Investimenti, troppe informazioni per quattro potenziali investitori italiani su dieci. Sugli ETF la fiducia si ferma al 28%
Lo studio di Capital.com rileva una maggiore sicurezza nell’investire in obbligazioni, prodotti pensionistici e fondi comuni. Gli intervistati italiani si sentono meno disorientati dalle informazioni finanziarie rispetto al campione europeo, ma restano cauti su azioni ed ETF.
Tra i potenziali investitori italiani, quattro su dieci si sentono sopraffatti dalla quantità di informazioni finanziarie disponibili. La fiducia si concentra su obbligazioni, prodotti pensionistici e fondi comuni, mentre resta più contenuta su azioni ed ETF. Anche chi riesce a orientarsi tra notizie e analisi, dunque, può sentirsi poco sicuro quando deve scegliere come investire.

È il quadro che emerge da Beyond Access, lo studio commissionato da Capital.com sui fattori che influenzano le decisioni degli investitori. Il 41% degli intervistati italiani dichiara di sentirsi sopraffatto dalle informazioni, contro il 50% del campione europeo. Questa minore difficoltà percepita convive, però, con livelli di fiducia verso azioni ed ETF inferiori a quelli rilevati nel confronto internazionale.
Obbligazioni e previdenza davanti ad azioni ed ETF
Considerando insieme chi si dichiara “molto” o “abbastanza” fiducioso, il 56% degli intervistati italiani si sente sicuro nell’investire in obbligazioni. La percentuale scende al 51% per i prodotti pensionistici e al 48% per i fondi comuni. Le azioni raggiungono il 42%, mentre gli ETF si fermano al 28%.
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La distanza emerge anche considerando soltanto chi si sente “molto fiducioso”: per gli ETF, la quota italiana scende al 7%, il valore più basso tra i mercati esaminati, contro il 10% del campione europeo. Per le azioni si attesta al 9%, rispetto al 14% europeo.
Si tratta di valutazioni soggettive, che descrivono quanto gli intervistati si sentano sicuri nell’investire nei diversi strumenti e non ne misurano il rischio effettivo.
Capital.com collega la maggiore fiducia verso i fondi comuni alla presenza consolidata del risparmio gestito in Italia. Secondo i dati Assogestioni riportati nel comunicato, alla fine del 2025 le famiglie italiane detenevano 679 miliardi di euro in fondi comuni. Nello stesso anno, 1,5 milioni di persone hanno investito per la prima volta in un fondo.
Meno difficoltà nel filtrare le notizie
Gli intervistati italiani incontrano minori difficoltà anche nella selezione delle informazioni. Il 36% dichiara di faticare a filtrare le notizie irrilevanti sugli investimenti, contro il 45% del campione europeo. Anche in questo caso, si tratta della percentuale più bassa tra i mercati analizzati.
Il timore di compiere una scelta di cui pentirsi riguarda invece il 43% del campione italiano, a fronte del 54% europeo. Un riepilogo semplice, che spieghi perché un investimento possa essere adatto o meno alla propria situazione, sarebbe molto o estremamente utile per il 45% degli intervistati italiani, contro il 59% del campione europeo.
Dalla ricerca emerge quindi una distinzione tra la capacità percepita di gestire le informazioni e la sicurezza nelle scelte: sentirsi meno disorientati può accompagnarsi a una fiducia limitata verso alcuni strumenti.
«Disporre di un’abbondanza di informazioni e sentirsi pronti ad agire sono due cose ben diverse», osserva Christoforos Soutzis, CEO Europe di Capital.com. Secondo Soutzis, comprendere i rischi e poter valutare con i propri tempi sono elementi centrali del processo decisionale, che può comprendere anche la scelta di non investire.
Il campione della ricerca
Il sondaggio è stato condotto online tra il 18 e il 31 marzo 2026 su 3.613 potenziali investitori, di cui 505 in Italia. Alle domande quantitative sono stati affiancati approfondimenti basati su risposte aperte. L’indagine ha coinvolto Regno Unito, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi, oltre a un ulteriore campione di partecipanti provenienti da altri Paesi dell’Unione europea.
I partecipanti sono adulti in possesso di risparmi o attività finanziarie: i risultati si riferiscono quindi a questa platea. La nota metodologica precisa inoltre che le differenze di pochi punti percentuali tra i campioni nazionali devono essere considerate indicative.
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