Fondi pensione, dal 31 ottobre la pensione integrativa si può ritirare a rate: come funziona e quanto si riceve
Dal 31 ottobre chi lascia il lavoro con un fondo di previdenza complementare avrà un modo in più per incassare quanto ha accumulato: l’erogazione frazionata, cioè la restituzione del montante a rate per un periodo di almeno cinque anni. È l’ultima delle nuove prestazioni introdotte dalla legge di Bilancio 2026, che ha riscritto l’articolo 11 del decreto legislativo 252 del 2005, e interessa una platea molto ampia: secondo gli ultimi dati Covip gli iscritti alla previdenza complementare sono quasi 11 milioni, con risorse per 273,2 miliardi di euro.

Perché si parte il 31 ottobre
Le altre due novità della riforma, la rendita a durata definita e i prelievi liberamente determinabili, sono operative dal 1° luglio. Per le rate frazionate il debutto è stato rinviato al 31 ottobre dalla legge 112 del 2026, che ha convertito il decreto 62, mentre la Covip ha fissato le istruzioni per i fondi con la deliberazione del 25 giugno. Entro il 31 dicembre 2026 ogni forma pensionistica deve rendere disponibili tutte le opzioni: nel periodo di transizione molti fondi raccolgono già le richieste, ma pagano solo dopo aver adeguato i propri sistemi.
Come funzionano le rate
Il meccanismo è lineare. Il montante maturato viene diviso per il numero di rate ancora da pagare, lungo un periodo scelto dall’iscritto che non può essere inferiore a cinque anni. La cadenza, mensile, trimestrale, semestrale o annuale, dipende dalle opzioni previste dal singolo fondo. Resta la possibilità di ritirare in capitale fino al 50% della posizione e di chiedere le rate solo sulla parte restante.
Per avere un ordine di grandezza, con un montante di 100.000 euro e un piano di dieci anni il fondo verserebbe circa 10.000 euro lordi l’anno, che diventano 5.000 se metà della somma viene incassata subito in capitale. È una simulazione semplificata: l’importo di ogni rata si aggiorna in base al rendimento della gestione sulla parte non ancora erogata.
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Il conto delle tasse
La flessibilità ha un costo fiscale. Sulla parte imponibile delle rate frazionate si applica una ritenuta del 20%, che scende dello 0,25% per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo fino a un minimo del 15% dopo 35 anni. Capitale, rendita vitalizia, rendita a durata definita e prelievi restano invece al 15%, con uno sconto dello 0,30% annuo fino al 9%. Rispetto alle altre formule, chi sceglie le rate paga quindi tra cinque e sei punti percentuali in più.
Decesso, revoca e chi resta escluso
Se l’iscritto muore durante il piano, la somma residua non va perduta: la riscattano i beneficiari indicati al momento della richiesta, che non coincidono automaticamente con quelli designati negli anni di accumulo. La scelta può essere cambiata fino al pagamento della prima rata, poi diventa definitiva, salvo la conversione del residuo in rendita vitalizia, a sua volta irreversibile. Le nuove prestazioni non si possono combinare tra loro e restano precluse ai dipendenti pubblici iscritti ai fondi negoziali di categoria, a meno di un trasferimento a un fondo aperto o a un Pip.
Le altre novità della riforma, dalle scelte di investimento ai percorsi life cycle, le avevamo ricostruite parlando di cosa cambia per i fondi pensione nel 2026, insieme all’adesione automatica dei neoassunti scattata a luglio.
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