Se il mercato “gira” e arriva il momento delle scelte impopolari

Michele De Michelis -

Quando il mese scorso ho esternato i miei timori, onestamente non mi aspettavo che il mercato offrisse a stretto giro e in un arco di tempo così ravvicinato una dimostrazione pratica di cosa potrebbe accadere se le cose dovessero virare verso il peggio.

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Quello che abbiamo visto infatti è a mio parere solo un “assaggio” di ciò che provocano i reverse di posizioni concertate dai grandi gestori internazionali che, dovendo rispettare precisi parametri di rischio, non possono fare diversamente.

Quello che è accaduto all’indomani del diniego espresso dal Presidente Mattarella di fronte ai pre-requisiti del primo tentativo del governo Conte può essere paragonato ad una classica reazione chimica creata in laboratorio e che si sviluppa quando si mettono a contatto due sostanze liquide in grado di sprigionare un gas. Che lo spread sul decennale allargasse era abbastanza scontato, ma il movimento più aggressivo e anche inaspettato è avvenuto sulla parte corta della curva. Il BTP a due anni è passato da un tasso negativo di circa 25 basis point ad un tasso positivo di circa 250 e di conseguenza non solo i titoli di Stato ma anche tutto il mondo delle obbligazioni bancarie a breve scadenza sono arrivati a perdere parecchi punti percentuale, mettendo in serie difficoltà i gestori dei famosi fondi a bassa volatilità che si sono trovati alle prese con un mercato di soli venditori e con pochissima liquidità.

Credo che il concetto sia chiaro: volere fuggire da uno stadio pieno con piccole porte di uscita e il panico che monta diventa alquanto difficile, e c’è sempre il rischio della mattanza.

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Per tale motivo, bisognerebbe cercare sempre di evitare il più possibile di trovarsi in queste situazioni anche se spesso si diventa impopolari con i propri clienti perché si evitano temi d’investimento che vanno di moda o sono “semplici” da sfruttare. E se per caso poi ci si trova nostro malgrado coinvolti in quanto appena descritto, per assurdo è meglio rimanere fermi e valutare con razionalità quanto sta accadendo, perché spesso poi le reazioni si rivelano esagerate. Infatti solo qualche giorno dopo il tasso sul biennale italiano ha stretto andando abbondantemente sotto l’1 % e creando la possibilità almeno di vendere con una perdita più contenuta in un mercato dove erano tornati i compratori.

Mentre scrivo il BTP biennale si trova poco sopra i 160 basis point, nel frattempo l’indice S&P 500 , incurante dei problemi del Belpaese e più in generale europei, continua la sua marcia di riavvicinamento verso i massimi di gennaio, mentre l’indice tecnologico Nasdaq ha addirittura segnato nuovi record. Sul fatto che siano corrette o meno queste valutazioni potremmo scriverne per ore, citando frotte di analisti pro rialzo e altrettante persone che suggeriscono assolutamente di vendere poiché questi indici e le aziende che le compongono sono seguite da tutti. Non credo invece che siano altrettanto analizzate le società che compongono l’indice Russel 2000, il paniere delle imprese a media capitalizzazione, dove a mio avviso esistono chiari ed evidenti esempi di sopravvalutazione. All’interno di tale paniere troviamo infatti aziende che quotano 60/70 volte gli utili attesi pur non avendo nessun business innovativo né possibilità di raddoppiare fatturato o utili nei prossimi anni.

Ma allora per quale motivo sono salite così tanto?

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Semplicemente per effetto degli acquisti indiscriminati derivanti da quel fiume di denaro che ha alimentato il mondo dei fondi passivi o a benchmark, che si è riversato anche su fondi specializzati sulle mid-cap.

Provate a immaginare le conseguenze di una eventuale interruzione di tale flusso o ancor peggio di riscatti su tali fondi. Potrebbe rivelarsi la “tonnara” perfetta per i gestori long short americani che sono stati di recente denigrati per non aver partecipato alla moda delle small-cap americane .
Ma a volte bisogna essere impopolari per rimanere coerenti.

Pur senza fare di tutta l’erba un fascio e affermare che tutte le mid cap siano da vendere, certamente occorre un’attenta analisi e diffidare degli acquisti passivi.


Michele De Michelis – responsabile investimenti – Frame Asset Management

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