“Dubai Invite”, invita amici e ricevi un pacchetto del valore di 700 euro. Daniele Pescara Consultancy spiega a TgCom24 come funziona l’iniziativa turistica
Il programma Dubai Invite è diventato uno dei casi più interessanti della strategia turistica emiratina del 2026. A raccontarlo al pubblico italiano è stato anche Daniele Pescara, fondatore e CEO di Daniele Pescara Consultancy, intervistato a TgCom24 sul funzionamento dell’iniziativa e sul significato economico del progetto. Dietro un meccanismo apparentemente semplice — invitare amici e familiari a visitare Dubai — si intravede infatti un modello più ampio: usare la comunità residente come leva di attrazione turistica, commerciale e reputazionale.

Daniele Pescara: Dubai Invite spiegato in TV
L’intervento di Daniele Pescara a TgCom24 si colloca in un momento in cui l’attenzione italiana verso Dubai è tornata alta. Da un lato ci sono le tensioni regionali e il loro impatto sul turismo. Dall’altro c’è la capacità dell’emirato di reagire rapidamente con strumenti concreti, incentivi e campagne operative. Dubai Invite nasce proprio con questa logica.
Il programma, annunciato il 22 luglio 2026 dal Dubai Department of Economy and Tourism, consente ai residenti UAE di registrare amici o familiari residenti all’estero e invitarli a visitare Dubai.
Il beneficio previsto non è un contributo in denaro, ma un pacchetto di offerte dal valore dichiarato superiore a 3.000 AED, circa 700 euro, utilizzabile presso partner selezionati nel settore hospitality, ristorazione, trasporti, attrazioni ed esperienze.
La registrazione avviene online tramite Visit Dubai. Dopo la verifica dell’ingresso dell’ospite, il residente riceve entro 72 ore le istruzioni per accedere ai benefit. Il dato interessante non è solo promozionale, ma politico-economico.Dubai non ha costruito una campagna generica, ma un meccanismo misurabile, con scadenze, requisiti e incentivi chiari.
È questo il punto evidenziato da Daniele Pescara: Dubai continua a muoversi come una piattaforma capace di trasformare un problema di domanda turistica in un’azione coordinata tra istituzioni, residenti e operatori privati.
Turismo a Dubai: incentivi contro il rallentamento
Dubai Invite arriva in una fase particolare per il turismo a Dubai. L’anno scorso si era chiuso con un record: 19,59 milioni di visitatori internazionali overnight, in crescita del 5% rispetto ai 18,72 milioni del 2024, secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism. Il 2026, però, è stato segnato da un contesto geopolitico più instabile.
Proprio per questo l’iniziativa va letta come una risposta tattica, non come una semplice campagna di marketing.
Prima di Dubai Invite, il governo aveva già introdotto due pacchetti economici per complessivi 2,5 miliardi di AED, destinati a sostenere turismo, hospitality, commercio e altri settori esposti alla contrazione della domanda.
Tra le misure indicate figurano:
• sospensione della tassa municipale del 7% sugli hotel;
• riduzione del Tourism Dirham, generalmente compreso tra 7 e 20 AED per camera a notte;
• interventi su tariffe, esenzioni e costi amministrativi;
• supporto alle attività più esposte alla flessione turistica.
Dubai Invite completa questo impianto con una leva diversa: non abbassare soltanto i costi per le imprese, ma stimolare nuovi arrivi. È una scelta coerente con il modello emiratino. Quando un settore rallenta, Dubai tende a intervenire in modo rapido, circoscritto e operativo. Per chi vuole investire a Dubai, questa è una variabile da osservare con attenzione: la capacità istituzionale di risposta è parte integrante dell’attrattività del mercato.
Vivere a Dubai: chi può invitare gli ospiti
Il programma è aperto a cittadini e residenti degli Emirati Arabi Uniti con almeno 18 anni e Emirates ID valida. Non è richiesta la cittadinanza emiratina. Questo significa che anche gli italiani che hanno scelto di vivere a Dubai con visto di lavoro, visto investitore o Golden Visa possono partecipare. Gli ospiti invitati devono essere residenti fuori dagli Emirati, avere un visto valido o diritto al visto all’arrivo, entrare a Dubai tra il 20 luglio e il 31 ottobre 2026 ed essere registrati entro il 30 settembre. La candidatura deve essere presentata prima dell’arrivo. Ogni residente può ottenere al massimo tre pacchetti durante l’intera campagna. Ogni candidatura può includere fino a cinque ospiti. Ogni visitatore può essere registrato una sola volta. Il programma non copre visti e voli, che restano a carico dell’ospite. Questi dettagli rendono Dubai Invite un’iniziativa diversa da una promozione turistica tradizionale. Il residente diventa un attivatore della domanda.
