El Niño si rafforza, ma è troppo presto per prevedere vortice polare, gelo e neve sull’Italia
La NOAA ritiene molto probabile un evento particolarmente intenso nell’inverno 2026-2027. Il riscaldamento del Pacifico può influenzare anche il vortice polare, ma non permette di anticipare con mesi di anticipo che tempo farà in Europa
Nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Niño di eccezionale intensità, destinato a diventare uno dei principali fattori climatici dell’autunno e dell’inverno 2026-2027. Il fenomeno potrebbe influenzare piogge, temperature e circolazione atmosferica in numerose aree del pianeta, ma non consente ancora di stabilire se l’Italia affronterà una stagione più fredda, più mite o più nevosa del normale.

Secondo l’aggiornamento pubblicato il 10 settembre dal Climate Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, agenzia scientifica federale degli Stati Uniti che studia atmosfera e oceani) El Niño continua a rafforzarsi e presenta una probabilità superiore al 90% di raggiungere un’intensità molto elevata durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale. Il che non significa necessariamente che anche l‘Italia debba essere raggiunta da fenomeni atmosferici straordinari.
La stessa NOAA stima una probabilità del 69% che, nel trimestre ottobre-dicembre 2026, l’anomalia termica raggiunga livelli mai osservati nella serie di riferimento utilizzata dall’agenzia. Si tratterebbe quindi di un evento potenzialmente storico, anche se le previsioni stagionali restano probabilistiche e possono cambiare con l’evoluzione delle condizioni oceaniche e atmosferiche.
Che cos’è El Niño
El Niño è la fase calda di un’oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera del Pacifico equatoriale, conosciuta come ENSO, El Niño-Southern Oscillation.
In condizioni normali, i venti tropicali spingono una parte delle acque superficiali più calde verso l’Asia e l’Australia. Durante El Niño questi venti si indeboliscono e il calore si concentra maggiormente nel Pacifico centrale e orientale. Il cambiamento interessa un’area oceanica enorme e modifica la posizione delle piogge tropicali e delle grandi correnti atmosferiche.
Per questa ragione gli effetti possono propagarsi a grande distanza. El Niño può favorire siccità in alcune regioni, piogge eccezionali in altre e variazioni nell’attività dei cicloni tropicali. Non produce tuttavia le stesse conseguenze in ogni episodio: contano l’intensità, la durata e soprattutto la zona del Pacifico nella quale si concentra maggiormente il riscaldamento.
“Super El Niño” non è una definizione ufficiale
Per descrivere gli eventi più intensi viene spesso utilizzata l’espressione “Super El Niño”. È una formula giornalistica efficace, ma non rappresenta una categoria scientifica formalmente riconosciuta.
I climatologi valutano il fenomeno attraverso diversi indici, basati sulle anomalie della temperatura oceanica e sulla risposta dell’atmosfera. Uno di questi è il RONI, che tiene conto anche del progressivo riscaldamento medio degli oceani e consente di distinguere meglio il segnale specifico di El Niño dalla tendenza climatica globale.
Il fatto che un evento sia molto forte non significa inoltre che tutti i suoi effetti tipici debbano manifestarsi. Un El Niño eccezionale può aumentare alcune probabilità, ma non determina automaticamente il tempo di una singola regione.
Il possibile legame con il vortice polare
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra El Niño e il vortice polare stratosferico, una vasta circolazione di venti che durante l’inverno si forma a decine di chilometri di altezza intorno al Polo Nord.
Quando il vortice è forte e compatto, tende a trattenere l’aria più fredda alle alte latitudini. Quando viene disturbato, può deformarsi, spostarsi o dividersi, creando condizioni favorevoli alla discesa di masse d’aria artica verso alcune aree dell’Europa, dell’Asia o del Nord America.
Il collegamento con El Niño avviene attraverso grandi onde atmosferiche, chiamate onde planetarie o onde di Rossby. Il riscaldamento del Pacifico tropicale modifica la circolazione nella parte più bassa dell’atmosfera e può favorire la propagazione di queste onde verso la stratosfera. Qui esse possono rallentare o indebolire il vortice polare.
