Libri scansionati dall’AI e poi distrutti. La storia che sta facendo indignare non è proprio così

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Da settimane circolano sui social video che mostrano vecchi libri privati di dorso e rilegatura per essere scansionati più velocemente. Secondo una notizia diffusa a luglio da 404 Media, diverse aziende di intelligenza artificiale starebbero acquistando grandi quantità di libri e manuali fuori catalogo per utilizzarne i testi come dati di addestramento, destinando poi le copie cartacee al macero.

Open book with a human glowing brain.

Il fenomeno non è nuovo. All’inizio del 2026, un’inchiesta del Washington Post aveva rivelato un progetto di Anthropic, chiamato Project Panama, per la scansione distruttiva di libri. Anche ISBNdb, società che gestisce un grande database bibliografico, avrebbe offerto alle aziende di AI la possibilità di procurare fino a un milione di libri per ordine, salvo poi rimuovere dal sito la pagina dedicata al servizio e definirlo un semplice test di mercato.

La verità sui manuali distrutti

Secondo il giornalista dell’Atlantic Alex Reisner, però, non è possibile stabilire con certezza che tutti i grandi ordini segnalati dalle librerie siano stati effettuati da aziende di AI. Inoltre, i volumi acquistati sembrano essere soprattutto vecchi manuali, guide e saggi di scarso valore commerciale, spesso rimasti invenduti per anni.

Per le aziende di AI, libri sono una fonte economica

Per le aziende di AI questi libri rappresentano una fonte economica di grandi quantità di testo non ancora digitalizzato. La scansione distruttiva permette inoltre di velocizzare enormemente il processo: una volta rimosse copertina e rilegatura, le pagine possono essere inserite in uno scanner automatico.

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La distruzione dei libri ha comunque suscitato forti critiche, anche perché richiama simbolicamente la censura e la cancellazione del sapere. Sul piano legale, invece, il quadro resta incerto. Negli Stati Uniti alcune recenti sentenze hanno considerato legittimo acquistare un libro, digitalizzarlo e distruggerne la copia fisica come semplice cambio di formato. Restano però numerosi contenziosi sul diritto d’autore e sull’uso dei testi per addestrare i modelli.

Il timore più ampio riguarda infine il controllo della conoscenza. Se sempre più libri venissero trasformati in dati per i chatbot, una parte crescente del sapere umano potrebbe finire concentrata nei sistemi controllati dalle aziende di AI, con possibili conseguenze per autori, ricercatori e accesso alle informazioni.

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