Borse internazionali: torna la corsa allo spazio? BlackRock in pole position con l’ETF iShares STAR

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Il fondo replica un indice globale dedicato a satelliti, droni e tecnologie aerospaziali. Le prospettive di crescita sono rilevanti, ma la stampa finanziaria internazionale richiama l’attenzione su valutazioni un po’ elevate, volatilità e dipendenza dalla spesa pubblica

BlackRock ha ampliato l’offerta degli ETF tematici con iShares Space Technologies UCITS ETF, identificato dal ticker STAR su alcune piazze europee. Il fondo offre agli investitori un’esposizione diversificata alle società coinvolte nello sviluppo dell’economia spaziale, dalle comunicazioni satellitari ai sistemi di lancio, dall’aerospazio ai droni.

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L’ETF, avviato il 5 giugno 2026, replica fisicamente lo STOXX Global Space Satellites and Drones Index. È domiciliato in Irlanda, reinveste i dividendi e presenta un costo annuo complessivo dello 0,50%. Al 16 settembre disponeva di un patrimonio di circa 26,7 milioni di dollari e investiva in 84 società. Le quote sono negoziate, con ticker differenti, anche su Borsa Italiana, London Stock Exchange, Euronext, Xetra e SIX Swiss Exchange.

Il portafoglio non comprende soltanto imprese impegnate nell’esplorazione spaziale. L’indice seleziona società riconducibili a tre aree principali: apparecchiature spaziali, aerospazio diversificato e droni. Tra le maggiori partecipazioni figurano Thales, SpaceX, Viasat, EchoStar, Korea Aerospace Industries, AST SpaceMobile, Dassault Aviation e Rocket Lab. Le prime dieci posizioni rappresentavano a fine agosto poco più del 40% del patrimonio. Qui la Scheda ufficiale del fondo

Un elemento distintivo, evidenziato da Bloomberg, è il meccanismo che consente di inserire nell’indice le nuove società quotate attraverso revisioni straordinarie, generalmente entro 10-30 giorni dal debutto in Borsa. Il fondo può quindi intercettare con maggiore rapidità le IPO del settore senza attendere il normale ribilanciamento annuale. La testata americana aveva collocato il lancio nel contesto di un mercato che aveva già attirato circa 8 miliardi di dollari nei prodotti d’investimento collegati allo spazio.

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Oggi esistono ricavi, infrastrutture e applicazioni commerciali più solide rispetto a un paio d’anni fa. Ma non tutto ciò che viene presentato come “space economy” possiede la stessa qualità: accanto a operatori consolidati vi sono imprese ancora in perdita, dipendenti da pochi contratti e bisognose di continui aumenti di capitale.

La crescita attesa spiega l’interesse dei grandi gestori. Secondo le stime del World Economic Forum e di McKinsey, richiamate anche da Reuters, l’economia spaziale globale potrebbe passare da 630 miliardi di dollari nel 2023 a 1.800 miliardi entro il 2035, con un’espansione media annua vicina al 9%. Le attività potenzialmente più dinamiche non riguardano soltanto razzi e missioni scientifiche, ma anche connessioni internet, navigazione, meteorologia, osservazione della Terra, sicurezza, agricoltura di precisione e comunicazioni dirette fra satelliti e telefoni cellulari.

La stampa finanziaria internazionale, tuttavia, invita a non confondere le prospettive industriali con rendimenti garantiti. Il Wall Street Journal osservava già in primavera come l’attesa per la quotazione di SpaceX avesse già alimentato forti rialzi dei titoli spaziali europei, compresi Eutelsat, OHB e SES. Il fenomeno segnala l’interesse degli investitori, ma anche il rischio che le quotazioni incorporino anticipatamente scenari di crescita molto ottimistici.

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Il tema delle valutazioni emerge anche dai dati dell’ETF: a metà settembre il portafoglio presentava un rapporto prezzo/utili superiore a 37 volte, livello che lascia poco spazio a utili o a ritardi nei programmi industriali. Trattandosi di un prodotto appena nato, manca inoltre una storia sufficientemente lunga per valutarne volatilità e comportamento nelle diverse fasi di mercato.

Il britannico The Times, occupandosi della concorrenza fra ETF spaziali, da tempo riporta una critica significativa: molti fondi tematici tendono ad attribuire un peso elevato ai tradizionali gruppi aerospaziali e della difesa, offrendo un’esposizione meno concentrata sulle nuove imprese dello spazio commerciale. È un limite che riguarda in parte anche STAR. La presenza di colossi come Thales e Dassault Aviation aumenta la solidità e la diversificazione del portafoglio, ma rende il fondo meno “puro” rispetto a un investimento esclusivamente orientato alle aziende emergenti.

Accanto alle opportunità rimangono rischi rilevanti: l’elevata intensità di capitale, i lunghi tempi di sviluppo, la possibilità di fallimenti tecnici, la dipendenza da contratti governativi e militari, le tensioni geopolitiche e l’evoluzione delle norme sul traffico orbitale. Il Financial Times ha inoltre ospitato un richiamo ai costi ambientali della proliferazione satellitare, dai consumi dei lanci alle emissioni atmosferiche e ai detriti prodotti dal rientro dei satelliti.

L’iShares STAR rappresenta quindi un modo relativamente semplice per partecipare allo sviluppo dell’economia spaziale senza selezionare singole società. La diversificazione riduce il rischio specifico, ma non elimina quello settoriale. Più che una componente centrale del portafoglio, il prodotto appare adatto a un’esposizione satellite (scusate il gioco di parole) coerente con un orizzonte lungo e con una capacità elevata di sopportare oscillazioni. La nuova corsa allo spazio può generare importanti opportunità industriali; per gli investitori, però, il punto decisivo rimane il prezzo pagato per trasformare quelle aspettative in rendimento.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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