“Il real estate è un’arte e un mestiere”: perché si impara solo sul campo. Da New York a Milano nessuna scuola può sostituire l’esperienza diretta

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La professione immobiliare tra creatività, pazienza e concretezza

«Il real estate è un’arte e un mestiere, e l’unico modo per imparare è per vie difficili. Non lo impari davvero a scuola… devi stare in strada, nella dura strada», ha dichiarato poche ora fa a Fortune Fredrik Eklund, noto broker di lusso a New York. Questa frase racchiude un insegnamento chiaro: nel mercato immobiliare, la vera formazione avviene a contatto diretto col mondo, tra clienti, contrattazioni e contesti reali.

Esperienza sul campo: tra vita vera e strategie vincenti

L’immobiliare di alto profilo, come quello in cui opera Eklund, richiede non solo doti creative, ma anche una comprensione profonda del design e del marketing. In uno scenario come Manhattan, per esempio, un agente può collaborare con architetti e designer per costruire il sogno di una vita futura: una casa non ancora esistente, e sempre una visione da vendere.
Architectural Digest aggiunge «la qualità del design diventa leva fondamentale per ottenere prezzi record». Imparare sul campo significa confrontarsi con clienti esigenti, mercati competitivi e progetti impegnativi: talvolta occorrono anni (spesso fino a dieci) prima di vedere il vero risultato di uno sforzo strutturale.

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New York: il palcoscenico del real estate di alto profilo

Negli Stati Uniti, e in particolare a New York, diventare un agente immobiliare richiede una licenza statale, ma anche molto di più. Le università offrono programmi di real estate legati a management, finanza e investimenti immobiliari. Tuttavia, come ricorda Eklund, è soprattutto l’esperienza – “la dura strada” – che forgia un professionista resiliente e autentico. A conferma, sul forum Reddit si ribadisce spesso che la laurea aiuta nelle opportunità professionali, ma è il contatto diretto con il lavoro – il “learn by doing” – a essere determinante per emergere.

Italia: tra formazione accademica e realtà concreta

In Italia, il percorso è più accademico e meno caratterizzato da esperienze sul campo immediate. Ci sono corsi e certificazioni, come quelli offerti dall’American University of Florence per real estate & facilities management, che combinano lezioni teoriche e progetti pratici. Ma è raro trovare una cultura professionale basata prevalentemente sulla “strada”.

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Il percorso italiano dunque tende a privilegiare la conoscenza teorica, la regola e la normativa. Questo può risultare limitante per chi, come Eklund suggerisce, ha bisogno di mettere le mani nella realtà. Eppure, anche in Italia, la mentalità sta cambiando: si moltiplicano le startup proptech, le agenzie innovative e i modelli di apprendimento esperienziale.

Due modelli a confronto

Aspetto Stati Uniti (New York) Italia
Formazione Licenze + grande esperienza pratica Accademica + corsi teorici
Importanza del design Fondamentale per vendite luxury Architectural Digest+1 Crescente attenzione, ma ancora limitata
Tempo medio per “imparare” Molti anni, a volte fino a 10 Architectural Digest Dipende, ma spesso rallentato da processi burocratici
Mentalità professionale “Arte e bottega”, apprendimento sul campo Tradizionale, teorica, ma in evoluzione

Se “il real estate è un’arte e un mestiere” che si apprende solo “sul campo”, allora va rivalutata la formazione in Italia: servirebbero più stage, affiancamenti, esperienze reali accanto alle lezioni teoriche. Negli Stati Uniti, soprattutto a New York, il modello attuale valorizza la creatività, la pazienza e il contatto diretto con il mercato, trasformando ogni trattativa in un banco di prova per il professionista.

Il cammino ideale? Un mix tra la solidità teorica italiana e l’approccio pratico americano. Perché alla fine, come dice Eklund, se sei impaziente e impulsivo, puoi avere successo, ma solo se impari davvero la fatica della “dura strada”.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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