La ricchezza italiana cresce, ma resta concentrata nelle mani di pochi

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il patrimonio medio sale a 453mila euro, ma quello della famiglia centrale non arriva a 180mila. il 10% più benestante controlla oltre il 60% della ricchezza nazionale

Le famiglie italiane possiedono complessivamente un patrimonio in crescita, ma la sua distribuzione continua a essere profondamente squilibrata. È quanto emerge dai Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie pubblicati dalla Banca d’Italia, aggiornati al quarto trimestre del 2025.

Secondo i nuovi dati, il patrimonio netto medio di una famiglia ammonta a 453mila euro, in aumento rispetto ai 431mila euro registrati nel 2024. Questa cifra, tuttavia, non rappresenta fedelmente la condizione economica della maggioranza degli italiani. Il valore mediano, cioè quello che divide le famiglie in due gruppi numericamente uguali, si ferma infatti a circa 178mila euro.

In altre parole, una famiglia su due dispone di una ricchezza netta inferiore a questa soglia. La notevole distanza tra media e mediana rivela quanto i patrimoni più elevati riescano a influenzare il dato complessivo.

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Che cosa comprende la ricchezza familiare

Quando si parla di patrimonio non bisogna pensare soltanto al denaro conservato sul conto corrente. La ricchezza netta comprende il valore delle abitazioni, dei terreni, dei depositi, dei titoli, delle azioni, delle partecipazioni e degli altri investimenti finanziari. Da questo totale devono poi essere sottratti mutui, prestiti e altri debiti.

Una famiglia proprietaria di una casa dal valore elevato, quindi, può risultare patrimonialmente benestante pur disponendo di una quantità relativamente limitata di denaro immediatamente utilizzabile.

Le statistiche della Banca d’Italia uniscono i dati della contabilità nazionale alle informazioni raccolte attraverso l’Household Finance and Consumption Survey, l’indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie dei paesi dell’area dell’euro. Il risultato consente di osservare non soltanto l’ammontare della ricchezza nazionale, ma anche la sua distribuzione tra i diversi gruppi della popolazione.

Al 10% più ricco oltre il 60% del patrimonio

Il dato più significativo riguarda la concentrazione della ricchezza. Il 10% delle famiglie economicamente più forti possiede il 60,6% del patrimonio netto complessivo. Alla metà meno abbiente della popolazione rimane invece soltanto il 7,2%.

Anche l’indice di Gini, utilizzato per misurare il grado di disuguaglianza, conferma questa tendenza: è salito da 71,5 punti nel 2024 a 72,2 punti nel 2025, segnalando un’ulteriore concentrazione della ricchezza nelle mani delle famiglie più benestanti.

La casa domina nei patrimoni più piccoli

Le differenze tra i gruppi sociali riguardano anche la composizione del patrimonio. Per la metà meno abbiente, oltre il 90% delle attività detenute è costituito da abitazioni, che pesano per il 73,6%, e depositi, che pesano per il 17,5%.

Le famiglie nelle fasce più alte presentano invece un portafoglio molto più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi.

Questa diversa composizione produce conseguenze concrete. Chi concentra la propria ricchezza nell’abitazione dipende soprattutto dall’andamento del mercato immobiliare e dispone di beni meno facilmente trasformabili in liquidità. Chi investe nei mercati finanziari può approfittare maggiormente delle fasi di crescita, ma risente anche più rapidamente delle loro oscillazioni.

Una concentrazione che cresce da tempo

Il quadro attuale si inserisce in una tendenza di lungo periodo. Secondo le analisi della Banca d’Italia, il 5% delle famiglie più ricche possiede circa il 46% della ricchezza netta totale. La disuguaglianza è aumentata soprattutto tra il 2010 e il 2016, per poi rimanere sostanzialmente stabile tra il 2017 e il 2022.

Nello stesso periodo è cambiata anche la composizione del patrimonio del decimo più ricco: il peso degli immobili si è ridotto dal 41,4% al 35,7%, mentre è cresciuta la quota investita in fondi comuni e polizze assicurative.

Per comprendere la condizione patrimoniale della famiglia italiana centrale, quindi, la media di 453mila euro può risultare fuorviante. Il dato più rappresentativo resta la mediana, ferma a circa 178mila euro.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

Areas of Expertise: editoria e comunicazione digitale, scrittura e revisione editoriale, giornalismo economico-finanziario, progettazione editoriale, pianificazione e coordinamento dei contenuti, social media e marketing digitale, intelligenza artificiale applicata alla comunicazione, strategie digitali, analisi dei contenuti e storytelling, comunicazione istituzionale e ufficio stampa
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Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.