Bonus Giorgetti 2027, chi rinvia la pensione prende circa 275 euro in più su 3.000 lordi: chi può chiederlo e quanto si perde
Chi matura i requisiti per la pensione anticipata e decide di restare al lavoro potrà continuare a incassare uno stipendio più alto anche nel 2027. L’articolo 54 della legge di bilancio, ora in Parlamento, proroga il bonus Giorgetti, l’ex bonus Maroni, che porta in busta paga e senza tasse la quota di contributi normalmente a carico del lavoratore. Su uno stipendio di 3.000 euro lordi sono circa 275 euro al mese in più, ma la pensione futura risulterà più bassa.

Chi può chiederlo
Il bonus riguarda i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che maturano entro il 31 dicembre 2027 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. Nel 2027, secondo l’Inps, servono 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, senza limiti di età. Non è la stessa cosa dell’uscita a 64 anni, su cui abbiamo spiegato cosa c’è davvero nella manovra. L’incentivo non è automatico: spetta a chi ne fa richiesta e rinuncia ai contributi a proprio carico.
Quanto si prende in più in busta paga
La quota che torna nello stipendio è pari a circa il 9,19% della retribuzione lorda nel settore privato e all’8,89% nel pubblico impiego. Ecco qualche simulazione sul lordo mensile, da leggere come stima. Nel privato, con 2.500 euro lordi si ottengono circa 229,75 euro in più al mese, con 3.000 euro circa 275,70 euro e con 4.000 euro circa 367,60 euro. Su tredici mensilità, chi ne guadagna 3.000 arriva a circa 3.580 euro l’anno. Nel pubblico, sempre su 3.000 euro, l’aumento è di circa 266,70 euro al mese.
Il vantaggio è quasi tutto netto, perché quella somma non è soggetta a tasse e l’imponibile resta sostanzialmente quello di prima. I datori di lavoro continuano a versare la loro parte di contributi.
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Cosa si perde sulla pensione
Il conto arriva dopo. La quota incassata non viene accreditata sulla posizione previdenziale, quindi nel periodo in cui si usa il bonus il montante cresce meno e l’assegno finale sarà più leggero rispetto a chi resta al lavoro senza incentivo. Chi rinvia l’uscita, però, continua ad accumulare la parte di contributi a carico del datore di lavoro. La convenienza dipende quindi dall’età, dallo stipendio e da quanto a lungo si pensa di restare: prima di scegliere conviene chiedere una simulazione a un patronato.
Quanti lo useranno
La relazione tecnica della manovra stima circa 7.500 adesioni alla proroga, ma soltanto il 15%, poco più di 1.100 lavoratori, rinvierebbe davvero la pensione per effetto dell’incentivo. L’interesse però sembra in crescita: nei primi otto mesi del 2026 le minori entrate contributive legate alla misura hanno raggiunto 21,8 milioni di euro, contro i 2,1 milioni del 2025. Per il 2027 sono previsti 16 milioni di minori contributi, che salgono a 32,6 milioni nel 2028. Il testo deve ancora essere approvato da Camera e Senato entro il 31 dicembre.
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