Il Messico, nel pieno della guerra commerciale con Trump, cerca un’uscita in Europa

Le tensioni con gli Stati Uniti stanno spingendo il Messico a ripensare in profondità i propri equilibri commerciali. Con oltre l’84% delle esportazioni dirette negli USA, la dipendenza economica dal vicino del Nord è oggi il principale fattore di vulnerabilità. L’inasprirsi della guerra commerciale sotto l’amministrazione Trump, dai dazi sul settore automotive alle minacce di rivedere radicalmente l’accordo USMCA, ha aperto una fase di incertezza che costringe il Paese a guardare altrove.

L’Unione Europea emerge così come la principale alternativa strategica. Nel 2024 il valore degli scambi bilaterali ha raggiunto 82 miliardi di euro, ancora lontani dai 662 miliardi con gli Stati Uniti, ma in forte crescita. La possibile ratifica del nuovo accordo commerciale modernizzato UE-Messico rappresenta un passaggio chiave: eliminazione di numerose tariffe, nuove tutele ambientali e sociali, standard più elevati per i diritti dei lavoratori. Un quadro che, secondo l’esperto di commercio internazionale Jorge Molina, “supera di gran lunga l’accordo del 2000 e apre al Messico porte che oggi non può più permettersi di ignorare”.

Il contesto geopolitico contribuisce a rendere l’Europa un partner più interessante: il presidente francese Emmanuel Macron è stato recentemente in visita ufficiale, con l’obiettivo di rafforzare il multilateralismo e sostenere la diversificazione delle rotte commerciali messicane. Un incontro che arriva mentre la presidente Claudia Sheinbaum respinge voci su possibili operazioni militari statunitensi contro i cartelli della droga e cerca di mantenere un equilibrio diplomatico sempre più fragile.

Sul fronte USMCA, la situazione resta critica. Trump ha già espresso l’intenzione di riscrivere parti sostanziali dell’accordo e i primi otto mesi del 2025 mostrano un dato preoccupante: export verso gli USA in calo del 6%. L’automotive, colonna portante dell’economia messicana, è il settore più esposto ai dazi statunitensi. Senza un’intesa solida, avvertono gli analisti, molte aziende saranno costrette a cercare sbocchi alternativi – e l’Europa diventerà la rotta più logica.

Diversificare, però, non è semplice. La storica dipendenza dagli Stati Uniti richiede ora una strategia strutturale: rafforzare la presenza commerciale in Europa, stringere accordi bilaterali, investire in competitività industriale e logistica, creare zone economiche speciali e promuovere alleanze tecnologiche e agricole con le aziende europee.

La transizione richiederà tempo, investimenti e volontà politica. Ma un dato è ormai evidente: per garantire stabilità nel lungo periodo, il Messico deve aprire nuove vie commerciali. L’Europa può essere la più promettente

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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