Deepfake, chat e video contestati in tribunale: cosa cambia per la prova in giudizio
Una chat, una registrazione o un video prodotti in giudizio fanno piena prova se la parte contro cui sono usati non ne contesta la conformità ai fatti, e la contestazione deve essere chiara e circostanziata. È la regola del processo civile e delle cause di lavoro, che oggi deve fare i conti con l’intelligenza artificiale e con la difficoltà di stabilire cosa sia autentico.

Intorno a questa domanda si muove anche il mercato globale delle tecnologie forensi, un comparto ampio che comprende diverse discipline. Secondo le stime aggiornate di Fortune Business Insights passerà dai 6,67 miliardi di dollari del 2026 agli 11,59 miliardi del 2034, con un tasso medio annuo del 7,16%.
Perché il settore cresce
Secondo Axerta, società italiana di investigazioni aziendali fondata nel 1963, all’estero la spinta arriva soprattutto dagli investimenti pubblici nei laboratori forensi, mentre in Europa e in Italia pesano i crimini informatici e la manipolazione digitale nelle aule di tribunale, dove registrazioni, video, chat e dati sono sempre più spesso contestati come falsi.
Secondo Mirko Vicenzotto, responsabile della business unit Investigazioni Scientifiche di Axerta, l’intelligenza artificiale ha un doppio effetto: rende più facile creare un contenuto falso e rende plausibile il dubbio anche su uno autentico. Per chi produce materiale in giudizio e per chi lo contesta, spiega, la risposta non può essere un’opinione, ma un’analisi condotta con metodo, documentata e in grado di reggere al contraddittorio.
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Il quadro normativo italiano
La legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2025, ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-quater. La norma punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi, senza consenso, cede, pubblica o diffonde immagini, video o voci falsificati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, se dal fatto deriva un danno ingiusto a una persona. Il reato è in generale perseguibile a querela.
Il quadro è stato completato dal decreto legislativo 160/2026, in vigore dal 30 settembre 2026. Il provvedimento ha inserito il delitto di deepfake tra i reati presupposto della responsabilità degli enti prevista dal decreto 231/2001, con una sanzione pecuniaria da 200 a 700 quote, a cui possono aggiungersi, se ricorrono i presupposti, misure interdittive, e ha introdotto nuove regole di responsabilità civile per i danni causati dai sistemi di intelligenza artificiale.
Sul piano della prova, nel processo penale l’autenticità e l’integrità di un file estratto da uno smartphone possono incidere in modo determinante sull’esito del procedimento.
Una divisione dedicata alle scienze forensi
Axerta ha creato una business unit dedicata alle scienze forensi, dall’informatica all’ingegneria forense fino a genetica, chimica e geologia, e dichiara di voler offrire a giustizia civile, diritto del lavoro e difese penali un approccio paragonabile a quello di RIS e Polizia Scientifica.
Nei sinistri stradali si possono usare i dati dell’Event Data Recorder, la scatola nera obbligatoria sulle auto di nuova immatricolazione nell’Unione Europea, mentre scene del crimine, incendi e infortuni sul lavoro vengono documentati con laser scanner, fotogrammetria e droni in modelli tridimensionali riesaminabili anche quando i luoghi sono stati modificati.
I cinque trend delle investigazioni scientifiche
Gli esperti di Axerta individuano cinque tendenze. Con l’AI Forensics l’intelligenza artificiale diventa oggetto di analisi per accertare l’origine dei contenuti generati. La Deepfake Detection usa software e metodi per distinguere le evidenze autentiche da quelle alterate, anche se un programma può solo segnalare elementi sospetti e il risultato va interpretato. La Digital Forensics avanzata recupera dati da cloud, dispositivi IoT, smartwatch, droni e veicoli connessi.
La Forensic Readiness riguarda le imprese che si organizzano per raccogliere e proteggere i dati prima di un incidente informatico o di una frode. La blockchain forense, infine, è usata nella gestione della catena di custodia: può dimostrare che un dato non è stato alterato dopo la registrazione, non che fosse vero al momento dell’acquisizione.
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