Università italiane. Soft skills, le cinque competenze richieste alle nuove matricole

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Sono quasi 330 mila i giovani che ogni anno entrano per la prima volta nelle università italiane. Il passaggio dalla scuola all’ateneo modifica profondamente il modo di studiare e di organizzare la vita quotidiana: diminuiscono i controlli, aumentano l’autonomia, le responsabilità e la necessità di orientarsi tra lezioni, esami, scadenze e nuove relazioni.

Secondo la Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM), la preparazione disciplinare da sola non basta. Per affrontare consapevolmente il percorso universitario e ridurre il rischio di abbandono occorrono competenze trasversali che si sviluppano anche fuori dalle aule.

È un orientamento ormai condiviso dagli atenei. Il rettore dell’Università di Urbino, Giorgio Calcagnini, ha definito le soft skills «abilità fondamentali nel processo formativo e ai fini dell’ingresso nel mercato del lavoro». La Sapienza le considera strumenti per affrontare situazioni complesse, costruire la propria personalità e agire efficacemente nei contesti sociali e professionali.

1. Dalla routine scolastica all’autogestione

A scuola orari, verifiche e programmi scandiscono il lavoro quotidiano. All’università lo studente deve invece pianificare lo studio su periodi più lunghi, preparare le sessioni d’esame e conciliare formazione, relazioni, sport e interessi personali. Il time management diventa così la prima competenza da acquisire: autonomia non significa assenza di regole, ma capacità di costruirle.

2. Dai compagni di classe a una nuova rete di relazioni

La classe lascia il posto a un ambiente più ampio e meno strutturato. Occorre imparare a conoscere persone nuove, lavorare in gruppo, confrontarsi e chiedere aiuto. Costruire una rete facilita la circolazione delle informazioni e dei metodi di studio, ma soprattutto protegge dall’isolamento nei momenti di difficoltà.

Non sorprende che AlmaLaurea indichi proprio adattabilità, problem solving e lavoro di gruppo tra le competenze ritenute più importanti dai laureati per entrare nel mondo del lavoro: le stesse segnalate dalle imprese.

3. Burocrazia e problem solving

Iscrizioni agli esami, piani di studio, borse, bandi e agevolazioni obbligano le matricole a gestire informazioni amministrative spesso sconosciute. Diventa essenziale saper individuare le fonti affidabili, rispettare le scadenze e dialogare con segreterie e uffici.

Il problem solving non è quindi una competenza utile soltanto nel futuro professionale: viene esercitato fin dai primi mesi di università, ogni volta che bisogna comprendere una procedura e trovare autonomamente una soluzione.

4. Le prime scelte economiche

Per molti studenti l’università coincide con la prima gestione autonoma del denaro. Trasporti, libri, materiali e vita quotidiana richiedono un budget; per i fuori sede si aggiungono affitto, utenze e spese domestiche.

Il budgeting aiuta a distinguere necessità e consumi rinviabili, programmare le uscite e prevenire situazioni di difficoltà. L’educazione finanziaria diventa così parte concreta della crescita personale, non una materia astratta.

5. Adattarsi a una nuova città

Cambiare città significa orientarsi in un contesto sconosciuto, convivere con persone differenti e costruire nuove abitudini. Alle opportunità si possono accompagnare disorientamento e solitudine, soprattutto nei primi mesi.

L’adattabilità consiste nella capacità di affrontare il cambiamento senza subirlo, modificando gradualmente comportamenti e aspettative. È una competenza accademica, personale e professionale destinata a diventare sempre più importante.

Il mondo universitario sta riconoscendo formalmente questo patrimonio di capacità. Diversi atenei hanno introdotto corsi, crediti e certificazioni dedicati alle competenze trasversali. AlmaLaurea ha rilevato che oltre il 90% dei laureati conosce il tema delle soft skills e che più del 60% ritiene di avere sviluppato durante gli studi almeno sette delle nove competenze analizzate.

Anche il rettore della Luiss, Paolo Boccardelli, ha richiamato la necessità di mantenere un rapporto costante con le imprese per «anticipare le esigenze e le competenze del domani», integrando conoscenze specialistiche e capacità trasversali.

«L’università chiede alle matricole molto più della sola capacità di studiare», ha sottolineato Elisa Valeriani, presidente della CCUM. Nei Collegi universitari di merito, la vita comunitaria, l’accompagnamento e la formazione integrativa mirano proprio a sviluppare autonomia, resilienza e capacità relazionali.

Il tema, dunque, non consiste soltanto nel superare gli esami. Significa imparare a organizzarsi, costruire relazioni, risolvere problemi, amministrare le proprie risorse e adattarsi al cambiamento: competenze che sostengono il percorso universitario e preparano all’ingresso nel lavoro.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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