New Money Forum Milano: Italia ultima per adozione di crypto-asset nei cinque Paesi esaminati

La notizia in sintesi
- L’Italia ha il tasso di adozione dei crypto-asset più basso tra i cinque Paesi esaminati.
- I possessori attuali sono 2,8 milioni in Italia e 12 milioni nel Regno Unito.
- Gli exchange centralizzati sono il principale canale di acquisto in tutti i mercati analizzati.
- Il 45% degli italiani interessati all’acquisto indica le banche come canale potenziale.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
L’Italia è ultima per diffusione dei crypto-asset tra i cinque mercati europei analizzati dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano. I possessori italiani sono 2,8 milioni, contro i 12 milioni del Regno Unito, che presenta il livello di adozione più elevato. I dati, riportati nelle elaborazioni del 29 ottobre 2026 e riferiti a una survey sui consumatori del 2025, mostrano anche una differenza tra le modalità di acquisto già utilizzate e quelle indicate da chi vorrebbe entrare nel mercato: in Italia prevalgono oggi gli exchange, mentre tra i potenziali acquirenti la preferenza va alle banche.

La diffusione nei cinque Paesi
Il confronto comprende Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. L’Osservatorio colloca il mercato britannico davanti agli altri per maturità, seguito da quello spagnolo, da quello tedesco e da quello francese. L’Italia chiude la graduatoria: la quota di consumatori che attualmente detiene crypto-asset è il 7%, rispetto al 9% della Francia, all’11% della Germania, al 14% della Spagna e al 27% del Regno Unito.
La classifica per numero di possessori presenta invece un ordine diverso nelle posizioni intermedie. Dietro ai 12 milioni britannici si trovano i 6,4 milioni della Germania, i 4,9 milioni della Spagna e i 3,7 milioni della Francia. L’Italia rimane in fondo anche in termini assoluti, con 2,8 milioni di possessori attuali.
La rilevazione distingue chi detiene crypto-asset da chi li aveva in passato, da chi vorrebbe acquistarli e da chi li conosce senza possederli. Una categoria separata comprende chi non li conosce. Il quadro dell’adozione non coincide dunque con quello della sola conoscenza: il possesso attuale è una delle condizioni esaminate, accanto all’esperienza precedente e all’interesse per un acquisto futuro.
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Gli exchange guidano gli acquisti effettivi
Per i canali già utilizzati, l’analisi considera i consumatori che possiedono o hanno posseduto cripto-attività, pari al 21% del campione. In tutti e cinque i Paesi gli exchange centralizzati risultano il canale principale. Le percentuali riportate sono il 45% in Italia, il 47% in Francia, il 48% in Germania, il 41% in Spagna e il 49% nel Regno Unito.

Il primato degli exchange accomuna quindi mercati con livelli di adozione differenti. L’Italia, pur avendo la quota più bassa di possessori attuali, presenta per questo canale un valore compreso tra quello spagnolo e quello francese. La graduatoria della diffusione dei crypto-asset non si riproduce nello stesso ordine quando si osservano le modalità di acquisto.
Oltre agli exchange centralizzati, la survey prende in esame gli on-ramp, le piattaforme di trading e le banche. Per l’Italia, queste ultime sono indicate dal 18% dei consumatori appartenenti alla base degli utilizzatori attuali o passati. È un dato distinto dalla preferenza espressa da chi dichiara di voler acquistare crypto-asset, oggetto di un’altra parte dell’indagine.
Tra i potenziali acquirenti italiani prevalgono le banche
L’analisi dei canali potenziali riguarda infatti una base diversa: il 10,5% del campione, composto dai consumatori che dichiarano l’intenzione di acquistare crypto-asset. In questo gruppo, il 45% degli italiani indica le banche. Le altre opzioni raccolgono percentuali inferiori: il 15% per le piattaforme di trading, il 13% per gli exchange centralizzati e il 12% per gli on-ramp.

La preferenza per il canale bancario è più alta in Italia che negli altri Paesi esaminati. Tra i potenziali acquirenti, le banche sono indicate dal 31% in Francia, dal 30% sia in Germania sia in Spagna e dal 24% nel Regno Unito. Per gli exchange centralizzati, invece, il valore britannico raggiunge il 42%, contro il 13% italiano.
Per il mercato italiano emerge così una distanza tra l’esperienza di chi ha già acquistato e le intenzioni di chi vorrebbe farlo. Gli exchange guidano gli acquisti rilevati, ma le banche raccolgono la maggiore preferenza nel gruppo dei potenziali nuovi acquirenti. Le due misure descrivono pubblici diversi: la seconda registra un orientamento dichiarato, non un acquisto già effettuato.
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