Manovra, flat tax fino a 100mila euro. Che cosa cambia per il regime forfettario e per le partite Iva

La notizia in sintesi
- La Manovra prevede l’aumento del limite del regime forfettario da 85mila a 100mila euro.
- Nella fascia superiore a 85mila euro, tassazione agevolata sui redditi e obblighi Iva ordinari.
- Gli adempimenti aggiuntivi possono aumentare i costi contabili e incidere sui prezzi ai consumatori privati.
- Senza proroga, la soglia dei redditi da lavoro dipendente o pensione torna a 30mila euro nel 2027.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Regime forfettario fino a 100mila euro: cosa prevede la Manovra
Il regime forfettario per le partite Iva in Italia cambia nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026: il limite previsto sale da 85mila a 100mila euro. Dal 1° gennaio 2027, l’estensione della tassazione sostitutiva al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività, si accompagnerà però a obblighi diversi sull’Iva. Per rispettare i vincoli europei, nella fascia superiore a 85mila euro resterà l’agevolazione sui redditi, ma non le semplificazioni relative all’imposta sul valore aggiunto.
La distinzione riguarda una platea che conta già oltre due milioni di contribuenti e rende decisivo valutare il beneficio fiscale insieme ai nuovi costi amministrativi.
Oltre 85mila euro scattano gli obblighi Iva: adempimenti e conseguenze commerciali
Il doppio binario nasce dai vincoli della direttiva UE 2020/285: l’aumento del tetto non estende automaticamente tutte le agevolazioni del regime. Fino a 85mila euro restano sia l’imposta sostitutiva sia le semplificazioni Iva; nella fascia tra 85mila e 100mila euro, invece, la tassazione agevolata dei redditi convive con gli adempimenti ordinari dell’imposta sul valore aggiunto. L’assetto descritto punta a rendere l’ampliamento compatibile con le regole europee, evitando contestazioni da parte della Commissione europea.
Per chi rientrerà nella fascia superiore saranno necessari fatture con Iva, liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale e comunicazioni delle operazioni rilevanti all’Agenzia delle Entrate. La maggiore complessità comporterà costi aggiuntivi per contabilità e assistenza fiscale, da considerare nel calcolo della convenienza complessiva. Le conseguenze commerciali dipenderanno anche dalla clientela: nei rapporti con aziende e altri titolari di partita Iva, la neutralità dell’imposta può limitarne l’impatto.
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Per chi vende servizi ai consumatori privati, invece, l’Iva può tradursi in prezzi finali più elevati oppure in margini inferiori, se il professionista decide di assorbirne il costo. Il vantaggio dell’aliquota sostitutiva andrà quindi confrontato con oneri amministrativi e condizioni di vendita, non soltanto con il fatturato.
Dipendenti e pensionati con partita Iva: la soglia in scadenza
Un capitolo distinto riguarda dipendenti e pensionati con partita Iva: la deroga che consente l’accesso al forfettario con redditi da lavoro dipendente o pensione fino a 35mila euro scade il 31 dicembre 2026. Senza proroga nella Manovra 2027, dal 1° gennaio il limite tornerà a 30mila euro. Chi supera questa soglia perderà l’accesso al regime agevolato: l’ampliamento del tetto per l’attività autonoma non risolve dunque il diverso requisito legato agli altri redditi percepiti.
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