Spread Btp-bund ancora in salita. Attesa per la doppia emissione di BTP Valore: cosa succederà e come muoversi

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Apertura di seduta in leggera risalita per lo spread tra BTp e Bund dopo la fiammata della scorsa settimana. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il titolo tedesco di pari durata si attesta a 118 punti base, rispetto ai 117 punti della chiusura di venerdi’. Il rendimento del BTp decennale benchmark scende al 4,61% dal 4,69% registrato alla vigilia. Il rendimento del Bund tedesco continua a calare e ora e’ al 3,43% mentre l’OaT decennale francese continua a salire e si attesta al 4,90%. Lo spread tra OaT e Bund si attesta a 147 punti, cinque punti in piu’ rispetto alla vigilia.

Che cosa accadrà questa settimana a Piazza Affari

La nuova settimana si apre ancora con l’attenzione alla volatilità del mercato obbligazionario, ma anche ai dati sul reddito e i consumi delle famiglie italiane, dopo che le stime preliminari hanno mostrato un’inflazione in sensibile aumento.

Il 9 ottobre ci sarà l’asta dei BOT, i titoli di Stato a breve scadenza, su cui impatterà il recente rialzo dei rendimenti e l’allargamento dello spread BTP-bund.
In attesa delle trimestrali del settore dell’intelligenza artificiale, i titoli italiani della filiera dei semiconduttori restano sotto i riflettori dopo i conti di Micron Technology.
Dopo i dati sull’inflazione, sono in arrivo quelli sul reddito e i consumi delle famiglie, un termometro per capire l’impatto del caro-prezzi sui bilanci dei consumatori.

Doppia emissione di BTP Valore


Il mese che vedrà per la prima volta una doppia emissione di BTP Valore, si apre con l’asta del BOT, i buoni ordinari del Tesoro a 12 mesi, prevista il 9 ottobre con data di regolamento il 14 ottobre. Il collocamento, realizzato attraverso gli intermediari autorizzati, avviene in un momento di tassi di interesse in salita e forti vendite sui mercati obbligazionari. Essendo titoli a breve scadenza, i BOT sono meno influenzati dalle variazioni dello spread, ossia del differenziale tra il BTP italiano decennale e il bund tedesco, considerato un benchmark per l’eurozona. Tuttavia, l’allargamento dello spread sopra i 110 punti base nell’ultima settimana, dai minimi di 58 punti di metà gennaio, è un fattore da tenere presente, perché indica che gli investitori potrebbero chiedere un rendimento maggiore per il rischio di detenere debito del Belpaese.

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Cos’è lo spread?

Lo spread BTP-Bund indica la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato italiani (BTP) e quello dei titoli di Stato tedeschi (Bund), considerati un punto di riferimento per la loro elevata affidabilità.

Per esempio, se i BTP rendono il 3% e i Bund l’1%, la differenza è del 2%, cioè 200 punti base.

Lo spread viene utilizzato come indicatore della fiducia degli investitori nella solidità finanziaria di un Paese. Quando aumenta, significa che gli investitori percepiscono un rischio maggiore e chiedono quindi un rendimento più elevato per acquistare i titoli di quello Stato.

Al contrario, quando lo spread diminuisce, generalmente indica una maggiore fiducia nei confronti del Paese e una minore differenza tra i rendimenti dei suoi titoli e quelli tedeschi.

Perché lo spread sale

A pesare sui mercati obbligazionari, nei giorni scorsi, è stato innanzitutto il rally del petrolio. Il Brent è tornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile, arrivando a superare anche quota 101 dollari con un rialzo di oltre il 3%. Un movimento che alimenta i timori per l’inflazione e rende più complesso lo scenario per le banche centrali.

A questo si aggiunge il nervosismo legato all’aumento dei debiti pubblici, a partire da quello degli Stati Uniti. I governi sono chiamati a emettere nuovi titoli di Stato per rifinanziare il debito in scadenza e finanziare il crescente fabbisogno, in un contesto nel quale i rendimenti sono destinati a rimanere sotto pressione.

Il terzo fattore è rappresentato dai timori per una nuova accelerazione dell’inflazione, alimentata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalla crisi in Medio Oriente, per la quale al momento non si intravedono segnali concreti di soluzione. Gli investitori si stanno quindi posizionando sul mercato scontando la possibilità di nuovi interventi della Federal Reserve e della Banca centrale europea sui tassi.

Di fronte a nuove pressioni sui prezzi, le banche centrali potrebbero essere costrette a mantenere una politica monetaria più restrittiva, o a intervenire nuovamente sui tassi per contenere l’inflazione. Una prospettiva che si traduce in rendimenti più elevati sui titoli di Stato.

In Europa, a risentirne maggiormente sono i Paesi con livelli di debito più elevati, tra cui Italia e Francia. È in questo contesto che lo spread torna sotto i riflettori: l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato alimenta infatti il differenziale di rendimento tra i bond dei Paesi più indebitati e quelli considerati più solidi.

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