Lombardia. Agricoltura in difficoltà per l’elevato deficit idrico regionale
— di Davide Pinoli —
Le elevate temperature e unitamente alle scarse precipitazioni che preoccupavano i cittadini sempre più stremati dal caldo, prima dei temporali di stanotte, non sembravano comunque creare le condizioni per dichiarare uno stato di emergenza sul territorio lombardo.
Gli Assessori Regionali Beduschi e Sertori, stanno seguendo con attenzione l’evoluzione delle condizioni meteoclimatiche e della disponibilità della risorsa idrica sul territorio e, nonostante l’andamento pluviometrico registrato nel corso del 2026 evidenzia sicuramente una situazione di carenza idrica che richiede un monitoraggio e una gestione particolarmente accurata della risorsa che, allo stato attuale, non presenta i presupposti tecnici e normativi per la dichiarazione di uno stato di crisi o di rilievo nazionale.
Dello stesso parere anche la Protezione Civile il cui codice prevede infatti che tale strumento sia riservato a situazioni caratterizzate da eventi di intensità ed estensione tali da non poter essere fronteggiati con gli strumenti ordinari e da richiedere interventi straordinari e poteri derogatori.
«Il sistema lombardo– spiegano gli Assessori competenti – continua a beneficiare della funzione di regolazione esercitata dai grandi laghi e dagli invasi alpini, oltre che dell’attività di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa. I dati elaborati dall’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici e dai sistemi regionali di monitoraggio evidenziano una situazione certamente critica, ma che non determina allo stato attuale un’interruzione generalizzata degli usi civili,produttivi o agricoli».
Il deficit idrico regionale

Proprio l’agricoltura è a destare particolare interesse in quanto è stato rilevato un deficit idrico regionale pari al 50,8% rispetto alla media storica, un dato che avvicina la situazione ai livelli registrati nel 2022, anno particolarmente critico.
Si tratta di un quadro che richiede grande attenzione ma che al momento non registra danni diffusi per estensione territoriale e irreversibili alle principali filiere lombarde.
Attenzionate le produzioni cerealicole, risicole, foraggere e zootecniche che presentano situazioni differenti a seconda dei territori e delle colture, tra cui, primo tra tutti il comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, fortemente dipendente dalle derivazioni alimentate dal fiume Ticino con AgriCat e il Fondo di Solidarietà Nazionale, pronti a dare aiuti alle Aziende eventualmente danneggiate.
Come già sottolineato, oltre ai laghi di Como, Iseo, Maggiore e Garda, che fungono da riserve naturali modificate per l’irrigazione della pianura, in Lombardia esistono circa 80 i grandi sbarramenti e centinaia di dighe minori gestite principalmente per scopi idroelettrici e di regolazione montana.
«Regione Lombardia – concludono Beduschi e Sertori – continuerà a mantenere un livello di attenzione elevato e a seguire l’evoluzione della situazione giorno per giorno, pronta ad adottare tutte le misure che dovessero rendersi necessarie»





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