Spagna, controlli per chi arriva dall’Italia: il costo dell’errore politico del governo Meloni

La Spagna ha ripristinato da oggi, 8 agosto, i controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Le verifiche riguardano gli arrivi via mare e per via aerea e comprendono il controllo dell’identità, della nazionalità, dei passaporti e, per i cittadini extraeuropei, degli eventuali visti. La misura resterà in vigore fino al 7 settembre, proprio nel periodo di maggiore mobilità turistica (immagine creata da AI).
I controlli ripristinati dalla Spagna dall’8 agosto non modificano i documenti ammessi per i cittadini dell’Unione: rendono semplicemente più probabile la verifica al porto o in aeroporto. Lo conferma la scheda aggiornata di Viaggiare Sicuri – Spagna
Il costo dell’improvvida decisione per i cittadini italiani
Al di là dei costi aggiuntivi già avviati da parte del Governo italiano per procedere a migliaia di controlli inutili per i cittadini spagnoli in arrivo in Italia, il costo della decisione sarà soprattutto indiretto e, al momento, non è stato quantificato ufficialmente.
Una stima prudenziale può partire dai dati ENAC: nel 2025 i collegamenti aerei Italia-Spagna hanno movimentato circa 22,5 milioni di passeggeri, rendendo la Spagna il primo mercato estero dell’aviazione italiana. In un mese medio si tratta di circa 1,9 milioni di movimenti nelle due direzioni; nel periodo estivo il volume è ancora maggiore.
Se tra l’8 agosto e il 7 settembre circa un milione di passeggeri in arrivo in Spagna dall’Italia subisse mediamente 20-45 minuti di attesa aggiuntiva, il costo collettivo sarebbe:
- 330-750 mila ore perse;
- circa 5-11 milioni di euro valorizzando il tempo in 15 euro l’ora;
- ulteriori costi, non ancora stimabili, per personale aeroportuale, compagnie e gestori;
- spese individuali anche di centinaia di euro in caso di coincidenze perse, trasferimenti alternativi, pasti o pernottamenti.
Questa è una simulazione, non un dato consuntivo. I controlli saranno a campione e dunque molti viaggiatori potrebbero subire soltanto ritardi modesti. Il conto potrebbe però crescere negli aeroporti più congestionati o per chi viaggia con coincidenze separate.
Va inoltre ricordato che un ritardo dovuto ai controlli di frontiera generalmente non dà diritto alla compensazione pecuniaria prevista per i ritardi imputabili alla compagnia. Il passeggero che perde un secondo volo acquistato con un biglietto separato rischia quindi di sostenere personalmente il costo.
Una risposta speculare ai controlli introdotti dal governo italiano
Madrid presenta la decisione come una risposta speculare ai controlli introdotti dal governo italiano il 1° agosto sugli arrivi dalla Spagna. Roma aveva giustificato il provvedimento con il rischio di movimenti secondari dopo la crisi migratoria di Ceuta, l’enclave spagnola in Nord Africa dove, alla fine di luglio, decine di migliaia di persone avevano tentato di superare il confine con il Marocco.na risposta speculare ai controlli introdotti dal governo italiano
La scelta italiana appare però come un errore politico prima ancora che operativo. Ceuta non appartiene allo spazio Schengen e, secondo le autorità spagnole e le informazioni raccolte dalle principali testate internazionali, gran parte delle persone entrate nell’enclave è rientrata in Marocco. Non sarebbero inoltre emerse prove di un movimento consistente di migranti verso la penisola iberica e da lì verso l’Italia. La misura adottata da Roma si è quindi basata più su un rischio ipotetico che su un flusso effettivamente diretto verso il nostro Paese.
Il governo italiano aveva la facoltà giuridica di attivare controlli temporanei. Il Codice frontiere Schengen consente infatti di ripristinarli in presenza di una seria minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Bruxelles ricorda tuttavia che deve trattarsi di una misura eccezionale, proporzionata e utilizzata come ultima risorsa. Nella notifica trasmessa alla Commissione, l’Italia ha indicato come motivazione il possibile arrivo di cittadini di Paesi terzi provenienti da Ceuta.
La legalità formale non elimina il problema politico
Prima di sospendere la libera circolazione con un altro Stato membro, Roma avrebbe potuto chiedere un coordinamento europeo, intensificare lo scambio di informazioni e limitare le verifiche ai casi segnalati dalle autorità spagnole. Ha scelto invece un’iniziativa unilaterale dal forte valore propagandistico, offrendo a Madrid il pretesto per una risposta identica.
Il risultato è un danno diretto per cittadini e imprese italiane. I passeggeri diretti in Spagna dovranno prevedere tempi più lunghi negli aeroporti e nei porti, con possibili code, ritardi e complicazioni per le coincidenze. Le conseguenze ricadono anche sulle compagnie aeree e marittime, sugli operatori turistici e sui numerosi italiani che hanno programmato le vacanze in Spagna nel mese di agosto.
Lo scontro ha inoltre trasformato un problema alla frontiera esterna tra Spagna e Marocco in una crisi diplomatica interna all’Unione. Madrid aveva chiesto a Roma di ritirare i controlli, sostenendo che fossero ingiustificati e discriminatori. Il governo italiano ha respinto quello che ha definito un “ultimatum”, rivendicando la piena autonomia delle proprie decisioni in materia di sicurezza. La prova di forza ha così prevalso sul negoziato.
Le ricostruzioni più complete sono state pubblicate da Reuters, che ha seguito la sequenza delle misure reciproche, e dal Financial Times, che ha inquadrato il caso nella crisi politica dello spazio Schengen. In Italia, Sky TG24 e Adnkronos hanno spiegato modalità e durata dei controlli, mentre Euronews ha ricostruito lo scontro tra i due governi.
La vicenda dimostra il limite di una politica migratoria affidata soprattutto ai gesti simbolici. Il governo Meloni voleva mostrare fermezza, ma ha ottenuto controlli aggiuntivi per gli italiani, tensioni con un partner europeo e un nuovo indebolimento di Schengen. Una misura presentata come difesa dell’interesse nazionale ha finito, almeno nell’immediato, per penalizzare proprio i cittadini italiani.





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