo 0,2% del PIL nel 2025, lo 0,5% nel 2026 e meno dell’1% nel 2027. La Germania potrebbe finalmente tornare alla crescita potenziale nei prossimi anni.

L’impatto sull’inflazione è meno netto, in quanto parte della spesa per la difesa sarà importata (quindi non crea nuovo reddito interno) e parte dell’industria della difesa sarà il risultato di alcune riconversioni degli impianti automobilistici attualmente sottoutilizzati. Quindi, nessuna pressione massiccia sugli squilibri tra domanda e offerta di lavoro. Un altro elemento importante per l’inflazione sarà la reazione iniziale delle famiglie. I consumatori tedeschi tendono a risparmiare molto e a spendere con cautela. Se la mossa coraggiosa dovesse cambiare l’istinto dei tedeschi, allora assisteremmo a un’accelerazione della spesa e forse a qualche pressione inflazionistica. Detto ciò, si tratta di un’eventualità tutt’altro che scontata, in quanto l’attuale aumento dei tassi potrebbe essere visto dai consumatori tedeschi come un’opportunità per aumentare i loro risparmi precauzionali e rimandare la spesa una volta che vi sarà maggiore chiarezza nel medio termine.

Nel complesso, ci aspettiamo che i mercati continuino a prezzare un aumento dell’offerta e potenzialmente un incremento del premio per l’inflazione. Curve più ripide e una certa stabilizzazione dei rendimenti ai livelli attuali sono lo scenario più probabile per il momento. Ovviamente i cambiamenti fiscali sono solo uno dei fattori che oggi muovono i mercati. L’equilibrio dei rischi che deriveranno dal bilancio fiscale e dai potenziali dazi statunitensi a partire da aprile contribuirà a calibrare i prezzi di mercato in futuro.

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