Cassazione: la pensione di reversibilità non può passare una seconda volta

La notizia in sintesi
- Cassazione: la reversibilità non può passare ai superstiti del primo beneficiario.
- La sentenza 14287/2024 accoglie il ricorso dell’Inps.
- Inabilità e vivenza a carico non bastano senza pensione diretta originaria.
- La prestazione ai superstiti non costituisce un bene ereditario.
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Cassazione esclude la seconda reversibilità
La Cassazione, con la sentenza 14287/2024, ha stabilito che la pensione di reversibilità erogata dall’Inps non può essere trasferita una seconda volta ai familiari di chi già la percepiva. Il principio riguarda i superstiti del titolare originario di una pensione diretta e chiarisce che la prestazione non produce un ulteriore diritto dopo la morte del primo beneficiario. La decisione nasce da una controversia esaminata dopo il ricorso dell’Inps contro una pronuncia della Corte d’appello di Napoli, favorevole alla figlia di una pensionata.
La donna sosteneva di essere inabile al lavoro e a carico della madre, ma quest’ultima riceveva già la reversibilità del marito. Per i giudici di piazza Cavour, tale circostanza escludeva il presupposto previdenziale necessario per una nuova pensione ai superstiti.
Il caso e il presupposto previdenziale
La pensione ai superstiti è una prestazione riconosciuta dalla legge ai familiari aventi diritto dopo la morte di un assicurato o pensionato. Si definisce reversibilità quando il defunto riceveva una pensione diretta, maturata attraverso la propria posizione assicurativa e contributiva, come la pensione di vecchiaia. La pensione indiretta, invece, spetta quando il lavoratore deceduto non era pensionato ma aveva maturato i requisiti contributivi richiesti.
Nel caso affrontato dalla Cassazione, la figlia aveva chiesto il trattamento dopo la morte della madre, indicandone l’inabilità e la dipendenza economica. La Corte d’appello di Napoli aveva ritenuto dimostrati questi requisiti personali, ma non aveva verificato correttamente la natura della pensione ricevuta dalla madre. Dagli atti emergeva una prestazione di categoria SO, cioè reversibilità, e non una pensione diretta di categoria VO, relativa alla vecchiaia ordinaria.
La Suprema Corte ha richiamato l’articolo 22 della legge 903/1965: il diritto opera soltanto a favore dei superstiti del titolare della pensione originaria. Inabilità e vivenza a carico possono rilevare per figli maggiorenni nelle condizioni previste, ma non sostituiscono il requisito essenziale del rapporto previdenziale da cui nasce la prestazione. Accogliendo il ricorso dell’Inps, la Corte ha annullato la sentenza d’appello, respinto la domanda e disposto la condanna alle spese.
Una prestazione distinta dall’eredità
La pronuncia chiarisce che la reversibilità non entra nell’asse ereditario come un immobile o un deposito bancario. Il familiare non subentra automaticamente nel trattamento ricevuto dal defunto, poiché il diritto nasce direttamente dalla legge e dipende dalla posizione previdenziale del titolare originario.
Il precedente impone quindi una verifica preventiva della pensione da cui deriva la richiesta, evitando di fondare domande soltanto su condizioni personali o familiari. La sentenza 33580/2023 aveva già ribadito, in un diverso contenzioso, la necessità di accertare concretamente la vivenza a carico del figlio inabile.
FAQ
La reversibilità può essere trasferita due volte?
La sentenza 14287/2024 esclude il secondo trasferimento ai familiari di chi percepiva già una pensione di reversibilità.
Quando si parla di pensione di reversibilità?
La reversibilità spetta ai superstiti quando il defunto era già titolare di una pensione diretta maturata con contributi propri.
Che differenza c’è tra reversibilità e pensione indiretta?
La pensione indiretta riguarda il lavoratore non pensionato che aveva già maturato i requisiti assicurativi e contributivi previsti.
Inabilità e carico economico sono sufficienti?
Inabilità e vivenza a carico non bastano quando manca una pensione diretta originaria da cui possa derivare il diritto.
Quali fonti sono state utilizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana fonti ufficiali e giornalistiche qualificate, analizzando anche Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
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