Artur Lyukmanov Ambasciatore al Cairo, la nuova mossa cyber di Mosca

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La Russia punta sull’Egitto come snodo tra Lega Araba, BRICS, sovranità digitale e infrastrutture strategiche

— A cura del Prof. Marco Bacini, Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale —

Il 15 agosto Vladimir Putin ha firmato due decreti che meritano una lettura più ampia della normale rotazione diplomatica. Artur Lyukmanov è il nuovo Ambasciatore della Federazione Russa in Egitto e, contemporaneamente, il rappresentante di Mosca presso la Lega degli Stati Arabi. Il decreto numero 584 formalizza l’incarico al Cairo, mentre il 585 gli affida la rappresentanza presso la Lega Araba.

Il nome scelto dal Cremlino racconta però qualcosa in più del semplice avvicendamento in un’ambasciata importante. Lyukmanov ha diretto negli ultimi anni il Dipartimento per la sicurezza internazionale dell’informazione del ministero degli Esteri russo ed è stato rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per la cooperazione internazionale nello stesso settore. Ha partecipato ai principali tavoli multilaterali dedicati alla sicurezza informatica, alla regolazione dello spazio digitale e alle regole di comportamento degli Stati nel cyberspazio. Allo stesso tempo possiede una precedente esperienza diplomatica in Medio Oriente, ha lavorato in Palestina, Arabia Saudita e Turchia e parla arabo. Il suo profilo combina quindi conoscenza regionale, diplomazia e una specializzazione molto precisa nella dimensione geopolitica del digitale.

La scelta del Cairo

È proprio questa combinazione a rendere interessante la scelta del Cairo. La competizione internazionale sulla tecnologia sta infatti cambiando natura, per anni il confronto si è concentrato soprattutto sulla disponibilità delle tecnologie, sulla capacità di produrre semiconduttori, sviluppare intelligenza artificiale, controllare reti di telecomunicazione e proteggere sistemi informatici. Oggi a questo livello se ne aggiunge un altro e riguarda il diritto di stabilire dove risiedono i dati, quali piattaforme li elaborano, quali standard regolano le infrastrutture digitali, chi controlla il cloud pubblico, quali strumenti utilizza una pubblica amministrazione e secondo quali regole gli Stati cooperano quando avviene un incidente informatico.

Mosca e la sovranità digitale

È il terreno della sovranità digitale e Mosca lavora da tempo su questa idea. Nel maggio 2025, durante ETEX ad Addis Abeba, Lyukmanov tenne un intervento dedicato esattamente alla “Digital Sovereignty of States”. La delegazione russa presentò in quella sede soluzioni di cybersecurity e offrì cooperazione nella formazione, nello sviluppo delle capacità nazionali e nel trasferimento tecnologico. La tesi russa lega la sicurezza delle informazioni alla capacità dello Stato di mantenere autonomia sulle proprie infrastrutture e sulle regole che governano il proprio spazio digitale. Portare l’uomo che ha rappresentato questa linea politica al Cairo assume quindi un significato particolare. L’Egitto occupa una posizione difficilmente replicabile. È uno dei principali attori politici del mondo arabo, ospita la sede della Lega Araba ed è entrato nei BRICS dal gennaio 2024. Il Paese rappresenta inoltre uno snodo fisico fra Mediterraneo, Mar Rosso, Africa, Medio Oriente e Asia.

A questa geografia tradizionale si sovrappone ormai una geografia digitale, il territorio egiziano costituisce uno dei passaggi più importanti al mondo per i cavi sottomarini che collegano Europa e Asia. Uno studio del Center for Strategic and International Studies pubblicato nel 2025 stimava che attraverso l’Egitto transitasse circa il 17 per cento del traffico Internet globale e oltre il 90 per cento delle comunicazioni tra Europa e Asia. Telecom Egypt continua intanto ad ampliare questa rete attraverso nuovi sistemi e collegamenti terrestri fra Mar Rosso e Mediterraneo. SEA-ME-WE-6, per esempio, attraversa il territorio egiziano collegando le stazioni di approdo di Port Said e Ras Ghareb lungo una rete destinata a connettere Singapore e Marsiglia.

Il vecchio valore strategico di Suez si sta così duplicando. Accanto al passaggio delle merci cresce quello dei dati. Navi, fibre ottiche, energia e informazioni attraversano uno spazio geografico sempre più interdipendente e anche le autorità egiziane sembrano pienamente consapevoli di questa trasformazione. Nel giugno scorso il presidente della Camera dei rappresentanti egiziana Hisham Badawi ha chiesto la costruzione di un quadro legislativo arabo comune dedicato alla sovranità digitale, alla protezione dei dati e alla cybersecurity. Fra le indicazioni avanzate figurano infrastrutture digitali sicure, conservazione locale dei dati, sistemi di allerta precoce contro gli attacchi informatici e maggiori investimenti in intelligenza artificiale e competenze cyber.

