Maxi-fabbrica clandestina di tabacco scoperta in provincia di Padova

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Sequestrate 21,5 tonnellate pronte per il mercato italiano

La Procura europea e la Guardia di Finanza smantellano un impianto da “scala industriale” a Vigonza. Tra i rischi: evasione di accise e IVA, contraffazione e una filiera logistica schermata da jammer

L’operazione è reale e trova conferma in fonti istituzionali e in agenzie di stampa autorevoli. La notizia nasce da un comunicato ufficiale della European Public Prosecutor’s Office (EPPO), pubblicato il 3 febbraio 2026, che ricostruisce il sequestro su richiesta della sede EPPO di Palermo di un impianto clandestino per la produzione di sigarette nella provincia di Padova, con il supporto operativo della Guardia di Finanza.

Secondo EPPO, dentro il sito industriale (circa 5.000 m²) erano pronti a entrare in circuito 5,5 tonnellate di sigarette già confezionate e 16 tonnellate di tabacco, per un totale di 21,5 tonnellate di prodotti e materia prima. La struttura, descritta come una linea produttiva ad alta capacità, era “chiavi in mano”: macchinari completi per la manifattura, materiali di confezionamento e 14 bancali di “precursori” – inclusi imballaggi con loghi di marchi noti – oltre a un camion ritenuto usato per il trasporto.

Gli investigatori stimano che, se quei volumi fossero arrivati sul mercato, l’evasione di accise e IVA avrebbe generato una perdita superiore a 1,3 milioni di euro tra bilanci nazionale ed europeo. Nella ricostruzione dell’EPPO l’impianto avrebbe potuto produrre sigarette per un valore commerciale fino a 2 milioni di euro al giorno, con profitti illeciti potenziali di circa 350 mila euro al giorno e un danno annuo alle finanze pubbliche stimato nell’ordine di 80 milioni. (Come sempre in questi casi, si tratta di stime investigative e le persone coinvolte sono presunte innocenti fino a sentenza definitiva).

Un livello organizzativo non artigianale

A rendere l’operazione ancora più significativa è il dettaglio “tecnico” emerso anche nei resoconti di stampa: per proteggere la filiera e impedire localizzazioni, sarebbero stati utilizzati strumenti di contro-sorveglianza come jammer e dispositivi per rilevare eventuali tracciamenti. È un elemento che segnala un livello organizzativo non artigianale, ma vicino a un modello industriale di contrabbando, con logistica e misure anti-controllo integrate.

L’uso di jammer (dispositivi che disturbano le frequenze di sicurezza) è generalmente vietato in Italia, consentito solo a forze di polizia come la Guardia di Finanza o per scopi militari. Questi strumenti vengono spesso impiegati illecitamente per bloccare allarmi e comunicazioni, rendendo l’anti-jamming una tecnica efficace e a basso costo. 

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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