Immigrazione. L’importanza dei talenti stranieri nelle aziende britanniche

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L’immigrazione nel Regno Unito ha subito fluttuazioni significative dal 2010, influenzata da vari fattori economici, politici e sociali.

Nel periodo 2010-2015, l’immigrazione è aumentata costantemente, in gran parte a causa dell’afflusso di cittadini dell’Unione Europea (UE) dopo l’allargamento dell’UE, con l’ingresso di Paesi come la Romania e la Bulgaria. La libera circolazione all’interno dell’UE ha permesso a molti cittadini di trasferirsi nel Regno Unito per lavoro. Ma nel 2016 il referendum sulla Brexit ha segnato un punto di svolta. Anche se l’immigrazione è rimasta alta, l’incertezza politica ha iniziato a influenzare le decisioni migratorie, soprattutto tra i cittadini dell’UE.

Con la Brexit completata e il nuovo sistema di immigrazione a punti in vigore, il Regno Unito ha visto un calo nell’immigrazione da parte di cittadini UE, ma un aumento dell’immigrazione da Paesi extra-UE, specialmente attraverso i programmi per lavoratori qualificati e studenti. La ripresa economica e il nuovo sistema di immigrazione hanno portato a un saldo migratorio netto che si è assestato intorno alle 250.000 persone, con un cambiamento significativo nella provenienza geografica dei migranti. La Brexit ha avuto un impatto notevole sulla politica migratoria del Regno Unito, introducendo un sistema a punti che favorisce l’immigrazione di lavoratori qualificati, indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

Il ruolo talenti stranieri nell’economia britannica

Quale ruolo hanno i talenti stranieri in alcune delle aziende britanniche in più rapida crescita? Questa la domanda che si pone la giornalista Jennifer Sieg sulla testata  CITY A.M.

Ancora una volta, i talenti stranieri sono stati trovati alla guida di una parte significativa delle aziende britanniche in più rapida crescita. Secondo un’analisi dei dati Beauhurst condotta da The Entrepreneurs Network e dagli avvocati specializzati in immigrazione Fragomen, il 39% delle 100 aziende britanniche in più rapida crescita quest’anno ha un co-fondatore nato all’estero. In confronto, il rapporto ha evidenziato che gli immigrati attualmente rappresentano meno del 15% della popolazione generale del Regno Unito.

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L’analisi, che sostiene quanto i talenti stranieri siano “critici” per il futuro dell’ecosistema delle start-up del Regno Unito, ha anche invitato il nuovo governo laburista a riformare la politica sui visti e l’immigrazione. Segue altre preoccupazioni sulla crescente carenza di talenti nel Regno Unito e sulle nuove linee guida sui visti implementate verso la fine del precedente mandato del governo conservatore, tra cui un aumento della soglia salariale per i visti per i lavoratori qualificati, portata a 38.700 dalle precedenti 26.200 sterline.

Eamonn Ives, direttore della ricerca di The Entrepreneurs Network, ha affermato: “Dato il ritorno indesiderato di retorica ostile nei confronti degli immigrati nel Regno Unito, è più importante che mai esporre i fatti. Le persone che vengono nel nostro Paese per lavorare sono un’enorme forza positiva, come dimostra ancora una volta la nostra ricerca, i talenti stranieri stanno aiutando a costruire alcune delle aziende più entusiasmanti e redditizie della Gran Bretagna. Dobbiamo assicurarci che il nostro sistema di immigrazione riconosca il loro incredibile contributo e non eriga inutilmente barriere a coloro che vogliono rendere la nostra economia più forte e dinamica”.

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Il rapporto includeva un elenco di raccomandazioni governative, alcune delle quali includevano l’abbassamento dei costi dei visti, la riforma delle soglie di ammissibilità, la negoziazione di programmi di mobilità giovanile e la creazione di una task force specializzata per il reclutamento di talenti internazionali.

Nadine Goldfoot, managing partner di Fragomen, ha affermato: “Come evidenzia l’analisi, i fondatori di start-up nati all’estero sono stati e sono parte integrante del successo dell’ecosistema imprenditoriale del Regno Unito. Le riforme per garantire che continuiamo ad attrarre le menti più brillanti del mondo nel Regno Unito, per collaborare con gli innovatori locali, sono una ricetta per una crescita economica continua e dinamica”.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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