Nel mondo del lusso, ma non solo. Il Made in Italy di Ferretti Group
— di Davide Pinoli —
Nel mondo del lusso il Made in Italy non è soltanto una provenienza geografica ma un linguaggio fatto di design, artigianalità, tecnologia e capacità industriale.
In questo scenario Ferretti Group, presente anche Milano con un proprio Ufficio di rappresentanza è sicuramente una delle espressioni più riconoscibili dell’alta gamma nel campo degli yacht di lusso, con un portafoglio di sette marchi che comprende nomi come Riva, Ferretti Yachts, Pershing, Itama, Wally, Custom Line e CRN.
Linee, materiali, personalizzazione, prestazioni
Linee, materiali, personalizzazione e prestazioni diventano elementi di un prodotto destinato ad una clientela internazionale a cui questo gruppo, presente da sempre nei laghi lombardi è da sempre a dedicare la capacità di trasformare un natante in un’esperienza di classe, portando su una scala globale un prodotto che conserva il legame con una tradizione manifatturiera profondamente italiana.
Presenti in Lombardia con lo storico cantiere Riva a Sarnico sul lago d’Iseo, il gruppo è oggi presente in oltre 70 Paesi e si propone come uno dei principali operatori mondiali nel design, nella costruzione e nella vendita di yacht.
I numeri raccontano una realtà che, nonostante un mercato nautico più selettivo, continua a mostrare una significativa capacità di tenuta. Nel 2025 Ferretti Group ha registrato ricavi netti da nuovi yacht per 1,23 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente, mentre l’EBITDA adjusted ha raggiunto 202,8 milioni, con un margine del 16,5%. Il portafoglio ordini si è attestato a 1,716 miliardi di euro.
Con un 2026 che presenta uno scenario meno lineare, il gruppo ha saputo mantenere una marginalità del 15,8% e una posizione finanziaria netta positiva per 95 milioni di euro, segnale di una struttura finanziaria molto solida.
Il Ferretti Group è, dal giugno 2023, quotato su Euronext Milan, stabilendo un forte legame finanziario e istituzionale con la piazza milanese.
Una particolare idea di lusso italiano
Ferretti racconta così una particolare idea di lusso italiano che non è non ostentazione, ma equilibrio tra bellezza e ingegneria, tradizione e innovazione, artigianato e industria. Una formula che porta l’Italianità in tutto il mondo per ciò che rappresenta la vera sfida dei prossimi anni: dimostrare che il Made in Italy può essere non soltanto sinonimo di stile, ma anche di competitività globale, come sono a dimostrare i numeri in crescita esponenziale nell’area Asia-Pacifico.
Sullo sfondo di questo successo è innegabile di come il baricentro del gruppo si sia spostato pericolosamente, verso il socio di controllo cinese (il colosso industriale Weichai Group detentore del 39.5 di Ferretti).
Proprio per questo sarebbe importante poter limitare l’esercizio dei diritti di voto del gruppo cinese che, attraverso Ferretti International Holding, detiene circa il 39,5% di Ferretti, attraverso il Golden Power, per poter verificare se Weichai fosse obbligata a notificare al Governo la propria partecipazione in quanto Ferretti è considerata titolare anche di asset strategici per sicurezza e difesa.

La Ferretti Security Division
Nello specifico, il Governo ha esaminato la normativa sui poteri speciali a causa di alcune tecnologie a duplice uso (civile militare) sviluppate in passato e legate alla sicurezza come nel caso della Ferretti Security Division.
La produzione della Ferretti Security Division (FSD) che si occupa di produzione e vendita di imbarcazioni destinate alla Marina Militare è di fatto cessata nell’agosto 2024, con la sola coda di alcuni contratti di manutenzione che richiedono know-how, capacità industriali e competenze specialistiche.
Pertanto, il punto non è chiedere al Governo di comprare Ferretti o di espropriare Weichai, ma di utilizzare i poteri previsti dal Golden Power (lo strumento con cui il Governo può decidere se e come intervenire)
per impedire che un azionista cinese possa esercitare il controllo societario senza aver rispettato gli obblighi previsti dalla normativa, con effetti potenzialmente molto rilevanti sulla governance.
Il tutto a tutela di una eccellenza italiana e non verso interessi estranei a quelli nazionali.
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