Questa evoluzione apre uno spazio politico importante

Per Mosca questa evoluzione apre uno spazio politico importante, un ambasciatore con il profilo di Lyukmanov può muoversi contemporaneamente sul rapporto bilaterale con l’Egitto e sul piano regionale attraverso la Lega Araba. Il tema della sovranità digitale offre inoltre un linguaggio capace di incontrare sensibilità diffuse nel cosiddetto Global South, dove molti governi guardano con crescente attenzione alla dipendenza da cloud stranieri, piattaforme occidentali, hardware importato e infrastrutture digitali controllate da operatori esterni. E ooi ci sono i BRICS e la cybersecurity ha ormai acquisito un ruolo stabile nell’agenda del gruppo. Nel 2025 i Paesi BRICS hanno discusso a Brasilia forme più strette di collaborazione fra i rispettivi centri di risposta agli incidenti, ricerca congiunta su tecnologie sicure e strumenti capaci di ridurre la dipendenza da soluzioni straniere. La discussione riguarda quindi sicurezza, autonomia tecnologica e governance. Con l’ingresso dell’Egitto nel gruppo, il Cairo può diventare uno dei luoghi nei quali questi indirizzi dialogano con le esigenze del mondo arabo e africano.

La presenza di Lyukmanov acquista peso anche osservando le infrastrutture tradizionali. Russia ed Egitto stanno costruendo insieme la centrale nucleare di El Dabaa, uno dei maggiori progetti della cooperazione bilaterale. Nel luglio 2026 è stato installato il recipiente in pressione del secondo reattore alla presenza delle autorità egiziane, del direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi e dei vertici di Rosatom. Il governo egiziano descrive apertamente El Dabaa come un progetto strategico nazionale e come espressione della partnership con Mosca.

Energia, porti, reti di telecomunicazione, cavi sottomarini e sistemi digitali appartengono ormai alla stessa architettura della sicurezza economica di uno Stato. La protezione di una centrale nucleare riguarda anche i sistemi informatici che ne governano i processi. La sicurezza di un porto riguarda reti, sensori, logistica e scambio di dati. La continuità del Canale di Suez dipende sempre più da piattaforme digitali, applicazioni e infrastrutture di comunicazione. Lo stesso presidente Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto nel 2026 di accelerare la digitalizzazione della Suez Canal Authority e l’integrazione delle tecnologie nei suoi processi operativi. E la nomina russa pertanto assume un significato più ampio. La presenza di un diplomatico specializzato nella sicurezza internazionale dell’informazione presso un Paese che concentra infrastrutture energetiche, logistiche e digitali di rilevanza globale offre a Mosca una piattaforma privilegiata di interlocuzione.

Una missione di influenza normativa, diplomatica e tecnologica

Le evidenze disponibili sostengono soprattutto la lettura di una missione di influenza normativa, diplomatica e tecnologica. L’ipotesi di compiti cyber offensivi resta, allo stato attuale, priva di riscontri pubblici. Ridurre tutto a una possibile attività di intelligence rischierebbe quindi di perdere la parte più interessante della vicenda perchè la vera partita potrebbe giocarsi molto più in alto.

Contribuire alla definizione delle norme sulla cybersecurity, promuovere tecnologie nazionali, formare funzionari, costruire relazioni tra CERT, offrire piattaforme e competenze, influenzare le scelte sul cloud e sulla localizzazione dei dati, partecipare alla protezione delle infrastrutture strategiche. In altre parole, significa concorrere alla costruzione dell’architettura digitale di altri Paesi.

Anche perché il Cairo mantiene una politica tecnologica aperta a più interlocutori. L’Unione europea e l’Egitto hanno già concordato di rafforzare la cooperazione su connettività sicura, infrastrutture dati, cybersecurity, intelligenza artificiale e data economy. Washington continua a considerare il Paese un importante mercato digitale regionale. L’Egitto appare quindi meno come un’area acquisita da una singola potenza e molto più come uno dei luoghi nei quali modelli diversi di governance tecnologica cercano spazio, influenza e alleanze. È probabilmente questa la chiave attraverso cui leggere la mossa di Putin.

Nel XXI secolo una potenza proietta la propria influenza attraverso basi, accordi energetici e relazioni commerciali, e sempre più attraverso standard, reti, software, dati e regole digitali. Chi partecipa alla costruzione di queste infrastrutture conquista una posizione destinata a durare molto più di una singola commessa. La nomina di Artur Lyukmanov al Cairo potrebbe quindi indicare una fase nuova della presenza russa nel Mediterraneo e nel mondo arabo. Una diplomazia nella quale energia, sicurezza, tecnologia e informazione tendono a fondersi e nella quale la sovranità digitale diventa una delle nuove forme della sovranità politica. Il Cairo, da secoli punto di passaggio tra mondi diversi, potrebbe diventare anche uno dei luoghi nei quali si deciderà chi contribuirà a scrivere le regole digitali del prossimo decennio.

                                                                                                                      Prof. Marco Bacini

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