La città utilizza la propria composizione demografica — quasi 3,8 milioni di abitanti e circa 200 nazionalità — come infrastruttura relazionale. È un punto chiave per capire Dubai: la multiculturalità non è solo un tratto sociale, ma una risorsa economica. Vivere a Dubai significa diventare parte di una rete globale che può generare visite, consumi, contatti e nuove opportunità.
Investire a Dubai: dal viaggio al business
Un’iniziativa turistica può sembrare distante dai temi finanziari. In realtà, nel caso di Dubai, turismo e business sono spesso collegati. Molti italiani arrivano negli Emirati per una vacanza, per visitare amici o familiari, oppure per un primo soggiorno esplorativo.
Da lì iniziano a valutare altri aspetti:
• costituire società a Dubai;
• aprire un conto bancario;
• investire nel real estate;
• trasferire la residenza;
• cercare una free zone adatta;
• creare una holding;
• pianificare fiscalmente l’attività;
• avviare relazioni commerciali nel Golfo.
Dubai Invite può quindi funzionare anche come canale indiretto di business attraction. Non tutti i visitatori diventeranno investitori. Ma una parte potrà scoprire il contesto economico locale, entrare in contatto con professionisti, valutare opportunità immobiliari o considerare la possibilità di vivere a Dubai. Dubai non ragiona per compartimenti stagni: turismo, reputazione internazionale, fiscalità, società, investimenti e qualità della vita sono elementi collegati. Una campagna per attrarre visitatori può diventare anche uno strumento per rafforzare il posizionamento dell’emirato come hub per capitali, imprese e talenti.
Tasse a Dubai: attrazione fiscale e compliance
Il crescente interesse italiano verso Dubai non dipende solo dal turismo. Dipende anche dalla fiscalità. Le ricerche su “tasse a Dubai”, “pagare zero tasse” o “pagare meno tasse” sono spesso il primo punto di contatto per imprenditori e professionisti che si avvicinano agli Emirati. Il quadro va però letto con precisione. Negli Emirati Arabi Uniti non è prevista imposta federale sul reddito delle persone fisiche. L’IVA è pari al 5%. La Corporate Tax prevede aliquota 0% sul reddito imponibile fino a 375.000 AED e 9% sulla parte eccedente. Per alcune società qualificate in free zone è possibile accedere allo 0% sui redditi qualificati, ma solo nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa. Questo significa che “pagare zero tasse” non è una formula valida in automatico. È possibile in determinati casi, ma richiede struttura, sostanza economica, contabilità e compliance. Più correttamente, Dubai consente spesso di pagare meno tasse legalmente rispetto a giurisdizioni più onerose, come l’Italia, a condizione che l’operazione sia impostata in modo coerente.
Per chi vuole costituire società a Dubai, il tema fiscale non può essere separato da:
• licenza;
• attività reale;
• free zone;
• banca;
• residenza;
• rapporti con l’Italia;
• corporate tax;
• VAT;
• documentazione contabile;
• contratti e flussi finanziari.
Anche da questo punto di vista Dubai Invite racconta qualcosa di più ampio: l’emirato attrae persone, poi capitale umano, poi capitale economico. Ma l’ingresso nel mercato richiede consapevolezza, non improvvisazione.
Società a Dubai: il ruolo della consulenza
La presenza di Daniele Pescara a TgCom24 conferma anche un altro aspetto: la domanda italiana di informazione qualificata su Dubai è cresciuta. Non si parla più soltanto di vacanze o immobili. Sempre più spesso il pubblico italiano vuole capire come funzionano residenza, fiscalità, società a Dubai, investimenti, banche, compliance e opportunità reali. In questo contesto si inserisce il lavoro di Daniele Pescara Consultancy, boutique consultancy firm fondata da Daniele Pescara e specializzata nell’assistenza fiscale, patrimoniale, legale e operativa a livello internazionale.
Secondo il sito ufficiale, la società riunisce oltre 60 professionisti tra avvocati d’affari, fiscalisti internazionali e commercialisti, con sedi a Dubai, Lugano, Padova e Roma. Il lavoro dello studio riguarda l’intero percorso di ingresso nel mercato emiratino: analisi dell’attività, scelta della free zone, costituzione societaria, fiscalità, apertura bancaria, residenza, protezione patrimoniale e gestione dei rapporti con l’Italia. Il caso Dubai Invite è utile perché mostra il metodo con cui Dubai costruisce attrattività. Non solo grandi annunci, ma strumenti pratici. Non solo turismo, ma ecosistema. Non solo marketing, ma governance.
Per gli imprenditori italiani, il messaggio è chiaro: Dubai può essere una destinazione per vivere, investire e fare impresa, ma solo se letta come un mercato complesso e regolato. La differenza non sta nell’arrivare prima degli altri. Sta nel capire come entrare correttamente. In questo senso, Dubai Invite non è soltanto un programma di incentivi turistici, ma è un segnale della capacità dell’emirato di utilizzare ogni leva disponibile — residenti, imprese, hospitality, fiscalità e reputazione internazionale — per restare competitivo anche nelle fasi più difficili.





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