Orazio Messina, la regia dei linguaggi che trasforma la memoria in spettacolo. A Butera il progetto “Frontiere / Borders” con Giuseppe Lo Bartolo
Da Butera al mondo. Orazio Messina ha riunito autobiografia, fotografia e musica. Al centro dell’iniziativa una direzione artistica e poetica capace di costruire un racconto unitario attraverso linguaggi diversi
Non una tradizionale presentazione libraria, ma un progetto culturale nel quale parola, immagini e musica sono diventate parti di un’unica narrazione. È questa l’impronta impressa da Orazio Messina a “Frontiere / Borders: Da Butera al mondo”, l’iniziativa dedicata all’autobiografia e al percorso fotografico di Giuseppe Lo Bartolo.

L’evento ha portato al centro della scena i temi dell’identità, delle radici e del viaggio, trasformando la vicenda personale dell’autore in una riflessione collettiva sull’appartenenza e sulle migrazioni culturali. Determinante, in questa operazione, è stata la regia di Orazio Messina, responsabile della direzione artistica e poetica e dell’allestimento audio e video.
Musicista, fonico, produttore discografico, direttore artistico e manager culturale, Messina ha sviluppato negli anni una competenza trasversale che gli consente di intervenire contemporaneamente sulla struttura narrativa, sulla dimensione sonora e sulla componente visiva di un evento. È presidente regionale e direttore artistico di A.N.L.A.I. Sicilia, oltre che componente del consiglio direttivo nazionale dell’associazione con sede a Cremona. Dal novembre 2025 ricopre inoltre la presidenza regionale di CCSVI nella Sclerosi Multipla Sicilia, incarico nel quale ha collegato attività culturale, sensibilizzazione sociale e solidarietà. Nel febbraio 2026 ha firmato la direzione artistica di “Stradivari per Annalisa”, spettacolo dedicato alla memoria di Annalisa Durante e all’impegno contro la camorra.
Una vera drammaturgia dell’incontro
Anche a Butera il suo lavoro è andato oltre il coordinamento organizzativo. Messina ha costruito una vera drammaturgia dell’incontro, disponendo le fotografie come stazioni del viaggio umano e artistico di Lo Bartolo e assegnando alla musica il compito di sottolineare i passaggi emotivi della narrazione. La memoria individuale è stata così sottratta alla semplice rievocazione e restituita come esperienza viva, accessibile anche a chi non conosceva direttamente la storia dell’autore.
In questo disegno si è inserita la partecipazione del maestro Francesco Taranto, interprete specializzato nella musica ottocentesca per chitarra e protagonista di una carriera internazionale sviluppata anche su strumenti originali. I quattro brani eseguiti nel corso della serata non hanno avuto una funzione ornamentale: sono stati scelti come parti della struttura narrativa, in dialogo con la lettura e con la successione delle immagini. La carriera di Taranto comprende esibizioni in istituzioni quali Carnegie Hall, Juilliard School, State University of New York at Stony Brook e Museo degli Strumenti Musicali di Milano.
La cifra riconoscibile della direzione di Orazio Messina risiede proprio nella capacità di far convergere discipline differenti senza perdere l’unità del racconto. Letteratura, fotografia, musica e tecnologie audiovisive non sono state presentate come elementi autonomi, ma come strumenti complementari per interrogare il rapporto tra la terra d’origine e il mondo attraversato.
La partecipazione non ha raggiunto la capienza completa della sala, ma l’incontro ha prodotto un ascolto attento e un confronto intenso tra lettori, musicisti, fotografi, operatori culturali, studenti e cittadini. Un risultato che suggerisce un criterio diverso per valutare gli eventi culturali: non soltanto il numero delle presenze, ma la qualità della relazione costruita con il pubblico.
Come ha osservato anche Il Gazzettino di Gela, la coerenza curatoriale di Messina ha assicurato continuità tra parola, immagine e suono, trasformando la presentazione dell’autobiografia in un’esperienza partecipata.
“Frontiere / Borders” conferma così il percorso di Orazio Messina come regista di progetti nei quali la cultura diventa uno spazio d’incontro. Il suo contributo non consiste semplicemente nel mettere insieme artisti e contenuti, ma nel creare una forma capace di dare loro direzione e significato. Da Butera al mondo, la frontiera evocata dal titolo non appare più soltanto come un confine geografico: diventa il luogo simbolico nel quale la memoria privata incontra quella collettiva e una storia personale acquista valore universale.





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