Meta a processo negli Stati Uniti, favorisce dipendenza tra i minori. Che cosa rischia
È una giornata destinata a segnare un passaggio importante nel dibattito sull’uso dei social network da parte dei più giovani. Mentre negli Stati Uniti e in Europa cresce il confronto sulla necessità di limitare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali per contrastare fenomeni di dipendenza e tutelarne la salute, negli Stati Uniti prende il via il processo contro Meta Platforms, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook e Instagram.

L’accusa a Meta: favorisce comportamenti di dipendenza tra i ragazzi
Un tribunale federale americano è chiamato a esaminare accuse particolarmente pesanti: secondo l’accusa, Meta avrebbe progettato le proprie piattaforme con l’obiettivo di favorire comportamenti di dipendenza tra i ragazzi, avrebbe minimizzato o nascosto i rischi legati al loro utilizzo e avrebbe raccolto dati relativi ai minori in violazione del Children’s Online Privacy Protection Act, la legge federale statunitense sulla tutela della privacy dei bambini online.
Il procedimento nasce da un’azione legale congiunta promossa nel 2023 da una coalizione di 29 procuratori generali statali. A guidare il caso saranno gli avvocati che rappresentano California, Colorado, New Jersey e Kentucky. L’udienza prende il via oggi, martedì 18 agosto, con le dichiarazioni introduttive nel procedimento promosso dal procuratore generale della California, Rob Bonta. La giuria è stata selezionata la scorsa settimana presso il tribunale federale di Oakland.
Richieste di risarcimento pari a 1.400 miliardi di dollari
Il caso si inserisce in una più ampia serie di contenziosi che negli ultimi anni hanno coinvolto Meta per il presunto impatto delle sue piattaforme sui minori. In questo procedimento, le richieste di risarcimento avanzate complessivamente dagli Stati arrivano a 1.400 miliardi di dollari. Oltre alle sanzioni economiche, le autorità chiedono anche modifiche sostanziali ai prodotti e alle funzionalità delle piattaforme, affinché siano conformi alle norme sulla tutela dei consumatori.
Per Meta non si tratta del primo confronto in tribunale su questi temi. Due precedenti, in particolare, potrebbero pesare sul procedimento. In California, una giuria ha riconosciuto la responsabilità di Meta e Google in un caso riguardante ansia e depressione di una giovane donna, disponendo un risarcimento complessivo di 6 milioni di dollari tra danni compensativi e punitivi.
In New Mexico, invece, una giuria ha stabilito che Meta ha violato le norme a tutela dei consumatori, accusando la società di aver ingannato il pubblico e di non aver adeguatamente protetto i minori. In quel caso sono state comminate sanzioni per 375 milioni di dollari, oltre a ulteriori 567 milioni destinati a un fondo per l’assistenza ai giovani.
Il procedimento viene già considerato da diversi osservatori come un possibile spartiacque. A renderlo particolarmente significativo è soprattutto il coinvolgimento di numerosi Stati americani in un’azione coordinata contro uno dei maggiori gruppi tecnologici al mondo.
Il paragone evocato è quello con le grandi cause legali che, a partire dalla seconda metà del Novecento, coinvolsero l’industria del tabacco negli Stati Uniti e contribuirono a modificarne profondamente regole e responsabilità. Ora, secondo questa lettura, un processo analogo potrebbe aprire una nuova fase anche per l’industria dei social network, imponendo alle piattaforme standard più stringenti nella progettazione dei servizi e nella tutela degli utenti più giovani.





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