Bonus gasolio, al via le domande fino al 15 settembre. Chi può accedere all’agevolazione

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Prende il via la misura varata dal Governo per sostenere le imprese della logistica e della mobilità alle prese con l’aumento dei costi del gasolio. Il provvedimento mette a disposizione complessivamente 386,2 milioni di euro con l’obiettivo di attenuare l’impatto dei rincari energetici sui bilanci delle aziende che trasportano merci e passeggeri.

L’intervento si inserisce nel pacchetto di misure adottate per fronteggiare gli effetti della crisi energetica e punta a compensare, almeno in parte, le maggiori spese sostenute dalle imprese per il rifornimento dei mezzi nei mesi scorsi.

Chi può accedere all’agevolazione

La misura, annunciata a luglio, è prevista dal Decreto Legge n. 33 del 2026, convertito nella Legge n. 79, e attuata attraverso un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il beneficio consiste in un credito d’imposta fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio da trazione tra marzo e agosto 2026, calcolata sulla base dei prezzi medi di riferimento rilevati a febbraio 2026.

Per ottenere l’agevolazione, le imprese devono rispettare determinati requisiti. In particolare, è richiesta:

  • l’iscrizione attiva al Registro Elettronico Nazionale dell’autotrasporto, con posizione regolare al 31 luglio 2026;
    l’utilizzo di veicoli appartenenti alle classi ambientali Euro 5 ed Euro 6;
  • per il trasporto merci, l’impiego di veicoli di categoria N con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate;
  • per il trasporto passeggeri, l’impiego di veicoli delle categorie M2 e M3, oltre all’inclusione delle imprese che operano nel noleggio di autobus con conducente.


Domande online dal primo settembre

La piattaforma informatica per presentare le richieste è operativa dal 1° settembre 2026. Il sistema è stato sviluppato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con il supporto tecnologico di Sogei.

La domanda deve essere trasmessa esclusivamente online. L’accesso avviene tramite Spid o Carta d’Identità Elettronica del titolare o del legale rappresentante dell’impresa.

Nella procedura devono essere indicati, tra l’altro, le targhe dei veicoli ammessi all’agevolazione e i quantitativi di gasolio acquistati nei singoli mesi compresi tra marzo e agosto. Le relative fatture devono essere trasmesse attraverso un file Excel, specificando separatamente l’importo netto complessivo e la quota riferita al carburante oggetto dell’agevolazione.

Se le richieste superano il fondo, scatta il riparto proporzionale

L’effettivo importo riconosciuto dipenderà dalle risorse disponibili. Nel caso in cui il valore complessivo delle domande ammissibili superi i 386,2 milioni di euro stanziati, gli importi spettanti alle singole imprese saranno rideterminati proporzionalmente.

Il credito d’imposta può inoltre essere cumulato con altre agevolazioni fiscali riferite agli stessi costi, a condizione che il totale dei benefici non superi la spesa effettivamente sostenuta.

Il credito potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione attraverso il modello F24. La fruizione sarà possibile a partire dal decimo giorno successivo alla trasmissione dei dati dal Ministero all’Agenzia delle Entrate.

Il termine ultimo per utilizzare l’agevolazione è fissato al 31 dicembre 2026. Il credito riconosciuto non concorre inoltre alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile ai fini Irap.

Il nodo dell’effetto sui prezzi

Resta da capire quale sarà l’impatto concreto della misura sui prezzi finali. Se per le imprese di autotrasporto e logistica il credito rappresenta un sostegno alla liquidità e alla tenuta dei margini, più incerta appare la possibilità che il beneficio si traduca in una riduzione immediata dei prezzi per i consumatori.

La natura differita del credito d’imposta rende infatti meno diretto il trasferimento dell’agevolazione sui prezzi praticati lungo la filiera. Il provvedimento sembra quindi avere soprattutto l’obiettivo di sostenere la stabilità finanziaria delle imprese di trasporto e contenere gli effetti dei rincari energetici, più che quello di produrre nell’immediato un calo dei prezzi dei beni di consumo.

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