Un’analisi illustrata dalla climatologa Amy Butler per NOAA ha mostrato che, nei dati storici esaminati, gli inverni con El Niño hanno registrato una maggiore frequenza di collassi del vortice rispetto alla loro incidenza complessiva. L’analisi è consultabile nell’approfondimento NOAA dedicato al rapporto tra El Niño e vortice polare.
Si tratta però di una relazione statistica, non di una legge automatica. Anche durante gli inverni in condizioni neutrali si sono verificati importanti disturbi stratosferici.
Che cosa succede durante un riscaldamento stratosferico
La perturbazione più significativa del vortice è il Sudden Stratospheric Warming, cioè un riscaldamento improvviso della stratosfera polare. In pochi giorni la temperatura alle alte quote può aumentare di decine di gradi e i venti del vortice possono rallentare o persino invertire la propria direzione.
Non significa che al suolo arrivi immediatamente un’ondata di gelo. Gli effetti possono richiedere giorni o settimane e dipendono dal modo in cui l’anomalia si trasferisce verso la parte inferiore dell’atmosfera.
In alcuni casi il disturbo favorisce la discesa di aria artica verso le medie latitudini; in altri produce effetti limitati oppure interessa aree molto lontane dall’Italia. L’aria fredda potrebbe dirigersi verso il Nord America, l’Asia o l’Europa settentrionale senza coinvolgere direttamente il Mediterraneo.
Per l’Italia nessuna previsione attendibile sul gelo
Il principale errore sarebbe trasformare il possibile indebolimento del vortice polare in una previsione di gelo o neve sull’Italia.
El Niño esercita un’influenza relativamente chiara su alcune regioni del Pacifico e delle Americhe, mentre il suo rapporto con il clima europeo è più debole e variabile. Sull’Europa agiscono contemporaneamente numerosi fattori, tra cui le temperature dell’Atlantico, la corrente a getto, l’oscillazione nord-atlantica e le condizioni del Mediterraneo.
A settembre è quindi possibile descrivere le tendenze climatiche generali, ma non prevedere singole ondate di freddo, nevicate o periodi di maltempo che potrebbero verificarsi diversi mesi dopo.
Le previsioni meteorologiche dettagliate conservano una buona affidabilità soprattutto nel breve periodo. Le proiezioni stagionali indicano invece se una stagione presenta maggiori probabilità di risultare più calda, fredda, secca o piovosa rispetto alla media, senza poter stabilire il tempo di una determinata città o settimana.
Il possibile effetto sulle temperature globali
El Niño trasferisce una notevole quantità di calore dall’oceano all’atmosfera. I suoi effetti sulla temperatura media mondiale possono diventare più evidenti con alcuni mesi di ritardo rispetto alla fase di massimo riscaldamento del Pacifico.
Per questo il 2027 sarà un anno da seguire con attenzione. La combinazione tra un El Niño molto intenso e il riscaldamento globale prodotto dalle attività umane potrebbe favorire temperature medie particolarmente elevate.
Non è però corretto affermare fin da ora che il 2027 sarà certamente l’anno più caldo mai registrato. Il risultato dipenderà dall’effettiva intensità e durata di El Niño, dall’evoluzione delle temperature oceaniche e da altri fattori naturali. Si tratta di una possibilità fondata, non di una previsione già acquisita.
Non vi è inoltre alcuna contraddizione tra il riscaldamento globale e l’eventuale comparsa di temporanee ondate di gelo. Il primo descrive una tendenza media planetaria di lungo periodo; le seconde sono fenomeni regionali e di durata limitata prodotti dagli spostamenti delle masse d’aria.
L’inverno 2026-2027 sarà dunque particolarmente interessante per climatologi e meteorologi. El Niño potrebbe diventare uno dei più forti della serie recente e interagire con la circolazione dell’emisfero settentrionale. Ma la conclusione più corretta, al momento, è anche la meno spettacolare: il Pacifico sta inviando un segnale molto forte, mentre per sapere dove arriveranno il freddo, la neve e le piogge sarà necessario attendere l’evoluzione concreta dell’atmosfera.
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