Campi Flegrei e Vesuvio. Gli effetti indiretti del fenomeno El Niño

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El Niño e vulcani campani: nessuna prova di un aumento del rischio eruttivo, ma possibili effetti indiretti

El Niño è il riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, capace di modificare venti, piogge e temperature in molte aree del mondo.
L’intensificazione di El Niño di quest’estate può accrescere il rischio di siccità, precipitazioni estreme e ondate di calore in diverse regioni del pianeta. Non esistono, tuttavia, evidenze scientifiche che colleghino direttamente l’anomalia del Pacifico all’innesco di un’eruzione dei Campi Flegrei o del Vesuvio. Le interazioni possibili sono indirette: riguardano soprattutto la risposta dei sistemi idrotermali alle piogge, la lettura dei segnali di monitoraggio e l’aggravamento delle conseguenze di un’eventuale crisi vulcanica.

I modelli stagionali del ECMWF indicano lo sviluppo di un forte o eccezionale El Niño per la seconda metà del 2026 e l’inizio del 2027.

Il dato El Niño 3.4 va precisato

L’indice Niño 3.4 sarebbe passato da +1,5 °C nella media maggio-luglio a +2 °C nel luglio 2026. ma mescola rilevazioni differenti. Il nuovo indice relativo RONI, che sottrae il riscaldamento medio della fascia tropicale, indica valori più contenuti: +1 °C per maggio-luglio e +1,4 °C per giugno-agosto. NOAA considera comunque l’evento in rapido rafforzamento e attribuisce una probabilità superiore al 90% al raggiungimento di condizioni molto intense nell’autunno-inverno 2026-2027.

Questo non consente però di prevedere automaticamente siccità o alluvioni a Napoli. Il collegamento tra ENSO e clima euro-mediterraneo è debole, variabile e spesso mascherato dalla dinamica interna dell’Atlantico settentrionale. Le conseguenze europee devono quindi essere valutate attraverso previsioni stagionali regionali, non ricavate meccanicamente dall’indice del Pacifico.

Le piogge possono influenzare i segnali dei Campi Flegrei

Uno studio dell’Osservatorio Vesuviano ha esaminato la relazione tra precipitazioni, deformazione del suolo e terremoti nei due vulcani campani. Ai Campi Flegrei è stata osservata una possibile modulazione della microsismicità e dell’inclinazione del terreno dopo piogge abbondanti.

L’acqua penetra nelle rocce superficiali fratturate, modifica il carico esercitato sul terreno e può alterare temporaneamente la pressione dei pori e la circolazione nel sistema idrotermale. La correlazione con alcuni terremoti vulcano-tettonici risulta più evidente considerando periodi di trenta giorni e precipitazioni particolarmente elevate, con un ritardo massimo nell’ordine di undici giorni.

L’entità del fenomeno impone però molta cautela: la deformazione attribuibile alla pioggia risulta circa cento volte inferiore alle variazioni mensili prodotte dal sollevamento vulcanico. Gli stessi autori sottolineano che una correlazione statistica non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Le precipitazioni possono modulare un sistema già sottoposto a tensione, ma non risultano la causa fondamentale del bradisismo né un indicatore dell’imminenza di un’eruzione.

Il livello di allerta dei Campi Flegrei resta giallo, corrispondente a una condizione di disequilibrio medio e a una fase operativa di attenzione. Il terremoto di magnitudo Md 4.7 del 31 luglio 2026, il più forte registrato dalla rete locale dagli anni Settanta, si inserisce nella crisi bradisismica iniziata nel 2005. Non sono state presentate evidenze che permettano di attribuirlo alle precipitazioni o a El Niño.

Al Vesuvio l’influenza osservata è ancora più debole

Nel medesimo studio non è emersa, per il Vesuvio, una relazione significativa tra precipitazioni e terremoti alle scale temporali esaminate. Anche la correlazione fra piogge e inclinazione del terreno è risultata modesta.

Il Vesuvio si trova attualmente al livello di allerta verde, senza variazioni significative rispetto alla normale attività di fondo. L’ultima eruzione risale al 1944. Ciò non significa che il vulcano sia estinto, ma che i parametri attualmente osservati non indicano una fase di riattivazione.

In letteratura esistono ipotesi secondo cui precipitazioni eccezionali potrebbero, in particolari sistemi vulcanici, favorire la rottura di rocce già prossime al cedimento. L’esempio più discusso riguarda l’eruzione del Kīlauea del 2018, inizialmente collegata all’infiltrazione di piogge estreme. L’interpretazione è stata però contestata da studi successivi. Non è quindi scientificamente corretto trasferire quel modello ai vulcani campani. Una revisione internazionale conclude che le interazioni tra clima e vulcanismo esistono, ma molti meccanismi restano ipotetici o fortemente dipendenti dalla struttura del singolo vulcano.

Il rischio maggiore riguarda gli effetti combinati

La relazione più concreta non è “El Niño provoca un’eruzione”, ma “un evento meteorologico estremo può rendere più difficile affrontare una crisi vulcanica”.

InterazionePossibile conseguenza
Piogge intense e cenereLa cenere bagnata diventa più pesante, aumenta il carico sui tetti e può ostruire fognature e vie di drenaggio
Acqua e depositi vulcaniciPossibile formazione di colate di fango e detriti, anche dopo la fase eruttiva
Alluvioni durante un’evacuazioneInterruzione di strade, ferrovie, sottopassi e collegamenti portuali
Siccità e ondate di caloreMaggiore pressione su acquedotti, ospedali, reti elettriche e servizi di assistenza
Incendi boschiviDifficoltà di accesso alle aree, riduzione della visibilità e sovrapposizione delle emergenze
Piogge prolungateDisturbo dei segnali geodetici superficiali, da separare dalle deformazioni di origine vulcanica

Ai Campi Flegrei, caratterizzati da elevata densità abitativa e da una rete viaria complessa, la concomitanza tra alluvione, caldo estremo e crisi bradisismica potrebbe rallentare gli spostamenti e sottoporre le infrastrutture a sollecitazioni simultanee. Lo stesso principio vale per il Vesuvio, dove la pianificazione nazionale prevede l’allontanamento preventivo della popolazione della zona rossa in caso di passaggio alla fase di allarme. (

Le conoscenze disponibili non autorizzano a sostenere che il forte El Niño del 2026 aumenti la probabilità di un’eruzione dei Campi Flegrei o del Vesuvio. Ai Campi Flegrei le piogge possono produrre una modulazione misurabile, ma secondaria, della deformazione superficiale e della microsismicità; al Vesuvio tale relazione non è stata osservata in modo significativo.

Il punto rilevante per la sicurezza è il rischio multievento. Anche senza modificare la dinamica profonda dei vulcani, alluvioni, caldo, siccità e incendi possono aumentare la vulnerabilità della popolazione, ostacolare un’evacuazione e aggravare gli effetti della cenere. Per questo le previsioni meteorologiche stagionali dovrebbero essere integrate nelle esercitazioni e nei piani operativi, mantenendo però ben distinta la variabilità climatica dai segnali realmente indicativi dell’evoluzione vulcanica.

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