Spese scolastiche detraibili nel 730: quali ricevute conservare già da settembre
Con l’avvio del nuovo anno scolastico è il momento giusto per iniziare a organizzare la documentazione delle spese che potranno essere portate in detrazione nella prossima dichiarazione dei redditi. Il tetto di spesa per le spese scolastiche è salito a 1.000 euro per ciascun alunno, con una detrazione del 19% che porta il rimborso IRPEF massimo a 190 euro a figlio. Conservare fin da ora ricevute e attestazioni evita di doverle recuperare a distanza di mesi.
Quali spese rientrano nel limite
Nel limite di 1.000 euro rientrano diversi costi legati alla frequenza scolastica e ai servizi collegati all’attività della scuola. Vi rientrano le tasse di iscrizione e frequenza, i contributi volontari deliberati dagli organi d’istituto, i costi per l’assicurazione scolastica, le somme versate per gite scolastiche, scambi culturali e viaggi di istruzione, i servizi di pre-scuola e post-scuola, il servizio mensa e le attività che ampliano l’offerta formativa, come corsi di lingua o di teatro organizzati dalla scuola anche al di fuori dell’orario scolastico.
La spesa per la mensa è interamente detraibile entro il limite di 1.000 euro anche quando il servizio non è erogato direttamente dalla scuola, ma gestito dal Comune o da una società di catering esterna. Per le gite scolastiche, invece, la detrazione spetta solo se l’attività è stata deliberata dagli organi collegiali dell’istituto: se il pagamento avviene direttamente a un soggetto terzo, come un’agenzia di viaggi, la ricevuta deve comunque fare riferimento alla delibera scolastica.

Il nodo dei contributi volontari e delle erogazioni liberali
L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 3/E del 2016, ha chiarito la differenza tra due tipologie di spesa. Da un lato ci sono le tasse, i contributi obbligatori e i contributi volontari sostenuti per la frequenza scolastica, come la mensa o la tassa di iscrizione, che rientrano nel limite dei 1.000 euro con il codice 12. Dall’altro lato ci sono le erogazioni liberali finalizzate specificamente all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica o all’ampliamento dell’offerta formativa, come l’acquisto di materiale per la didattica o piccoli lavori di manutenzione, che seguono una disciplina diversa, indicata con il codice 31, e non sono cumulabili con la prima detrazione.
Come pagare per non perdere la detrazione
La detrazione spetta solo se il pagamento è stato eseguito con modalità tracciabili, come bonifico, bollettino postale, carta di credito o bancomat. Esiste una piccola apertura per i pagamenti della mensa effettuati in contanti, ad esempio presso le tabaccherie per ricaricare il badge del servizio: in questo caso il contribuente deve poter esibire una certificazione rilasciata dal Comune o dal gestore del servizio che attesti l’ammontare totale pagato nell’anno e i dati dello studente. Per evitare complicazioni, conviene comunque privilegiare i canali digitali o il sistema PagoPA.
Cosa conservare da subito
Anche se molte spese scolastiche confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata dell’Agenzia delle Entrate, perché comunicate direttamente dagli istituti o dagli enti che gestiscono i servizi, è comunque opportuno conservare i documenti originali per almeno cinque anni in caso di controlli formali. Per la mensa servono le ricevute di pagamento o l’attestazione dell’ente gestore, per le gite la ricevuta di pagamento insieme a una copia della delibera scolastica, spesso disponibile sul sito dell’istituto o nel registro elettronico, e per i contributi volontari la ricevuta che indichi chiaramente la finalità del versamento.
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