MPS, doppia offerta da 34 miliardi su Banco BPM e Banca Generali: cosa sta succedendo
Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ha approvato il 20 agosto il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni: circa 25,3 miliardi di euro su Banco BPM e circa 8,7 miliardi su Banca Generali, per un valore complessivo vicino ai 34 miliardi. L’obiettivo dichiarato è costruire un gruppo con oltre 810 miliardi di attività finanziarie complessive e difendere l’autonomia di MPS dall’offerta non concordata presentata da Intesa Sanpaolo lo scorso 8 giugno.

Perché il mercato resta prudente
Per Banco BPM il rapporto di cambio è fissato in 1,567 nuove azioni MPS per ogni azione BPM, che sulla base dei prezzi ufficiali del 19 agosto implica un valore di 16,729 euro per azione, senza premio una volta scontata la distribuzione straordinaria da 4 miliardi che MPS ha deliberato in parallelo per i propri azionisti. È uno dei punti deboli dell’operazione: chi riceve un’offerta si aspetta di norma un incentivo economico ad aderire, e trattandosi di un concambio in azioni il valore finale dipende comunque dall’andamento del titolo MPS in borsa.
Gli analisti segnalano anche altri rischi: la difficoltà di gestire due acquisizioni simultanee mentre è ancora in corso l’integrazione di Mediobanca, l’ampiezza della maggioranza richiesta all’assemblea MPS convocata per il 29 ottobre e la solidità delle sinergie annunciate, stimate da MPS in circa 2,6 miliardi di euro annui ante imposte. Anche S&P ha richiamato l’attenzione sulla complessità esecutiva del progetto, ed Equita, che è anche advisor di Intesa, ha definito il rischio di esecuzione della doppia offerta superiore rispetto all’OPAS di Ca’ de Sass.
Il ruolo decisivo di Crédit Agricole
Il principale snodo dell’operazione su Banco BPM è Crédit Agricole, che a inizio luglio ha comunicato di aver portato la propria quota al 29,3% dell’istituto milanese. Senza il sostegno del gruppo francese, per MPS sarebbe molto difficile raggiungere un numero sufficiente di adesioni. In caso di adesione integrale all’offerta, Crédit Agricole diventerebbe uno dei principali azionisti del nuovo gruppo, ma dovrà valutare il rapporto di concambio, la diluizione della propria partecipazione e il peso che avrebbe nella futura governance.
Va inoltre considerato che Banco BPM detiene già il 3,74% del capitale di MPS, una quota costruita nel 2024 in occasione del collocamento di una tranche della partecipazione del Tesoro. L’incrocio azionario impone il passaggio dell’operazione attraverso il comitato parti correlate.
La risposta a Intesa Sanpaolo
La doppia offerta di MPS arriva come contromossa all’OPAS lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno, che valorizza le azioni MPS 10,091 euro l’una per un controvalore complessivo di circa 30,6 miliardi di euro, con un premio del 12,5% sui prezzi precedenti l’annuncio. Il progetto di Intesa, sviluppato in collaborazione con Unipol, prevede la cessione di una parte della rete di sportelli MPS e comporterebbe per Ca’ de Sass il mantenimento del controllo su Mediobanca e sulla partecipazione in Assicurazioni Generali.
Lovaglio presenta invece il proprio piano come un’alternativa capace di preservare l’integrità di Monte dei Paschi e di costruire un terzo polo bancario nazionale, dopo Intesa e UniCredit.
Le preoccupazioni di Siena e della Toscana
Le istituzioni toscane si oppongono da mesi all’ipotesi che una parte consistente della rete MPS passi sotto Unipol-BPER nell’ambito dell’operazione Intesa. Il Consiglio comunale di Siena ha già approvato all’unanimità una richiesta di verifica delle condizioni per l’esercizio dei poteri speciali dello Stato, e il 25 agosto una delegazione guidata dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani incontra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere al governo di valutare l’attivazione del golden power sulla banca senese, oltre al mantenimento della quota residua del Tesoro in MPS.
Il nodo politico resta delicato: il governo dovrà tutelare gli interessi del territorio senza alterare impropriamente il confronto tra le offerte in campo.
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