Auto ibride, l’Ue striglia la Cina: “Tetto all’export o dazi”

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L’Unione europea valuta nuove misure per contenere la crescita delle auto ibride cinesi sul mercato comunitario, mentre Bruxelles e Pechino cercano di riequilibrare una relazione commerciale sempre più tesa. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’Ue avrebbe prospettato alla Cina un limite alle esportazioni di vetture ibride verso il mercato europeo, con l’obiettivo di evitare una nuova escalation commerciale.

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Tetto alle auto ibride del 15%

L’ipotesi, secondo la testata britannica, prevederebbe un tetto del 15% alla quota di mercato delle ibride cinesi nell’Ue, rispetto a una quota attualmente stimata intorno al 30%. Il Financial Times parla genericamente di vetture a doppio motore, senza precisare se il possibile provvedimento riguarderebbe esclusivamente le ibride plug-in. In assenza di un’intesa, Bruxelles potrebbe valutare una nuova ondata di dazi, dopo quelli introdotti nel 2024 sulle auto elettriche prodotte in Cina.

«Si tratta di fermare la deindustrializzazione, dobbiamo agire», avrebbe dichiarato un funzionario europeo citato dal Financial Times.

Il dossier si inserisce nel più ampio confronto in corso tra Ue e Cina

Oggi il commissario europeo al Commercio Maros Šefčovič ha avuto una videoconferenza, durata oltre un’ora, con il ministro cinese del Commercio Wang Wentao. Al centro del colloquio, secondo il portavoce della Commissione europea Olof Gill, la gestione delle esportazioni cinesi verso l’Ue, l’accesso dell’Unione al mercato cinese e i controlli sulle esportazioni di terre rare.

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La conversazione, ha spiegato Gill, rientra negli «sforzi intensi e continui» per riequilibrare le relazioni commerciali tra le due parti e ha consentito di fare il punto sul lavoro condotto a livello di alti funzionari.

Parallelamente, Bruxelles punta a ottenere maggiori opportunità per le esportazioni europee verso la Cina. «Pur restando prioritario un impegno concreto, è altrettanto importante che arrivino i primi risultati tangibili» in occasione della seconda sessione del Consiglio Ue-Cina per il commercio e gli investimenti, prevista a Pechino in ottobre e copresieduta da Šefčovič, ha sottolineato Gill. L’obiettivo, ha aggiunto, è dimostrare il passaggio «dalla retorica ai risultati», che dovranno essere «credibili».

Una squadra della Commissione europea si recherà a Pechino entro la fine del mese per proseguire i lavori preparatori in vista dell’incontro tra Šefčovič e Wang, in programma l’8 e 9 ottobre.

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Disputa commerciale tra Bruxelles e Pechino

Sul fronte automobilistico, l’eventuale introduzione di nuovi dazi sulle ibride plug-in cinesi rappresenterebbe un ulteriore capitolo della disputa commerciale tra Bruxelles e Pechino. I modelli di questo tipo sono attualmente soggetti al dazio ordinario del 10%, mentre le misure introdotte dall’Ue nel 2024 hanno colpito le auto elettriche prodotte in Cina con aliquote aggiuntive differenziate in base al costruttore.

La questione si intreccia con il più ampio squilibrio degli scambi tra Ue e Cina. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito la disponibilità di Bruxelles a utilizzare gli strumenti a disposizione per ridurre quello che ha definito un «disavanzo commerciale insostenibile». Secondo i dati citati nelle ricostruzioni sul dossier, il deficit commerciale dell’Ue con la Cina avrebbe raggiunto 360,6 miliardi di euro nel 2025, mentre nel primo semestre del 2026 sarebbe ulteriormente aumentato.

Resta da definire se l’ipotesi di un contingentamento delle ibride cinesi si tradurrà in una proposta concreta e quali potrebbero essere le eventuali reazioni di Pechino. Il tema potrebbe quindi entrare nel negoziato commerciale che accompagnerà i prossimi incontri tra Ue e Cina.

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